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Archive for marzo 2016

Libero Contributo – Pierluigi Piccini risponde a Valentini Bruno in merito a BANCA 121

31 marzo 2016 2 commenti

RICEVO E PUBBLICO

Di ciò che non si sa è meglio tacere, sarebbe inoltre utile citare la delibera del consiglio di amministrazione della banca che dava pieni poteri, per la trattativa, a Pierluigi Fabrizi che ha gestito direttamente l’acquisto. Altre persone come Stefano Bellaveglia e Carlo Turchi purtroppo ci hanno lasciato.

Pierluigi Piccini

Pierluigi Piccini

Dal libro Siena, Un racconto degli ultimi 20 anni:LA CARICA DI 121

Un aspetto che le viene sempre rimproverato è quello di aver contribuito all’operazione di banca 121.

“Essendo sindaco non ho certo contribuito. A me fu paventata l’ipotesi e, dopo un colloquio informativo con Divo Gronchi, ritenni di non ostacolarla. Il tema centrale, se permette, qui è un altro…”.

Ovvero?

“Quello appunto se vi sia effettiva materia per poter esprimere dei rimproveri. Quelli che li hanno ossessivamente ripetuti hanno sempre dipinto una realtà fumosa che ha sempre puntato a nascondere la verità. Forse sarebbe il caso, una volta per tutte, di ripercorrere quella vicenda richiamandone correttamente le tappe ed i protagonisti…”.

Partiamo allora da un nome che i suoi ex compagni tirano sempre in ballo puntando l’indice accusatorio: l’ingegner Vincenzo De Bustis.

“Appunto, è bene ristabilire la verità raccontando chi è stato per la 121 e per Siena De Bustis, che avrebbe potuto venire a Siena già nel 1998. Era stato il partito a proporgli, all’epoca, la direzione generale di Montepaschi, ma lui declinò l’offerta perché, come vedremo, era nel bel mezzo della preparazione del piano di trattativa che avrebbe poi condotto alla vendita di Banca 121. Come vede c’è da ripercorrere un po’ meglio la storia…”.

Prego.

“Prima di arrivare nel Salento, l’ignegner De Bustis aveva una comoda posizione in Cofiri, la vecchia merchant bank dell’Iri e l’allora presidente della Banca Nazionale de Lavoro si mise in contatto con lui proponendogli la direzione generale della Banca del Salento che attraversava una fase di crisi ed aveva necessità di un rilancio. La ‘Salento’ era una piccola banca di 30 sportelli, ma con un’attività finanziaria molto spinta soprattutto sul mercato primario, con competenze di operatività sui mercati. La cura De Bustis funzionò, tant’è che tra il 1996 e il 1998 il nuovo modello di business aveva accresciuto il valore dell’istituto. Banca 121 era totalmente privata, e questo comportava il fatto che la proprietà dovesse investire per sostenere ancora questa strategia, oppure che cedesse il controllo ad acquirenti con capitali freschi. Andò in porto la seconda opzione e De Bustis preparò Banca 121 proprio per questo momento. Fu dato mandato a Mediobanca per il prospetto informativo. I soci di 121 avevano rapporti diretti con Cuccia allora, e Mediobanca assistette in maniera importante in questa fase. Il compito del direttore generale si era visto soprattutto nella fase immediatamente precedente: banalmente, a De Bustis fu chiesto di fare in modo che la banca valesse il più possibile. Ecco che, dopo essersi studiato i modelli delle banche americane, decise di trasporre la nouvelle vague di internet anche sul business bancario nazionale. Erano gli anni del boom della Rete e Banca 121 fu uno dei primissimi esempi italiani di un modello che all’estero andava già per la maggiore facendo accrescere di non poco il valore. All’inizio del percorso di vendita però non si fece avanti nessuno, eccetto Fondiaria, che essendo nell’orbita di Mediobanca voleva acquistare la 121 per quattro soldi, all’epoca 900 miliardi di lire. Anche su input dello stesso direttore generale, i soci non vendettero poiché avevano aspettative maggiori. Facendo pressione ancora su Mediobanca arrivò una seconda offerta, stavolta dal Sanpaolo di Torino, che mise sul piatto 2.100 miliardi di lire. I soci della banca erano soddisfatti e ci furono diversi incontri tra gli amministratori delegati dell’epoca, Masiera e Iozzo, in Sanpaolo. All’interno dell’istituto torinese, la quota dei soci facenti riferimento a Fiat volevano fortemente fare l’operazione. Una delegazione di 121 andò a casa di Gianni Agnelli, un incontro che si concluse con una stretta di mano che in pratica sanciva la chiusura del deal. Nel frattempo però a Siena, il direttore generale di Montepaschi Divo Gronchi, stava guardando con interesse da un po’ di tempo alla realtà di Banca 121. Un annetto prima aveva fatto invitare lo stesso De Bustis al Palio proprio come momento di raccordo. Ci fu un incontro tra l’allora presidente Fabrizi, il dg Gronchi e De Bustis a Rocca Salimbeni. De Bustis, che rappresentava gli interessi dei suoi soci, disse chiaro e tondo: ‘C’è in ballo un’esclusiva con Sanpaolo, ma se voi fate giungere un’offerta irrituale di 2500 miliardi i miei soci abbandoneranno l’ipotesi Fiat e venderanno a voi’. Qualche tempo dopo lo stesso De Bustis mi raccontò che dopo la riunione coi vertici di Mps da Torino si scatenò l’inferno. Umberto Agnelli mandò un aereo privato a prelevare i soci e i top manager di Banca 121, rimasero a colloquio ore per tentare di capire la strategia e se sotto in realtà ci fosse qualcosa, De Bustis stesso fu preso in separata sede e gli fu fatta un’offerta sontuosa: ‘Dicci quel che vuoi: ti offriamo posizione, cinque anni di contratto e la cifra la scegli tu…’. Nel frattempo si era mossa anche la politica nazionale, Luigi Berlinguer telefonava ogni giorno affinché l’operazione la facesse Siena. A De Bustis poi, a livello pugliese, arrivarono anche i moniti del vescovo di Lecce che invitava a non fuggire a Torino dove il Capitale avrebbe rovinato la banca del territorio. Pertanto tra politica, fede e i 2.500 miliardi d’offerta, Galateri chiese a De Bustis di scegliere. Quest’ultimo si trovava in difficoltà: da una parte avrebbe fatto sì guadagnare i propri azionisti, dall’altra sarebbe rimasto a spasso. Mps infatti non aveva previsto che, con l’acquisto di 121, vi fosse una garanzia anche per il dg dell’istituto salentino. De Bustis in quel periodo era in contatto col Fortis Group per una carriera all’estero e, a chiusura dell’operazione, fu chiamato da Salvatori, all’epoca amministratore delegato di Banca Intesa, per prendere il suo posto. Restava però il fatto che il suo futuro a Siena non era previsto nel pacchetto di negoziazione. E in più restava l’esclusiva con Sanpaolo che si sarebbe chiusa alla mezzanotte di un giorno stabilito”.

Insomma 121 doveva finire a Torino. Invece…

“Invece per garantire l’interesse dei propri azionisti, quelli di maggioranza, ma anche quelli di minoranza che dall’acquisto da parte di Mps avrebbero guadagnato molto di più, De Bustis all’incontro ennesimo col Sanpaolo disse: ‘Chiamate McKenzie, presentate un piano industriale, poi la governance e infine la fusione con Banco Napoli e ci date la maggioranza dei consiglieri’. Tutta questa operazione per avere ovviamente una risposta negativa dopo una trattativa estenuante. La trattativa finì In Mediobanca con l’acquisto da parte di Mps. Era dicembre. Bisogna anche ricordare le pressioni che lo stesso De Bustis ricevette da Vincenzo Maranghi: prima della firma, un sabato Maranghi telefonò a De Bustis dicendogli chiaro e tondo che 121 avrebbe dovuto finire a Torino… Nel frattempo De Bustis era rimasto, come si suol dire, alla finestra… Nel 2000 poi il suo nome tornò in pista: invitai De Bustis a un pranzo nel quale parlammo della strategia della banca, il ruolo che essa doveva avere, l’ipotesi che già circolava di scalare BNL… A maggio disse no all’offerta di Banca Intesa e venne a Siena. Restava il nodo di Divo Gronchi. Per non creare imbarazzi garantii personalmente i due: De Bustis avrebbe preso il posto di Gronchi e mi sarei impegnato a far modificare lo statuto della banca per la creazione della figura dell’amministratore delegato, carica che all’epoca non era prevista all’interno dell’organigramma, da conferire poi a Divo”.

Siamo nel 2000, lei si avvicina alla naturale scadenza del mandato, e intanto in banca e nel partito si stanno muovendo per ostacolarla. È vero che c’era anche Unipol tra i suoi oppositori?

“Verissimo. Tutto nasce da un sms che inviai proprio a De Bustis: gli facevo presente che Unipol era interessata a tutta la parte di bancassurance di Mps. Lui mi rispose: ‘Dobbiamo prima fare un piano industriale. Piano, piano’. Facciamo un passo indietro: in quel periodo Ligresti era in difficoltà, dopo che aveva dovuto comprare Fondiaria su richiesta di Maranghi, e pertanto si doveva vendere Mps Vita, che era metà della banca e metà della Sai. De Bustis si vide mandare avanti come interlocutore Ignazio La Russa per spingere l’operazione. Advisor era Deutsche Bank. Fu una negoziazione feroce, che finì con l’acquisizione della parte di Sai per 220 milioni di euro. Un prezzo bassissimo, ma che era pienamente in linea con quelle che erano le valutazioni di Deutsche, e il Monte si riprese il cento percento di Mps Vita. Dopodiché Unipol avanzò la pretesa di vedersi vendere l’intero pacchetto di Mps Vita per la cifra alla quale era stato rilevata la metà di Ligresti. De Bustis negò l’assenso, motivando il rifiuto con la logica: il prodotto valeva molto di più e non vedeva il perché di questo favoritismo. Io mi adoperai in prima persona per bloccare il canale politico che spingeva per questa vendita al ribasso. Mps Vita rimase per un po’ all’interno della banca. Bisogna precisare che il modo di valutare il valore delle compagnie assicurative si basa essenzialmente sull’advected value, ovvero si guarda la prospettiva del prodotto, e in quegli anni Mps era fortissima nel piazzamento. Ma andiamo al sodo: quanto valeva allora Mps Vita? Il numero magico fu1,2 miliardi di euro, ovvero la cifra a cui Axa comprò il tutto entrando di fatto nel cda di Montepaschi e facendo guadagnare non poco alla banca. Inutile dire che Ligresti da una parte, e i vertici di Unipol dall’altra erano furenti. La verità è che Unipol e Hopa erano un vero e proprio comitato d’affari all’interno del quale stavano cercando di inglobare anche Mps. Del resto ricordo un episodio: De Bustis mi ha raccontato che, davanti alla ipotesi di un aumento di capitale per Hopa, chiese in consiglio d’amministrazione la redditività di quella struttura. Fabrizi, uno che in cda non parlava mai, prese la parola e si spese in una filippica per sostenere la faccenda”. 

Quindi De Bustis ha portato ricchezza?

“Vincenzo De Bustis ha creato Banca 121, che Montepaschi acquistò grazie alla sapienza di gestione delle trattative di Divo Gronchi. Da manager della banca ha sicuramente fatto gli interessi di Mps e dei senesi, la vicenda di Mps Vita sta lì a testimoniarlo”.

Resta un fatto: Banca 121 fu un acquisto che oggi molti continuano a criticare, sia per costi che per utilità…

“Continuano per ignoranza: Banca 121 fu acquistata al suo reale valore. De Bustis aveva contribuito a farla crescere e a specializzarla su un modello che la rendeva innovativa e quindi appetibile. La verità è che purtroppo l’investimento non fu messo a rendita. Oggi si parla moltissimo di banche e multicanalità, questa è una condizione fondamentale nella strategia di un istituto di credito. Con Banca 121 Mps avrebbe potuto essere la prima banca multicanale d’Italia in tempi non sospetti. Per fare ciò però avrebbe dovuto esserci la volontà di proseguire e credere nella strategia. Invece da 121 furono presi i fondi My Way, che la Banca aveva come tutte le altre ma che certo non fu comprata per quelle peculiarità. L’utilità di 121 era invece quella di riuscire ad avere una struttura che appunto riuscisse a garantire quella multicanalità che oggi viene perseguita come fattore d’arricchimento e di crescita per gli istituti. C’è anche da dire che l’11 settembre 2001, l’attentato al cuore dell’America, produsse uno choc fortissimo ai mercati e le compagnie di business su internet si trovarono tutte a leccarsi le ferite. Sono occorsi anni per rialzare la testa e far ripartire il settore. In più il presidente della banca non sapeva cosa farci con un prodotto del genere e infatti le potenzialità di rafforzamento e crescita di Mps grazie a 121 non furono mai sfruttate. Ma il suo acquisto era e poteva essere utile eccome per Montepaschi”.

Banca 121 è passata alla storia non come un’opportunità. Sempre nel periodo dell’acquisizione gli inquirenti avviarono un’inchiesta a carico dei vertici della banca, a seguito di una denuncia presentata da due clienti della filiale di Bisceglie. Si denunciava in particolare la poca trasparenza dei prodotti finanziari “My Way” e “For You”. Cosa ricorda della vicenda?

“Facciamo un po’ di chiarezza anche su questo. My way era un prodotto nato in seno a Banca 121. For you invece fu una trovata di Montepaschi. Un’operazione valutata e studiata per più di un anno, che si rivolgeva agli investitori di medio termine. C’era un trucco però: sottoscrivendo l’investimento di fatto si andava a contrarre un mutuo con relativa segnalazione alla centrale rischi. Che significa? Che i risparmiatori che magari avevano necessità di linee di accesso al credito come prestiti e mutui si vedevano respingere la richiesta per la situazione in essere”.

Investimenti a medio termine rivolti a chi?

“A tutti. Imprenditori e piccoli risparmiatori. Pensionati anche. Partì talmente alla svelta e fu dato ordine ai promotori finanziari di proporre il prodotto che nei primi 20 giorni di For you non c’erano neppure i moduli di sottoscrizione”.

Chi volle un’operazione del genere?

“Piergiorgio Primavera, Antonio Vigni e Giorgio Olivato”.

Intanto però la gente firmava a propria insaputa…

“Foryou in tutto ha avuto un costo elevatissimo, diciamo pure che è costata quanto una banca importante. Il problema nacque anche quando gli stessi promotori iniziarono a dubitare della genuinità del prodotto. Ricordo che la gente mi segnalava, in quanto primo cittadino di Siena, i primi problemi che si manifestavano. Non sapevo che rispondere. Ebbi peraltro uno scontro telefonico molto forte con Stefano Bellaveglia che messo con le spalle al muro sulla faccenda continuava a nicchiare e a non rispondere. Chiese anche ad altri manager della banca di chiamarmi per tentare di rassicurarmi”.

La chiamarono?

“Figuriamoci, erano manager coi quali mi legava un rapporto di stima e amicizia, sapevano bene che avevo ragione e si guardarono bene dal chiamarmi”.

Le condanne però ci sono state…

“Sì ma giuridicamente hanno pagato solamente i commerciali, i promoter insomma. Non chi aveva messo nelle loro mani quei pessimi prodotti”.

 

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Editoriale de Il Santo con Rassegna Stampa – Le baggianate di Don Brunetto… I ragazzi colorati del Rettore RICHGOOD… Siena location per matrimoni…

31 marzo 2016 Commenti disabilitati

A Siena lo sappiamo siamo speciali e speciale è il nostro primo  cittadino che di fronte alla commissione regionale sul Monte dei Paschi si lascia andare a frasi che nemmeno un blogger scriverebbe. Praticamente Don Brunetto ci dice che Siena è stata rovinata dal Monte dei Paschi, troppo potere e troppi soldi.

Veramente, se non sapessimo che il buon Valentini era sindacalista e dipendente Monte dei Paschi ci sarebbe da credergli. La sua aria sorniona, il suo sorriso a 360° che non ha abbandonato nemmeno quando ha ricevuto gli avvisi di garanzia e il relativo rinvio a giudizio per i fatti di Monteriggioni, fa rimanere a bocca aperta chi non conosce i fatti e fa dire ai non conoscitori della sua carriera e storia politica: “Cavolo, questo si che è un Sindaco con i contro coglioni! Bravo ci voleva!!”

Benissimo allora diamo la colpa al Monte dei Paschi, scordiamoci che gli uomini che erano al potere erano tutti funzionali al partito del Sindaco Valentini e che nessuno del partito in quel periodo ha mai sollevato un dubbio su quello che stava accadendo, eppure chi voleva vedere  vedeva. Io non ci sto a passare da bischero, come vorrebbe Don Brunetto (lo ha anche detto alla trasmissione REPORT) per me Lui e altri hanno responsabilità serie e continuerò a indicarli come quelli che hanno distrutto affossato la mia città… PORA SIENA

Inchiesta Mps . 121, primo passo per mutazione genetica della banca. Valentini «Soldi e incarichi tappavano bocca e occhi»

VALENTINI, DETTO “IL CENSORE”, ANNULLA LE MOSTRE E VUOLE UNA CITTA’ “MANGIA, PEDALA…E UN CI PENSARE”…

L’eretico a Lubiana, la Pallai controlla i tavolini (con 6 Ps tonitruanti)

Turismo e vil denaro

Sistema di protezione anticaduta in fortezza. Tra pro e contro

Piccini (Nero su Bianco). Lettera aperta al Presidente Fmps…

Riccaboni dixit: «se voi andate in mensa ci sono moltissimi ragazzi colorati, persone che si vede chiaramente che non sono italiane»

Stasatelo!… Pulitelo!

Corsi formazione professionale gratuiti per richiedenti asilo. Lega:”Soldi contribuenti spesi per chi non ha diritto a restare”

La Rubrica di Daniele Magrini – Piccoli equivoci senesi: Voyager, la panchina rivoltata e il Fiorini

30 marzo 2016 2 commenti

Daniele Magrini

Piccoli equivoci senza importanza, direbbe Antonio Tabucchi. Delle grandi cose se ne occuperanno quelli che hanno capito tutto e che svariano dall’ago al milione. Quindi possono passare ad altri blog più navigati, tutti coloro a cui non interessino, nell’ordine: il voltafaccia di una panchina a cui non frega niente di San Francesco; Voyager eletta a trasmissione dell’anno dalla giunta senese smart; la presidente della Rai promossa filosofa dal Magistrato delle Contrade. E – di contro – a riequilibrare un po’ per farci prendere almeno fiato, le gesta da moderno cercatore di sogni, di Michele Fiorini.

Quella dopo Pasqua si annuncia come una settimana di ricchi premi e cotillons, tipica di quella faccia finta della città, che ignora e ripudia ormai da anni il suo volto più genuino, svenduto al potere negli anni d’oro della Siena prima da bere e poi da sfasciare.

C’è molta Rai in questa settimana; oggi, 29 marzo, arriva la troupe di Voyager, quelli dei misteri misteriosi misteriosamente esoterici nonché paranormali. Chissà se verranno a rivelare cose preziose, per esempio, sul mistero del documento di Nomura ritrovato nella cassaforte del Monte dei Paschi, abbondantemente dopo che il Monte ne aveva già scritto nelle note a margine del bilancio.

Oppure, chissà, Voyager si misurerà con il mistero della politica senese, fatta magicamente sparire dal sindaco Bruno Valentini, dalla ribalta dei colpevoli dello sfascio cittadino. Prestidigitazione effettuata davanti alla Commissione regionale d’inchiesta sullo scandalo del Monte, che più che indagare sta facendo interviste a persone informate – più o meno – dei fatti. Ma che quei fatti rappresentano secondo le proprie sensibilità e i propri punti di vista, non in modo oggettivo. O secondo le proprie esigenze di equilibri politici interni al Pd. Come ha dimostrato la “magia” del Valentini.

Ma oggi arriva Voyager, accolta in pompa magna dalla giunta comunale. Si legge nel comunicato stampa: “Riprese video autorizzate gratuitamente per la registrazione di una puntata del famoso e seguito programma televisivo “Voyager”.Questa la decisione della Giunta comunale alla richiesta effettuata dalla Rai che sarà a Siena, il prossimo 29 marzo, per la realizzazione di una puntata della trasmissione in onda a maggio su Rai 2. “Un’occasione per la città – ha commentato il sindaco Bruno Valentini – per contribuire a conferire visibilità nazionale al patrimonio artistico-culturale di interesse storico”. Evidentemente alla giunta comunale sta a cuore il 6% di share della trasmissione, con spettatori fra il milione e il milione e mezzo. Cifra che non è male. Ma Siena ha davvero bisogno di Voyager tanto da dare comunicazione ufficiale dell’arrivo della troupe con un comunicato ad hoc? E poi di questo tenore? Attraverso Voyager? Ma siete sicuri che ci sia un’equazione possibile tra Siena e Voyager? Il tour della trasmissione di Rai 2, prima di Siena, ha toccato Ferrara e il quotidiano La Nuova Ferrara ha così presentato la trasmissione: “Tratta soprattutto temi legati a presunti misteri insoluti, alla cosiddetta archeologia misteriosa, all’ufologia, al paranormale, al misticismo e alle pseudoscienze in generale”. Non risultano comunicati stampa ufficiali del Comune di Ferrara sull’ “evento-Voyager”.

Ma nella città che punta a diventare un eventificio di bassa lega, anche Voyager viene gonfiato. Come le casette con la cioccolata in Piazza del Campo, sede ormai di tutto, mentre invece dovrebbe essere luogo dell’eccezionale e non dell’ordinario. Location di prestigio assoluto per eventi di prestigio assoluto, davvero, come le Strade Bianche, per esempio, o il Mercato storico che torna proprio sabato 2 e domenica 3 aprile.

E, invece, tutto viene ricondotto a Piazza del Campo, trascurando quella Fortezza Medicea, che dopo essere stata bucata come il groviera nei suoi contrafforti, attende gli eventi promessi. Portare tutto dentro il Campo significa solo usarla, Piazza del Campo. Ma fa tutto parte della città “finta”, che non riesce a selezionare le occasioni reali di ribalta esterna, soprattutto perché ha scarsa percezione dei valori interni della città “vera”.

Un altro esempio oltre alla Fortezza bucata, molto più terra terra. E’ infatti stata piantata a terra, rivoltata, dando quindi le spalle allo splendido panorama di San Francesco, una panchina sistemata in via Valdambrino, a Ravacciano. La panchina che volta le spalle alla meravigliosa vista di San Francesco è stata segnalata su Fb da Francesco Burroni. Un piccolo segno di assoluta strafalcioneria.

E’ come voltare le spalle alla bellezza della città. Come la “Siena finta” fa anche sul fronte delle competenze delle persone, soprattutto se sono senesi per davvero. E’ in virtù di questa modalità snob, che si continua a parlare di Museo del Palio, senza che ancora Magistrato delle Contrade, Consorzio per la Tutela del Palio, Comune, abbiano avuto il buon senso di interpellare gente che magari in tema può dare un contributo concreto. Come Michele Fiorini, per esempio: ha messo insieme, con competenza e sacrificio, il più grande archivio multimediale sul Palio, che dunque esiste già in gran parte, sostanzialmente ignorato dagli intellettualoni da sempre allineati.

Posto che un Museo del Palio possa avere un senso solo in una dimensione in larga parte multimediale – le immagini, i suoni, le voci – perché non credo che nessuno possa pensare di piluccare opere dai vari Musei delle Contrade per portarli da qualsiasi altra parte, pare brutto parlare con il Fiorini? O anche con Tobia Pescia, magari, senese anche lui, ex Principe dei Goliardi, che ha allestito l’esposizione multimediale della Toscana allo strombazzatissimo Expo? Ignorati perché non sono Roberto Giacobbo (conduttore di Voyager)? Perché sono senesi e allora qualche altro senese geloso si potrebbe imbuzzire? O forse, più semplicemente, perché la città “finta” ha poca dimestichezza con le risorse vere e competenti della città. Che ovviamente non ossequiano i potenti di turno e non vanno agli eventi della Siena smart. Per questo non vengono considerati.

Ci vorrebbe uno scatto di orgoglio della gente delle Contrade, se ancora fosse possibile. Ma è difficile come volare. Tutto avviene ormai nel silenzio generale, nel distratto disinteresse condiviso di tanti senesi.

Il Magistrato delle Contrade, per esempio, quest’anno ha deciso di elevare la presidente della Rai Monica Maggioni – peraltro brava giornalista – al rango di “filosofa” per l’annuale “Dialogo tra cielo e terra”. Ci sarà sabato 2 aprile, per il Capodanno senese, così importante da essere serenamente spostato di una settimana. Che la presidente della prima Rai dell’era renziana sia stata scelta dall’organo di rappresentanza delle Contrade, dopo Gianfranco Ravasi, Massimo Cacciari e Enzo Bianchi, fa riflettere.

Intanto, il sopra citato Michele Fiorini, più o meno ignorato da quelli della Siena ganza, continua a lavorare in silenzio per la città e le Contrade: custodisce e salvaguarda memoria e conoscenza, valori e tradizioni, attraverso il suo lavoro di cercatore di immagini e testimonianze filmate, oltretutto legando bene passato e futuro attraverso l’innovazione digitale.

Se qualche Priore incappasse in questo scritto, ci pensi quando mancheranno pochi giorni al Concistoro per attribuire i premi del Mangia. Ci pensi, magari, confrontando il lavoro del Contradaiolo Senese Michele Fiorini, con il curriculum del professorone di turno in cerca di vetrina, che qualche maggiorente gli avrà passato alla zitta. Uno di quelli che si vedono solo alla Cena della Prova generale insieme a tanti ospiti smart. Ci pensi, e magari pensi anche a Siena.

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La Rubrica del Marchese del Grillo – Io so amico dell’amico e posteggio dove cazzo mi pare!!!

29 marzo 2016 Commenti disabilitati

Anche la notte di Pasqua il motto del Marchese del Grillo è utilizzato da persone che possono. “Io so io e voi nun siete un cazzo!!!” Ecco quello che traspare dal comportamento di certi “operatori” che essendo in servizio la notte del Sabato Santo posteggiano dove gli pare, in quelli spazi lasciati liberi  altri colleghi dove non possono posteggiare. Il luogo è sempre lo stesso vi ricordate? (leggi qui).

Certo se l’esempio viene dall’alto non si può che seguirlo e allora avanti così!!! La cosa che rammarica è che tali personaggi sanno che il nostro MARCHESE del GRILLO ha già scritto su di loro e intanto continuano a farlo… Poi entrano in servizio e sanzionano i cittadini! Ma loro son loro e noi nun siamo un cazzo!!!

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Rassegna Stampa – Sarà riesumato il corpo di David Rossi… Bisi verso il processo: Lui non ha visto le carte i giornali non ne parlano…

24 marzo 2016 1 commento

Editoriale de Il Santo – I tifosi senesi… Il Rettore che mette Magrini contro Bastardo Senza Gloria…

23 marzo 2016 10 commenti

Con tutto quello che succede in Europa, ma anche dalle nostre parti, arrabbiarsi per una squadra di calcio che perde tre a zero a me pare ridicolo. So che già con questa frase la metà dei lettori sarà incazzata con me, perché ho espresso un pensiero che coltivo da domenica quando ho visto le prime immagini del pullman della ROBUR assaltato da qualche tifoso, che inveiva contro la squadra che aveva perso la partita in trasferta contro la LUPA ROMA. Quello che mi ha fatto più sorridere è quel tifoso che bestemmiando si lamentava che aveva fatto un sacco di chilometri per vedere perdere la sua squadra del cuore tre a zero senza onore. Un po’ mi ci sono rivisto, sai quanti sacrifici fai per portare i ragazzi in giro per l’Italia macinando chilometri e poi in trenta secondi escono dalla gara e si ritorna a casa scornati? Certo la reazione non è come quella dei tifosi della ROBUR, in fondo gli sport da combattimento di forgiano e dalla sconfitta ritorni più forte, più determinato. Ma non è questo che volevo sottolineare, la protesta dei tifosi è legittima, ma risulta quanto meno paradossale in una situazione come quella senese, che in questi hanno ha visto fallire tutto.

I senesi come gli italiani si incazzano per il basket per il calcio, ma non per una banca che bene o male sorreggeva il sistema economico senese.

I senesi non si indignano per una morte sospetta e ci vuole tutto il coraggio di una giovane ragazza per chiamarli a raccolta.

I senesi non  si indignano che nessuno sia andato in galera per i disastri combinati al Monte dei Paschi e non  si ricordano quanti leccavano il posteriore al potente di turno che si presentava alla Mens Sana o al Rastrello perché era il benefattore che dava quattrini a pioggia alle loro squadre.

Sono certo che questo editoriale susciterà polemiche a non finire, perché è tabù parlare di queste cose, come è tabù parlare delle contrade che ormai non sono più quelle di una volta. Credo anche e lo voglio dire che se i senesi si incazzano così per lo sport e lasciano correre cose molto più importanti, che andranno a modificare il loro stile di vita e quello dei loro figli, si meritano quello che sta accadendo a Siena, del resto la classe politica è espressione diretta di un popolo…

Nell’ultima parte di questo editoriale, vorrei parlare dell’intervista al Rettore dell’Università di Siena di cui non ricordo il nome. Egli dice che chi dissente abbaia. Su questa frase si è scatenata una bagarre tra Daniele Magrini e Bastardo senza Gloria (su facebook). Devo essere sincero, li ho sentiti entrambi al telefono e ora devo fare un po’ da arbitro, perché tirato da una parte da Carlo che in questi anni è diventato un amico e dal direttore Magrini che con me ha sempre avuto un comportamento corretto.

Come i miei lettori sanno a me le zone grigie non piacciono, quindi mi esprimo così: Ho visto la trasmissione in cui il Rettore dell’Università di Siena di cui non ricordo il nome, ad essere sinceri il Magrini ha detto che anche il dissentire è utile e le voci contro devono essere rispettate, certo non si può pretendere dal Direttore di una testata televisiva senese di essere aggressivo come lo siamo noi bloggers. Non mi aspetto nemmeno che qualcuno ci difenda anche se devo dire che certamente il Magrini ha avuto molte noie per averci portato a Siena TV. A me le parole del RETTORE non mi hanno nemmeno sfiorato, suggerisco quindi al mio amico Carlo di lasciare perdere, se non si è sentito difeso dal Magrini, se ne faccia una ragione, noi sappiamo che in questa città siamo spesso soli a fare le nostre battaglie…

Categorie:libero contributo

Editoriale de Il Santo con rassegna stampa – I blogger non sono graditi a Riccaboni! Ce ne faremo una ragione!!! L’assalto al pullman della Robur… Il cambiamento secondo Valentini (video)

21 marzo 2016 Commenti disabilitati