Libero Contributo – IL TRADIMENTO DELLA FIDUCIA COLLETTIVA

Il Club femminile Soroptimist di Siena ha battuto tutti i maschietti nel farmi presentare per primo la recente ‘Storia di Siena’ in città (poi c’è stata l’Università per Stranieri) e ieri mi ha fatto concludere il primo ciclo di presentazioni (dopo Milano, Firenze, Benevento, San Quirico, Chianciano, Sarteano e Contrada dell’Onda, naturalmente) nella splendida cornice di una fattoria del Brunello a Montalcino.

Non è questa la notizia, però, com’è ovvio.
E’ piuttosto che queste presentazioni hanno consentito di approfondire questo o quel punto toccato nei dibattiti, o nelle recensioni, tra le quali si segnala quella di Duccio Balestracci apparsa nel freschissimo “Bullettino senese di storia patria” ora in libreria.
Il punto direi più interessante emerso dalle riflessioni sollecitate è la grande capacità dimostrata dalla città nel corso dei secoli di costruire istituzioni. Istituzioni per tanti secoli bene funzionanti o comunque, anche quando colpite da scandali, capaci di immediatamente riprendersi per la intelligente prontezza del largo (altro carattere di fondo) ceto dirigente della città.
Il caso classico è quello del MPS che ebbe malversazioni gravissime ma prontamente punite. E anche con la pena di morte. Avvenne nel primo Seicento e nel primo Settecento.
Si era detto che erano tempi di crisi perché c’erano i Medici. Eppure le istituzioni che hanno fatto gran parte della storia di Siena negli ultimi 400 anni (quasi) sono il MPS, il SMS, il palio delle contrade, l’Accademia dei Rozzi e dei Fisiocritici, il Collegio Tolomei: tutte d’età medicea. S’è parlato sempre con grande enfasi del periodo di Pietro Leopoldo (benefattore per aver soppresso tanti Comuni, sia chiaro) ma l’Ottocento e il primo Novecento ci hanno ridato l’Università con un grande Ospedale, la Misericordia (e poi la Pubblica Assistenza), e gli istituti cui si deve molto della tradizione scientifica senese: Pendola, Psichiatrico (una vera città) e Sclavo. Questi garantirono larga occupazione quando il MPS era ancora da questo punto di vista poca cosa (200 dipendenti in tutta la Toscona a fine Ottocento).

Prof. Mario Ascheri
La Repubblica aveva fallito con la sua litigiosità fratricida ma aveva lasciato nel DNA senese una radicata capacità di fare istituzioni e di saperle amministrare. Un ceto dirigente vigile sapeva tagliare i suoi rami secchi quando era l’occorrenza e aveva creato, nonostante il dualismo di classe nobiltà/popolo perdurante anche del Novecento sotto spoglie via via diversificate, una grande, eccezionale fiducia collettiva nelle istituzioni.
Ci si identificava in esse fino a tempi recenti. Si poteva stare a veglia in contrada tra canti e bevute perché ci si fidava. Oppure, come ha fatto gran parte del ceto benestante delle professioni, si seguivano gli affari e si lasciava il resto a quelli, pochi, che avevano passione per la politica. Tanto si sarebbero mossi su binari consolidati, sicuri.
Le recenti vicende perciò sono state una ferita profondissima, uno squarcio in una scorza pur ben robusta. Hanno tradito una certezza consolidata nel profondo del carattere della collettività senese. Quel gruppetto di “Inqualificabili” ha profittato della delega e ha distrutto un’identità, una certezza psicologicamente fondamentale. Perciò, credo, non c’è stata la reazione che avrebbe dovuto esserci, perciò non si è visto un consiglio comunale invaso da inferociti cittadini come è successo a Venezia (per molto meno dal punto di vista del danno!), perciò il Campo è stato invaso da dipendenti del MPS provenienti da fuori e non dalle agenzie senesi…
La collettività senese non ha ancora elaborato la Grande Bouffe, e perciò anche il PD ha potuto presentare una lista e un candidato, nonostante tutto questo, e ora continuare con i soliti dirigenti e le consuete pratiche discriminatorie nelle nomine ecc. ecc.
Il fatto che abbia anche vinto conferma la diagnosi. Il trauma non è stato ancora elaborato. L’insipienza clamorosa delle opposizioni alle recenti elezioni non ne è essa stessa una riprova?
Perciò anche è stato accolto come salvifico il progetto della Capitale della Cultura, non a caso affidato a un forestiero e senza alcuna protesta delle due Università, delle tre accademie ecc. ecc.
E’ uno di quei coma dei quali è impossibile prevedere il decorso. Ma se c’è qualcosa di saldo, come le contrade con tutti i loro difetti (rimediabili in un futuro contesto di ripresa), per favore cari concittadini, non spariamo loro addosso! E se ci sono manifestazioni di libero pensiero che non condividiamo, per favore, non andiamo subito a reprimere. E invece di esprimere generica solidarietà per i fatti di vandalismo ormai troppo frequenti qua e là, non sarebbe bene dare altre direttive alla polizia municipale?
Banale chiedere dove è finito in Comune il ‘comune’ buon senso. Discutiamo piuttosto di come uscire dal coma profondo…

Mario Ascheri

 

4 replies to “Libero Contributo – IL TRADIMENTO DELLA FIDUCIA COLLETTIVA

  1. chiaro che ha scritto del Santa Maria come mediceo per una svista facendo l’elenco, vero Professore? O forse voleva dire che divenne allora più importante ancora?
    L’idea che la vergogna doveva consigliare il PD di non partecipare alle elezioni 2013 è molto buona. Chiaro che era irreale la mancata presentazione, ma il problema morale rimane. E si è visto. E’ gente che è passata sopra a tutto. I dirigenti non sono gli stessi del tempo degli INNOMINABILI? Tutti corresponsabili moralmente per colpa, omessa vigilanza dovuta eccome! Ma il segretario è “fiorentino”, quell’altro è della val di Chiana, ha ragione i senesi originari hanno abdicato, gli bastano le cene al rotary e allions e qualche posto qua e là come nella FISES, la meraviglia delle meraviglie. A chi avrà prestato in questi anni i nostri soldi? Potremo mai saperlo? si faccia vivo più spesso. Capisco che dà più soddisfazioni andare altrove. La seguo su uniroma3.academia.edu, è un altro mondo, lo capisco,

  2. Caro professore, condivido la sua analisi, particolarmente sono d’accordo sull’insipienza dell’opposizione. Purtroppo l’opposizione oltre ad essere divisa, praticamente su tutto, non è stata capace di mettere pressione nel modo giusto alla maggioranza, basti pensare che per la fondazione hanno partorito, anziché candidati comuni, candidati di gruppetto. Risultato, grande risata del sindaco e nessuno dei proposti delle opposizioni. La lezione non è bastata e, a parte il sms, non si vede nulla che possa unire, si vedono solo i distinguo all’interno delle varie minoranze. Purtroppo in una città in difficoltà, se tutti insieme non cavalchiamo almeno le idee migliori, non si va da nessuna parte.

  3. L’ho trovata la recensione di Balestracci in academia.edu, grazie professore! Almeno farà dimenticare le sciocchezze che si son lette sul Corriere fiorentino. Ha colto l’essenza del libro, vero? Certo, Lei in questo articolo è stato ben più esplicito, ma del resto il libro va da tutte le parti e deve avere un suo equilibrio,deve evitare polemiche e congetture.
    Vedremo quello di Piccini, può essere interessante, ma mi interessa vedere come parlerà degli ultimi anni, disastrosi anche per le liste civiche.

  4. Cari Amici,
    sempre considerazioni di buon senso…come mai però non riusciamo a incontrarci o in qualche modo a farci sentire dai ‘politici’? Il PD poi ci considera NEMICI da sopprimere o al massimo da tollerare con il silenzio totale, con il disconoscimento, invece di darci la dignità quanto meno di interlocutori. Non siamo (almeno io di sicuro) di nessun gruppo politico, per cui non avrebbero interesse piuttosto ad avere pareri, consigli, un minimo di supporto da un indipendente? No, rimangono con il loro bastone in mano, pronto a usarlo o a ignorare chi osa discutere alcunché.
    Come può un Partito così diretto andare bene? A Siena i risultati sono matematici, vi pare? Del resto proprio su questo blog avete già sgonfiato la retorica del 41% di Renzi: uguale a un 25% e in mancanza di alternative credibili per molti; io stesso conosco molti eletori che NON avevano mai votato PCI-PDS-PD ma Renzi lo hanno votato: e che altro si poteva sperare? Ma ciò non toglie che la situaizone senese sia eccezionale, non risenta per nulla, se non nella retorica, della ‘svolta’ almeno apparente e coinvolgente di Renzi. Se son rose fioriranno, ma qui non c’è neppure il dubbio che siano rose…ahimè!

I commenti sono chiusi.

close-alt close collapse comment ellipsis expand gallery heart lock menu next pinned previous reply search share star