Libero Contributo – Il trasversalismo è il vero vincitore nel confronto decennale tra il PD e il PDL sia a livello nazionale che locale di PIERLUIGI PICCINI

A poco servono le dichiarazioni di simpatia o antipatia nei confronti di Renzi ciò che merita fare, a mio parere, cercare di valutare i fatti. È indubbio che una nuova stagione politica si è aperta e se fosse collegata ad una riforma elettorale significativa si potrebbe allora parlare di terza repubblica. Terza perché nei fatti quella che ci stiamo lasciando alle spalle poco si è distinta dalla prima. Chi ha operato da levatrice del nuovo, comunque, non è la politica ancora lontana nei contenuti e nei riti dalle necessità del Paese. Il nuovo è stato determinato e voluto dalla magistratura con due atti dal sapore chirurgico: la condanna e la relativa estromissione di Berlusconi dal Senato e la sentenza sul porcellum. In questa situazione Renzi, con il risultato delle primarie aperte, assesta un colpo simmetrico alla forza che avrebbe dovuto essere alternativa al berlusconismo, il PD.

Pierluigi Piccini
Pierluigi Piccini

Avrebbe dovuto perché nei fatti ne è stata subalterna e in moltissimi casi ne ha copiato gli stili di governo. Il trasversalismo è il vero vincitore nel confronto decennale tra il PD e il PDL sia a livello nazionale che locale, qui a Siena ne sappiamo qualcosa con gli “accordi” fra Ceccuzzi e Verdini. I ventennali attori dello scenario politico potrebbero essere sostituiti da Alfano da un lato e da Renzi dall’altro con un presidente del consiglio voluto da Napolitano (regista di tutte le operazioni) che non rinuncia a giocare la sua parte. Solo da questi presupposti può partire la scommessa sulla riforma elettorale che con molta probabilità sarà di stampo maggioritario. Riforma che prevedibilmente sarà tirata per le lunghe in modo da garantire la sopravvivenza del governo. Lungaggini che serviranno anche a stemperare il risultato delle primarie nel PD. Ma a un certo punto questa benedetta riforma elettorale dovranno farla pena la delegittimazione di quasi tutti gli attuali livelli istituzionali. Solo allora sapremo, almeno lo spero, di che contenuti si vestono le forze politiche che si contenderanno il governo del Paese. Per ora sia Alfano che Renzi hanno la stessa identica matrice, tutte e due nascono in contrapposizione con il vecchio sedimentatosi nel loro stesso partito. Tutte e due vogliono portare contenuti nuovi e stili inediti di governo che ad oggi, però, non conosciamo e che possiamo solo intuire. In questo non ci aiuta ne la lettura dell’ultimo libro di Renzi, ne la relazione tenuta da Alfano alla convention romana. Ciò che ha vinto è stato nel caso del sindaco di Firenze l’abilità affabulatoria, la rapidità dialettica e aggettivante che ha conquistato il consenso grazie alla disperazione dei militanti e simpatizzanti stanchi di vedere da decenni sempre e solo i soliti dirigenti (D’Alema e Bindi ad esempio). Così come maggiore prudenza ci si attenderebbe  da quei dirigenti locali del PD che non più di qualche settimana fa sono stati eletti nelle file di Cuperlo e Civati. Dirigenti che sono stati travolti e delegittimati dal numero dei partecipanti, iscritti e “simpatizzanti”, alle primarie che hanno votato per Renzi (il ceccuzziano Mugnaioli). Per Alfano la sfida è stimolate dal punto di vista dei contenuti: realizzare quella cultura liberale di stampo europeo che manca da sempre all’Italia e che Berlusconi non ha mai saputo realizzare. Ma difficilissima sul piano dell’organizzazione e del confronto con le altre forze di “destra” fortemente populiste e anti istituzionali, vedremo! L’augurio è che questa sfida venga raccolta al meglio per il bene del Paese in preda ad una grave crisi morale. Se ciò non dovesse avvenire, cosa possibile, allora ci ritroveremo ancora una volta nel teatrino dell’italietta.

 

 

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