Editoriale de IL SANTO – Il Comune di Siena non rispetta le regole per la sicurezza sul lavoro…

29 giugno 2015 2 commenti

Post paliesco. Il Comune di Siena, tanto attento alla sicurezza in Piazza (giustamente) dovrebbe anche far rispettare le regole ai propri operai. Guanti, casco e scarpe anti infortunistiche sono d’obbligo. Quando poi sei sopra i tre metri ci vuole, se non erro, anche l’ancoraggio. Insomma se si vuole far rispettare le regole agli altri, dovremmo essere i primi a rispettarle… Così very simple!!!

 

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Categorie: libero contributo, siena

Rassegna Stampa – Il Santa Maria ai Privati… Don Brunetto spende 28.000,00 euro per gli ospiti (ma sono soldi dei senesi!!!)

26 giugno 2015 2 commenti

La Rubrica di Daniele Magrini – A Siena sempre allegri bisogna stare, perchè «il nostro piangere fa male al re»

24 giugno 2015 1 commento

Daniele Magrini

re nudoDunque, vediamo: negli ultimi mesi, da marzo, il “virus” della partecipazione ha preso a imperversare nelle istituzioni senesi. Prima gli Stati Generali della cultura, poi la giornata dell’Università, quindi, ieri l’evento partecipativo organizzato dalla Fondazione Mps. E va bene. Meglio confrontarsi e dibattere, che far finta che tutto vada bene a Siena, che la città sia ripartita, che i conti con il passato siano stati chiusi.

Meglio mettere intorno ai tavoli le idee piuttosto che giocare semplicemente al risiko delle poltrone, perfino con l’escamotage dell’assesore regionale che c’è ma non c’è. Che sarà senese, che guiderà la cultura, l’università e la ricerca nella regione, che sarà anche vicepresidente, ma il cui nome – Monica Barni – lo si lascia circolare, ma senza dirlo. Come una sorta di “vedo-nonvedo” della politica, che non poteva che prendere le mosse da Siena, città simbolo della politica sussurrata, trapelata, trasversale negli accordi sottobanco.

Ecco, la sfida delle idee è anche l’unica che può liberarci da una sorta di assurda dicotomia: e cioè che da una parte ci siano i “rancorosi” e dall’altra i “ripartiti”. Questi ultimi sarebbero i filo-governativi, pronti ad esultare per la città smart, per le colonnine delle bici elettriche senza bici – ma arriveranno a novembre? – per gli aperitivi a comando in Piazza del Campo per brindare tra soliti noti ad una marchettara festa toscana. Pronti, i filo-governativi, a gioire anche per i dieci mesi in cui il Santa Maria viene affidato alla solita Opera, perchè unica via per evitare la chiusura.

E i rancorosi, invece, sarebbero quelli che sottolineano che la città dopo essere stata depredata, non ha visto alcun processo di reale attribuzione delle responsabilità. Poi ci sarebbe anche una città normale, delusa per la tradita aspettativa di rinnovamento annunciato e subito ripiegato. Ma questa non conta.

Ma via, non lamentiamoci troppo, perchè, come diceva Dario Fo, «il nostro piangere fa male al re». Scriveva Enzo Iannacci e cantava Dario Fo: «E sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re,fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam». Ecco non facciamoli diventare tristi, i nuovi “re senesi”, sempre alleati con i “ricchi” – parecchio meno! – del Mps e con il potere temporale di una curia senese, che sa come stare in mezzo agli affari.

Però se bisogna essere allegri, e non si riesce a sorridere a tutto spiano, non è che si è “rancorosi”. Non è possibile che chi non è d’accordo e non è “allegro”, sia mosso dal rancore per il passato, quando invece ha solo bisogno di un futuro diverso da prima. Non è giusto che in questa sciagurata congiuntura della città, si stia più attenti a chi fa la faccia torva e alza la voce, che non alla totale rimozione in atto, dell’attribuzione delle responsabilità dello scempio di Siena.

C’è una città, che sta ancora sommersa, che in misura del 50% non partecipa più al voto, che non è rancorosa, ma che non dimentica di essere stata depredata prima dall’accoppiata Pd-finanza allegra; illusa poi dal rinnovamento annunciato; e tradita sia nel bisogno di giustizia (non quella dei tribunali, ma quella della politica), sia nelle speranze di una ripartenza che si fatica a dare per innescata.

Ma ora c’è la partecipazione. Comune, Università e Fondazione Mps. Come dire, le tre massime istituzioni cittadine, avviano processi partecipativi. Sul perchè, proprio ora, ognuno la pensi come gli pare, possibilmente senza troppa dietrologia. Prendendo il meglio che c’è. Solo che la pesante presenza istituzionale ha aleggiato sugli eventi in questione in misura esondante. Meno in quello dell’Università. Ma ieri in Fondazione Mps, c’è stato un fiume di interventi dei soliti noti, sindaco in testa, che potevano essere evitati. Se si battezza un momento di confronto, con l’etichetta della partecipazione, prima bisogna che gli addetti ai lavori che governano enti e istituzioni, siano lì per ascoltare i cittadini. E poi per dare segnali di recepimento delle idee sottoposte. E’ inutile andare da ogni parte a ripetere che Siena è ripartita. I momenti di partecipazione sono fatti per l’ascolto, non per l’ulteriore rappresentazione istituzionale delle cose ben fatte da chi governa.

Nel merito, però, l’idea della Fondazione era positiva. I buoni intenti erano efficacemente riassunti nella comunicazione ufficiale dell’evento: «In linea con la nuova strategia di ascolto del territorio, già presente anche nel precedente Documento Programmatico Pluriennale, la Fondazione è interessata a recepire input e spunti di riflessione sui principali bisogni e priorità sociali della comunità locale e sul rinnovato ruolo della Fondazione a servizio della propria comunità. La comunità senese è, quindi, chiamata  – si leggeva ancora – ad una nuova forma di dialogo, a contribuire alla costruzione di un innovativo percorso di riposizionamento della Fondazione a servizio del territorio, che potrà raggiungere i migliori risultati se supportato da interazioni, collaborazioni e sinergie con gli interlocutori di riferimento». Bene, il “riposizionamento” della Fondazione nei rapporti con il territorio appare necessità strategica, visto il distacco degli ultimi mesi.

Ma tornando alla partecipazione, tutti e tre gli eventi a forte impronta istituzionale hanno avuto la caratteristica del “mordi e fuggi”. Solitamente i processi partecipativi credibili sono quelli che vanno aventi per mesi e giungono a risultati definibili e concreti. A Prato, per esempio, “CrowdPrato” è stato uno spazio aperto per riflettere sul futuro della città, che ha visto centinaia di persone partecipare a incontri e approfondimenti tematici dal 25 ottobre al 18 dicembre 2014. E alla fine i progetti migliori, giudicati tali da una giuria mista di cittadini e rappresentanti istituzionali, sono stati subiti finanziati per la realizzazione. Concretezza e sostanza e nessun intervento delle autorità cittadine.

Ecco, se i tre eventi istituzionali senesi sono stati un inizio, tutto va bene. Si può migliorare. Se invece sono stati solo uno sfizio per mettersi la maglietta della partecipazione, sarà facile scoprire che sotto la maglietta, ancora una volta, il re – inteso come sistema-Siena post sfascio, non come persona singola – sarà nudo. Cercheremo comunque di non dare soverchio fastidio, perchè sappiamo che il nostro piangere fa male al re. E la metafora è sempre collettiva e non ad personam.

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La Rubrica dei Lettori – L’ennesima lettera inviata al Sindaco che rimarrà senza risposta?

24 giugno 2015 3 commenti

Ricevo e pubblico questa lettera del Signor Paolo Piochi.

 

Al Signor Sindaco del Comune di Siena Piazza Il Campo n. 1

53100 SIENA

e, p.c.         Ill.ma Signora Dott.ssa Anna DI BENE Sovrintendente beni architettonici e paesaggistici per le province di Siena, Grosseto ed Arezzo

Via di Città n. 138 53100 SIENA

 

“ “ Al Signor

  • do Rettore del Magistrato delle Contrade
  • Presidente del Consorzio Tutela del Palio
  • Presidente del Comitato Amici del Palio

 

Rituale contradaiolo

“ “ Spett.le Redazione

  • La Nazione
  • Il Corriere di Siena
  • Il Carroccio
  • Sunto
  • Bastardo Senza Gloria
  • Il Cittadino on Line
  • Il Santo

Loro Sedi

 

E’ di questi ultimi giorni la bella notizia della convenzione sottoscritta tra la Nobile Contrada del Nicchio ed il Comune di Siena volta alla presa in cura, manutenzione e restauro di un bene pubblico che presenta un elevato grado di consunzione quale è da tempo la Colonna e la Lupa del Ponte di Romana.

Nell’apprezzare il profondo significato dell’iniziativa che suggella una straordinaria sensibilità tesa alla salvaguardia/conservazione di un monumento cittadino, mi permetto al contempo di evidenziare come in tale convenzione sia stato implicitamente ribadito che il Comune di Siena è e rimane proprietario della Colonna e della Lupa del Ponte di Romana, al pari delle altre due stele ubicate in Piazza Postierla ed in Piazza Tolomei ove, per le più rilevanti manifestazioni, vengono esposti i gonfaloni dei Terzi di Città.

Sebbene la Nobile Contrada del Nicchio possa rivendicare il pieno diritto del recupero di un monumento così storico, vorrei sperare che l’evento della restituzione alla Città di questa opera sia celebrato in modo solenne alla presenza delle massime autorità cittadine oltre che di tutte le Consorelle appartenenti almeno al Terzo di San Martino le quali avrebbero potuto invece sostenere pro-quota l’onere dell’intero progetto restaurativo, poiché la stele del Ponte di Romana svolge, a tutti gli effetti e come le altre più sopra citate, una funzione squisitamente amministrativa di porta insegna civico.

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La Lupa puntellata

Per questo motivo e facendo seguito a quanto peraltro già sufficientemente argomentato in proposito per iscritto in data 21 gennaio, 7 maggio, 4 settembre, 26 novembre 2014 ed ancora in data 16 gennaio e 18 aprile 2015 (lettere rimaste fino ad oggi prive di riscontro da parte dell’Amministrazione Comunale), mi permetto sollecitare di nuovo la S.V. Ill.ma a voler formalizzare una ufficiale presa di posizione sul tema sollevato, con particolare riguardo alla opportunità di voler disporre un’apposita ordinanza tesa a colmare quel vuoto normativo, peraltro riscontrato nel vigente “Rituale Contradaiolo”, che disciplini ed uniformi l’uso delle tre colonne lapidee.

Per l’autorevolezza del ruolo conferito, sarebbe altresì auspicabile che anche l’Onorando Rettore del Magistrato delle Contrade, cui la presente è diretta per conoscenza, si volesse cortesemente adoperare sulla corretta applicazione delle disposizioni in vigore ed in particolare sulla osservanza delle prescrizioni volte alla esposizione delle bandiere o di altri segni distintivi da parte delle Contrade che si affacciano su Piazza del Campo. Del resto la tutela e la credibilità delle nostre nobili tradizioni si fondano anche sul reciproco rispetto delle più elementari e semplici norme di comportamento.

Distinti saluti.

Paolo Piochi

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Rassegna Stampa – Il Barzanti, l’Allegranti e gli incistiti!!!

23 giugno 2015 1 commento

La Rubrica di Mara Morini – IL “BRAND SIENA” ALLA SELFIEWOMAN.

22 giugno 2015 1 commento

 

Da qualche giorno a Siena aleggia una certa ironia; forse perchè qualcuno è diventato Sindaco per 608 voti e Don Brunetto si è sentito sollevato ed ha avuto subito bisogno di comunicarlo.

Abbiamo poi avuto lezioni di esperienzialità della nostra selfiewoman che indottrina la sua visione sul modo di fare turismo da far invidia ai tour operator crocieristici.

Mara al Mare

Pacchetti organizzati e pregustati, testati personalmente prima di essere proposti, partecipati e poi postati.

Un sorriso tra i pici, un brindisi al chianti, e V di vittoria tra le dita con tenuta da podista.

E i monumenti, i musei, le pinacoteche, pieni di vecchiume e polvere, che balle!!!

Meglio chiudere questi luoghi di perdizione, dove il turista potrebbe sentirsi troppo piccolo al confronto con il passato, dove potrebbe spazientirsi alla passione e al tempo perso degli artisti alla ricerca della perfezione e dei particolari, dell’accostamento di materiali antichi e pietraserena.

Dove solo per i colori degli affreschi e i soggetti rischia la depressione, e per i servizi socio-sanitari non ci sono denari; dove potrebbe subire l’illuminazione e riscoprire la grande civiltà di cui dovrebbe sentirsi parte e accorgersi dello scatafascio generale a cui siamo giunti.

Questo è il “Brand Siena” tanto scanzonato.

Ognuno ha il brand che si merita.

Tempismo perfetto alla critica della nostra selfiewoman: difronte alle mancanze sottolinea come ci può essere di peggio, fà spallucce, sorridi un pò, vagheggia come uscita di casa in pantofole, rispondi altro alle domande ma parti con convinzione alle risposte, e se insistono sii autoironica, strizza l’occhio, avvolgi un dito tra una ciocca di capelli e fai una risatina, e sarai libera dall’empasse!

Qualche freddura tanto per divertire i followers: “L’umile spegne la superbia”, “Da noi le cose le facciamo sul serio”, “Arriva la pioggia ed irruente bagna le strade, ma non lava via quanto di bello questa città ci riserva ogni giorno”, e menomale!!!

Rimane solo qualche cacca qua e là, qualche motorino arrugginito o tavolino abbandonato, perché purtroppo per quelli la pioggia non basta.

d9d35-jennifer2blopez2blato2bbUn vero e proprio merchandising e una serie di gadget potrebbe essere poi l’ideale.

E perché non unire l’utile al dilettevole:

1) apprendimento esperienziale del prodigarsi alla salvaguardia dei beni comuni cominciando a ripulire con la bisaccia donata come sacchetto di raccolta al turista, che si sentirà così a pieno titolo cittadino della ns città,

2) cazzuola del viandante per riattaccare i calcinacci delle mura qua e là. Si potrebbe anche proporli come souvenir o reperti storici, tanto per l’amministrazione non lo sono,

3) raspetta del visitatore, utile a levar i piccoli orti botanici che gratuitamente possono visitarsi in città, che coprono cartelli stradali e indicazioni, quelle poche che ci sono per i visitatori – su quelle si fa presto – che possono essere portate a casa a gratis, ripiantate e avere un pezzo di Siena sul balcone al posto dei gerani, infine

4) bavaglino del viaggiatore golosone, portato a casa come cimelio, macchie di sugo di cinghiale secche a testimonianza.

Eccola l’esperienzialità tutta, nella sua essenza.

Come non raccontare, o turista,

quando torni a casa,

dai tuoi cari, con i tuoi amici,

di questi bischeri senesi

e il ricordo lo avresti lì

nel cassetto della cucina

tra le tovaglie e le posate

sul tuo terrazzo tra vasi e viole, e

quando vai a far la spesa

ricorda, o turista, la tua bisaccia del pellegrino!

Mara Morini

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Alfabeto minimo di Luigi De Mossi

21 giugno 2015 2 commenti

 

 

A come Arezzo – peggio che in Viet-Nam. L’agente arancio ha defogliato tutti i Boschi

 

M come misirizzi- definizione d’antan per il Fanfa; oggi riesumabile per il Silvio nazionale.

 

C come coppie – Neppure F. D. Roosevelt e Kennedy (padre) avrebbero retto il confronto con alcuni amministratori e imprenditori locali.

 

R come i ragazzi del coro– un film di Robert Aldrich con vari intellettuali locali nella parte di sé stessi: assenti giustificati i blogger.

Il Super avvocato DE MOSSI

Il Super avvocato DE MOSSI

 

S come scrittori- a Siena si selezionano scrittori che siano in qualunque modo in buoni rapporti con il governo. Il successo del libro è assicurato.

 

A come assessore regionale – cercasi assessore disperatamente con parità di genere e culturalmente adeguato: io un’idea ce l’avrei … Robertooo!!!

D come Definizione- Tutti i più bassi istinti, ma buon gusto abbastanza per non metterli in piazza..Ardengo Soffici – Giornale di Bordo.

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