Bene! A questo punto spero che le tifoserie si calmino e si possa finalmente parlare del merito e domandarci quale futuro attende la Fondazione nel rapporto al suo territorio di riferimento. Domandiamoci, anche, di cosa si stia parlando. Di quanto vale la Fondazione Monte dei Paschi? E di come si colloca nel panorama delle Fondazioni bancarie italiane? A queste domande ho cercato di rispondere osservando il bilancio dell’Ente senese nel 2012 e insieme a quest’ultimo ho estrapolato alcuni dati dal “XVIII Rapporto sulle Fondazioni di Origine Bancaria”. Rapporto che mi ha ulteriormente incuriosito tanto da indurmi a dare uno sguardo ai bilanci di diverse altre fondazioni. E lì sì che ho trovato chiara ed esaustiva la rappresentazione della missione degli enti con le relative risposte e poste di bilancio comprensibili ed esaurienti. Sarebbe giĂ “rivoluzionario” se quello della fondazione bancaria senese, relativo alla gestione 2013, ci permettesse di avere maggiori dettagli. Da queste due pubblicazioni si evince che la Fondazione vale 673 milioni di euro. Valore che è da ritenere, una volta pagati i debiti propri e alienata in larga misura la partecipazione della banca conferitaria, rimanga sostanzialmente immutato. Di questo avremo conferma dagli attuali amministratori della Fondazione.

673 milioni di euro di patrimonio (diciottesima nella graduatoria) parrebbero di tutto rispetto se non fossero paragonati ai 6,6 miliradi di euro della Fondazione Cariplo o di quelli a noi piĂ¹ vicine come: la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, all’ottavo posto con 1,3 miliardi di euro di patrimonio, seguita subito dopo dalla Fondazione Lucca con 1,2 miliardi di euro di patrimonio. Per capire dove siamo e dove sia possibile andare facciamo un piccolo passo indietro. Nel 1996, al momento della sua costituzione, la Fondazione Monte dei Paschi valeva 2,7 miliardi di euro con solo il 38,3% del suo patrimonio costituito da azioni della Banca Monte. Al 31/12/2010 la Fondazione del presidente Mancini valeva, a valori di libro, 5,4 miliardi, nel 2011, 1,3 miliardi e nel 2012, 673 milioni di euro. Nei tre anni sopra indicati la Fondazione ha contabilizzato perdite per un controvalore di 653,9 milioni di euro. In questo momento sembrerebbe che all’orizzonte non ci siano perdite latenti anche perchĂ© se così fosse in ulteriori tre annate sfavorevoli, come quelle citate, la Fondazione sparirebbe. La domanda da farci, a questo punto, è: con un patrimonio di questa natura è opportuno e conveniente avere una partecipazione del 2,5% nella banca conferitaria il cui onere per mantenerla, partecipando all’aumento del capitale sociale e se i calcoli sono giusti, sarebbe almeno di 75 milioni di euro? Forse che questo ulteriore sforzo è per rimanere nei famosi “salotti buoni” della finanza? Quei “salotti buoni” che poi tanta fortuna non hanno portato ne alla Fondazione, ne alla cittĂ , ne alla sua principale “industria”. Le istituzioni cittadine, così come si sono messe le cose, devono affrontare una serie di questioni strategiche, improcrastinabili per il futuro stesso di Siena e del suo territorio. Strategia che ha proprio nello statuto della Fondazione uno dei punti focali che deve essere, per questo, radicalmente ripensato. Va ripensata la sua missione che deve essere ridimensionata in rapporto al suo patrimonio, insieme ai settori di intervento. Vanno ripensati e ridimensionati gli attuali organi di governo. Va ridefinita e ridisegnata la struttura organizzativa propria. Infatti non è pensabile che questi organi nel solo 2012 siano costati 1.676.407 di euro dal momento che questa per funzionare abbia, ad esempio, speso per consulenze strategiche 9.947.819 di euro oltre a 2.585.931di euro per spese legali. Tralasciando il costo del personale (4.052.500 euro).
Rispetto agli indirizzi strategici ritengo utile una riflessione sui soggetti su cui vi è una partecipazione diretta della Fondazione quali ad esempio Siena Biotech, Vernice Progetti Culturali, Biofund S.p.A. e Fondazione con il Sud; troppo sarcastici potrebbero risultare gli inviti a ripensare le partecipazioni come la Casalboccone S.p.A. e la sua collegata Eurocity sviluppo immobiliare srl. Non commento la Sansedoni come, visto che Amato non dovrebbe essere piĂ¹ nei ranghi, la blasonata Enciclopedia Italiana fondata G. Treccani.
Alla fine di queste riflessioni non sarebbe male se chi vi ha interesse: i cittadini, le istituzioni, la politica andassero a leggersi le relazioni di fine esercizio delle altre fondazioni bancarie non ultima la vicina Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze al fine di trarre spunti utili per serene e proficue discussioni. Capisco che queste indicazioni possano fare male al cuore oltre ad offendere l’intelligenza perchĂ© rovescia ciĂ² che è stato un vanto di secoli per Siena magistralmente riportato dallo storico Carlo Maria Cipolla nei suoi scritti.

Un saluto
Leggo i numeri e mi pare di intendere, la brutale e repentina perdita di valore, di valori, di patrimoni storici culturali e altro. Del “vanto dei secoli” non rimane a Siena, niente, mi pare quindi. Se poi ci sono stati dei reati, sarebbe bene accertarli, magari.
Capisco la difficoltĂ¡ di molta, della cittadinanza senese, legata professionalmente al Monte.
Ma Siena non Ă© mai stata solo Monte dei Paschi. Il fatto di volerlo far sembrare e diventare, anche in maniera artificiosa e forzosa (sono sparite tutte le altre industrie senesi, il dolciario ad esempio) Ă© stato un grosso errore, secondo me.
Ripartire per una volta, anche da un Sindaco che non venisse da quella, sola “industria”, per me, sarebbe giĂ¡ un grossissimo passo in avanti, per esempio.
Giusto! Ma da quanto è che ci si perde invece intorno allo statuto del SMS? Parliamo di Fondazione, sì, dott. Piccini, di rivedere il “suo” statuto, perchĂ© è sempre quello in sostanza nonostante le ultime modifiche? Almeno lei di errori tende a non ripeterne. O sbaglio?