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Archive for luglio 2013

Buone vacanze a tutti…

15 luglio 2013 Commenti disabilitati

Un saluto a tutti i lettori, ci rivediamo terminate le vacanze che quest’anno saranno lunghissime.

Vi lascio con un articolo di IMPEGNO PER SIENA che Marco Falorni mi ha segnalato.

Valentini è già “prigioniero” di Ceccuzzi e del MPS

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La rubrica dei Disastri – Don Brunetto da Monteriggioni usa le parole dei blogger…

13 luglio 2013 1 commento

Per una frase simile a quella usata da BRUNO VALENTINI in Consiglio Comunale, il sottoscritto fu denunciato.

Son cambiati evidentemente i tempi ed ora si può dire, ma la domanda sorge spontanea:

“Caro Don Brunetto ma dove eri qualche annetto fa, quando i delinquenti a cui fai riferimento depredavano Siena?

Se lo sapeva un povero blogger di provincia, come facevi a non sapere niente da sindacalista e montepaschino?”

Monte dei Paschi, il sindaco non usa mezzi termini: “La banca è 

Bloomberg: Monte dei Paschi doveva essere salvata

Blitz al Monte dei Paschi: 5 milioni spariti dal caveau

 

Da IL CITTADINO ON LINE

CONSIGLIO COMUNALE IN DIRETTA 12 LUGLIO 2013

12 luglio 2013 Commenti disabilitati

IL CONSIGLIO COMUNALE IN DIRETTA

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Categorie:comunicazione

Libero Contributo – “Il problema si porrà il 18/19 luglio e se non assecondiamo Profumo, rischia di saltare il banco…” Giorgio Finucci

11 luglio 2013 1 commento

Pubblico questo articolo del Sig. Finucci, candidato tra le fila di ENRICO TUCCI. Lo pubblico, perchè il Signor Finucci scrive quello che pensa e anche se sono d’accordo solo in parte con il suo pensiero, mai mi permetterei di censurarlo…

ricevo e pubblico

Le elezioni sono ormai alle spalle, il consiglio comunale si è insediato stamani e, finalmente, è giunta l’ora  per cercare di capire quali siano i passi da compiere per salvare il binomio banca-fondazione che è assolutamente prioritario per questa città.

Purtroppo la campagna  elettorale, invece che unire, ha sancito ulteriori divisioni fra la collettività, ma mentre noi eravamo intenti a far prevalere le varie idee, qualcuno ha lavorato solo sul tema banca – fondazione ed ha vinto. Dico questo perché penso che ormai non ha più  senso parlare di mantenere il vincolo del 4% perché sarebbe troppo rischioso e non so se possiamo permetterci di correre questo rischio.

Guardate che fino a pochi giorni fa ero dell’avviso che il vincolo andava mantenuto come difesa della senesità del monte, ma a questo punto, sono entrate in gioco le autorità monetarie e poco importa se spontaneamente o dietro richieste di poteri forti. Il problema si porrà il 18/19 luglio e se non assecondiamo Profumo, rischia di saltare il banco: credo che si originerebbe una forte diminuzione del valore del titolo; ricordiamoci che a 0,1287 viene escusso il pegno ed i giochi sono finiti. D’altronde se bocciamo le richieste del management, il problema si porrebbe di nuovo più avanti, perché la banca necessita sicuramente di aumenti di capitale, ovviamente la fondazione non può partecipare e scenderebbe automaticamente sotto la soglia del 33,5% che, nell’attualità, costituisce comunque una percentuale di controllo. Addirittura c’è già un aumento di capitale deliberato ed esercitabile che porterebbe già la fondazione sotto il 33,5% (questo si è stato un grande errore della fondazione, ma quando mai si autorizza un aumento di capitale al buio, senza prelazione per i soci … l’aumento di capitale, quando serve, si delibera e si fa…).

Penso che Valentini ha capito bene queste problematiche ed il suo ondeggiare, un po’ da una parte un po’ dall’altra, lo fa percepire. Nella sostanza vorrebbe astenersi dal prendere una posizione di rottura contro il management della banca. Ha anche detto che questa fondazione non ha autorevolezza per prendere queste decisioni, per cui, secondo me ha capito e vuole prendere tempo per arrivare ad una conclusione condivisa da tutti e messa in atto dalla nuova deputazione amministratrice. E’ giusto che il rapporto col management della banca sia tenuto dalla fondazione e non dal comune. Al comune, insieme agli altri enti nominanti, spetterà l’indirizzo politico ed è in questa sede che dovranno intervenire. In particolare, credo che in questo momento sarebbe opportuno che le forze politiche, tutte insieme, prendessero tempo e si concentrassero sul problema, magari coinvolgendo anche le varie associazioni cittadine che si occupano da sempre di queste problematiche e che molto probabilmente ne sanno di più, riunendo le intelligenze migliori e tutti quelli che possono dare un contributo apprezzabile perché, non mi stancherò mai di ribadirlo, la fondazione non è né di destra né di sinistra, ma è della comunità.

Credo che il management della banca debba partecipare attivamente a questa fase cercando di dare degli input e soprattutto cercando di capire che Siena (leggi fondazione) non può permettersi di essere azzerata. Siccome al momento sembrerebbe che la banca, comunque vadano le cose, troverà una sua strada o pubblica o privata, se non altro perchè è impensabile che il terzo gruppo bancario italiano fallisca in quanto salterebbe tutto il sistema, mi sembrerebbe prioritario mettere in sicurezza la città (fondazione). Per far questo bisogna ripartire dai valori e considerare che ad oggi la partecipazione della Banca vale circa 800 milioni e che il debito è di circa 350 milioni. A mio modo di vedere si aprono due scenari. Col primo bisogna considerare quale potrebbe essere la partecipazione residua dopo aver azzerato il debito ed effettuato gli aumenti di capitale a cui non possiamo certamente partecipare e capire se per la Città i flussi futuri previsti e, soprattutto i tempi necessari per il ritorno ai dividendi siano o meno accettabili. Col secondo si tratterebbe di verificare se non convenga vendere tutta la nostra partecipazione in banca MPS, magari trattenendo una piccola percentuale per esprimere un rappresentante in cda al fine di conservare un minimo di senesità. In questo caso bisogna imporre al management che, una volta tolto il vincolo del 4%, beneficiando del rialzo che dovrebbe conseguire a questa decisione ed anche della cessione di una quota di controllo, proceda a “piazzare” la nostra quota ad un azionista forte o ad un gruppo di azionisti che desiderino rilevare la quota di controllo.

Il primo scenario di cui ho parlato è quello che vorrebbero porre in essere da subito l’accoppiata Profumo-Mancini, il secondo, pur essendo anch’esso pesante per Siena e per chi ancora  pensa alla senesità della banca, costituirebbe una nuova base di partenza per la fondazione che potrebbe fare veramente la fondazione e non quello che ha fatto finora. Se troviamo da vendere potremmo ripartire con una cifra compresa fra 500 milioni ed un miliardo (a seconda di quanto incasseremmo di premio di controllo e fiscalità da beneficiare per le perdite accumulate) e per questa città non sarebbe poco perché permetterebbe di erogare da 10 a 20 milioni l’anno.

Giorgio Finucci cittadino senese

La rubrica dei Disastri – Il declino di una banca…

11 luglio 2013 Commenti disabilitati

De Moxxi – Ma come siamo arrivati a questo protofascismo moderno nella ridente città di Siena?

10 luglio 2013 2 commenti

Vi segnalo un ottimo articolo dell’avvocato DE MOSSI buona lettura…

 

I BLOGGERS, IL BANCHIERISMO E L’AUTOBIOGRAFIA DELLA NAZIONE

DE MOSSI foto de IL CITTADINO ON LINE

La rubrica del Professore – Un regalo al sindaco Valentini: le due Francigene!

9 luglio 2013 2 commenti

Tra grane dell’ACSiena e del 4% MPS (che mi sembra esser stato bene impostato da Pierluigi Piccini) non pretendo certo di porre nuovi problemi al nuovo sindaco, cui non può che andare la solidarietà di tutti noi, che lo si sia votato o meno. Ora è sul seggiolone, non credo invidiatissimo, le elezioni sono lontane (si spera) e la città ha interesse a scuotersi e ripartire con il concorso di tutti, anche delle opposizioni che possono fare un lavoro molto costruttivo se vogliono. Come tanti operanti in gruppi che non hanno rappresentanza consiliare ma idee ed energie: funzionino da think tank, cercando di riunirsi. La frammentazione non ha più senso oggi. I problemi non sono frammentati: sono macigni ben compatti.

Io voglio invece togliere un pensiero al Sindaco, ed è il mio regalo andando verso la mezza-estate, tanto prima non avrà neppure il tempo di leggermi. Il regalo consiste nel consigliargli vivamente di non occuparsi più di tanto, ormai, della Francigena. Mi spiego. Le prospettive sul punto, da Monteriggioni e da Siena, sono diversissime e a confonderle si fan solo pasticci.

Monteriggioni ha fatto benissimo a valorizzare la Francigena, come ha fatto bene a fare il Medieval Festival, quel complesso di iniziative sempre appetibili per grandi e piccini.

Ma per Siena la Francigena è un altro discorso. La strada è sempre la stessa, intendiamoci. Ma è stata inserita in modo abnorme nel discorso storico sulla città, per cui ha creato più confusione che chiarezza. E sulla storia della città non bisogna averne, se possibile.

Insomma, è divenuta nozione vulgata, corrente in certi libri di storia ma soprattutto nei discorsi delle guide turistiche, a contatto quotidiano con centinaia di turisti che poi a loro volta racconteranno ecc. che Siena è ‘figlia della strada’, perché il suo successo sarebbe legato alla sua posizione lungo la Francigena. La strada porta merci, pellegrini, studenti ecc. Già ma c’è un’obiezione di fondo insuperabile. Se non c’è dubbio che la strada veicola merci e culture mi si dive spiegare perché quel grande successo di Siena non è arriso anche alle altre città lungo questa strada. Perché Siena? La risposta l’ho già scritta tante volte, ma si legge poco: la fortuna di Siena è legata alle miniere delle Colline Metallifere e al contemporaneo legame con il Papato, che la vicinanza discreta (ma non troppo) ha favorito, anziché svantaggiare (come per Orvieto, ad esempio).

Siena non è figlia della strada, ma di quegli gagliardi imprenditori (e i politici che li appoggiarono, essi stessi a volte) che seppero sfruttare quelle miniere e viaggiando per il mondo nei posti giusti seppero trarre enormi profitti dai cambi, puntualmente reinvestiti in patria.

Professor Mario Ascheri

Siena figlia della strada è una malignità fiorentina. Come dire: figli di rapporti volanti…o figli di p….in parole più esperessive.

La fonte prima di questo complimento è un cronista guelfo del Trecento molto noto, cui evidentemente Montaperti bruciava assai. Giovanni Villani raccontò che anticamente un cardinale passando per Siena sulla Francigena fu ospitato da una ricca albergatrice (“madonna Veglia”), che nulla chiese per le sue cure. Al commiato il cardinale si dichiarò pronto a soddisfare un suo desiderio: che Siena divenisse sede di vescovado, e quindi ‘civitas’ come si pensava allora.

Siena avrebbe avuto umilissime origini: neppure città era. Ma una albergatrice, cioè una persona tra le meno stimate in passato per il lavoro svolto, aveva risolto il problema. In una società in cui le nobili origini erano essenziali si poteva gettare un’umiliazione maggiore?

Conclusione? Raccontate a chi vi parla di Francigena che i senesi sono stati grandi per ben altro, ma che i fiorentini ce la invidiavano eccomue, solo perché erano rimasti fuori da quell’arteria europea. I senesi erano stati sempre da loro accusati anche di esser vani per la Diana e Talamone, ma l’acqua ce l’hanno eccome e la fortezza di Talamone si taglia ancora là bellissima, com’è stata fatta dai senesi e illustrata già da un Lorenzetti.

Morale? Attenzione alla subalternità culturale. La stiamo già dimostrando in troppi campi. Ma questo sarebbe un altro discorso.