Lettere a IL SANTO – Marco Falorni ringrazia e risponde ai lettori…

RICEVO E PUBBLICO

Ringrazio tutti coloro che hanno commentato il mio articolo. Mi corre l’obbligo di almeno un paio di risposte, a Chany e a Mauro Aurigi.

1)    Quando ho scritto che se il primo che passa venisse catapultato improvvisamente nella stanza dei bottoni farebbe solo disastri, Chany si chiede ironicamente se ha letto male. No, ha letto bene, ma ha capito male. Per suo comodo, mi spiego con un esempio banale. Quando le banche erano banche, se assumevano un ragazzo giovane, non lo mettevano subito a fare il presidente, ma cominciavano con il fargli contare gli spiccioli. Con questo non dico che i giovani debbano essere esclusi dai ruoli importanti. Anzi, ce ne fossero, di consapevoli dei problemi e impegnati a migliorare la loro comunità. C’è proprio bisogno di giovani così, che pensino un po’ di più alla polis, e un po’ meno a farsi travolgere dalla febbre del sabato sera. Chi vuol capire capisce.

Marco Falorni

2)    Quando ho scritto che non servono coloro che sembrano arrivati da marte, volevo dire che chi non conosce i problemi non può risolverli. Può imparare, certo, ma nessuno nasce imparato. Questo non vuol dire che non sia necessario un robusto ricambio del personale politico. Quanto a Mauro Aurigi, al quale riconosco sicuramente una forte passione civile, voglio ricordare che già nei primi anni ’90 eravamo insieme nell’eterogeneo comitato per la difesa del Monte dei Paschi che combatté, perdendola, la battaglia contro la trasformazione del Monte in società per azioni, trasformazione dalla quale traggono origine gran parte dei problemi attuali. Ma già prima di allora, se la memoria non mi inganna, Aurigi aveva alle spalle una lunga militanza in un partito politico (niente di male, come me, del resto) e successivamente ha messo insieme, legittimamente, varie candidature, sotto diverse etichette politiche, alla carica di sindaco e a quella di consigliere comunale. Comunque l’esperienza politica, in genere, non è una colpa, ma un merito. Per questo penso che ad affrontare problemi gravi non possano essere messe persone che, magari in buonissima fede, siano talmente ignare dell’esistente da sembrare provenienti dalla luna. Per questo penso che la nuova classe dirigente e politica senese dovrebbe essere costituita da un giusto mix di “nuovi” e di “vecchi” senza scheletri nell’armadio. Posso sbagliare, certo, ma questa è la mia opinione, e mi pare difficile sostenere che sia dettata dalla difesa di una rendita di posizione politica.

3)    In conclusione, è amaro sentir dire, come mi è capitato nei giorni scorsi in un incontro pubblico sul Monte dei Paschi, che le colpe del disastro attuale sono “sia della maggioranza che dell’opposizione”, perché “tanto sono tutti uguali”. E’ la stessa cosa votare contro o votare a favore di decisioni rivelatesi poi effettivamente disastrose? E’ questo il livello di attenzione alla polis espresso da certi senesi? E con quale credibilità ci si propone per sostituire sia la maggioranza che l’opposizione? Forse sarebbe bene riflettere, prima di sparare sentenze.

Marco Falorni

One reply to “Lettere a IL SANTO – Marco Falorni ringrazia e risponde ai lettori…

  1. Caro Marco, con la mia iscrizione al PCI hai scoperto l’acqua calda: dal 1969, ossia dallo strappo di Berlinguer con l’URSS e la sua condanna dell’invasione della Cecoslovacchia e della persecuzione del dissenso, fino alla sua morte nel 1984. Prima e dopo questo periodo non c’è mai stato posto per me in quel partito e in nessun altro. Dal 1984 ho smesso di votare o, meglio, ho annullato la mia scheda affinché non la votasse qualcun altro. Uniche eccezioni le ultime tre elezioni comunali perché candidato in liste antipartito.

    Ciò detto non condivido la tua valutazione che per “fare” la politica ci voglia esperienza. C’è sennò una contraddizione che va spiegata: il cittadino comune non saprebbe fare il sindaco o il consigliere comunale, però in democrazia gli si riconosce per definizione la capacità e l’esperienza per scegliere quali dei candidati abbia le capacità per farlo. Credo invece che ci voglia meno esperienza e intelligenza per ricoprire la carica di sindaco che capire e votare chi abbia i titoli morali e materiali per farlo.
    Pensa che nel periodo che sono state create le cose di cui oggi è fatto direttamente o indirettamente il 90% della nostra vita culturale, sociale ed economica (Monte, Università, Ospedale, Arte/turismo) nei banchi del governo sedevano comunissimi cittadini per soli due mesi, e in quelli del parlamento per un solo anno, tutti senza rinnovo alla scadenza del mandato se non dopo anni. Per cui nessuno poteva essere un politico “esperto” e nessuno poteva fare il politico professionale, tant’é che nessun nome di un solo politico dell’epoca è giunto sino a noi nonostante l’enorme patrimonio morale e materiale che hanno edificato e tramandato a noi. Come si fa a non pensare che oggi noi siamo così incapaci di costruire alcunché proprio a causa dell’ “esperienza” di chi ha governato (partiti di maggioranza e di opposizione) la città in questi ultimi secoli?
    Certo che l’esperienza è indispensabile, ma solo per “manovrare” al fine di aumentare il consenso clientelare e il proprio potere. Queste sono cose a cui il politicante “esperto” dedica il 90% del proprio tempo e solo il 10% del suo tempo è sufficiente per gestire la res publica che evidentemente non è un’arte così difficile. E la cosa è tanto vera che, almeno una trentina di dirigenti per contrada, ossia un mezzo migliaio di cittadini potrebbero fare subito il sindaco senza alcuna preparazione e dedicandovi solo il 10% del proprio tempo, in maniera assai migliore di chi l’ha fatto negli ultimi 30 anni, mentre un’altro centinaio per contrada, ossia qualcosa come un paio di migliaia di persone potrebbe fare senza alcuna difficoltà il consigliere comunale senza mai averlo fatto prima. E fuori dell’ambito contradaiolo ce ne sono parecchi di più che hanno le stesse caratteristiche.

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