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La rubrica della COOL-TURA – Il nuovo libro di Mario Ascheri un ottimo regalo di Natale…

Mario Ascheri – Storia di Siena

3 replies to “La rubrica della COOL-TURA – Il nuovo libro di Mario Ascheri un ottimo regalo di Natale…

  1. Grazie, professore, auguri vivissimi! I giornali naturalmente non parlano. Ma di che hanno paura? Forse perché c’è un cenno, appena un cenno, a un direttore di oggi e si rispettano vicendevolmente?
    Se posso farLe una piccola critica (l’ho finito ormai una decina di giorni fa e l’ho regalato ai familiari) sarei stata più dura con i media senesi, veramente scandalosi. A distanza di tanti mesi cos’è cambia to? Hanno ammesso Suo figlio a Siena TV, Magrini s’è redento, ma tanti altri dormono sonni beati.
    Lo Strambi non lo avrei messo in bibliografia. Non ci stava meglio l’Orlandini?
    Comunque complimenti. Peccato che il Mangia lo abbia già. Ad alcuni andrebbe tolto a Lei andrebbe ridato! AUGURI

  2. e nel video parla di un po’ di conformismo, mah, è stato buono, forse il clima natalizio…ma quelle pene di morte per il MPS vado a cercarmele! Era una città seria, non c’è dubbio, “affidabile” come dice il professore.
    Che i giornali di Siena NON ne parlino a un mese dalla comparsa (gli ho telefonato per gli auguri, mi conferma che tutti i giornali lo hanno avuto, anche il cittadinoonline e il Corriere fiorentino per Barzanti, ma è fiducioso perché sono in un cul de sac) è in linea con la tradizione della Siena prepotente e chiusa, altroché capitale della Cultura così, e se viene fuori a livello nazionale una discriminazione del genere, una ottusità manifesta così evidente?
    Con il Costituto il professore c’era arrivato, vi ricordate? Era un tale scandalo! Ma
    Corriere della Sera, Prodi e altri si mossero. Cenni e Flores si coprirono di c…e la città di ridicolo?

  3. Cara Silvia,
    sempre pungente sei! Grazie anche Bea delle critiche. Ci ripenso quando, spero, ci sarà da fare una seconda edizione. Ora discutiamo l’impianto del libro: e quello mi sembra che funzioni: sono pronto a difenderlo in pubblico, come si farà ormai a gennaio, ma anche su queste colonne sempre ospitali.
    Non mi pare di averti parlato, però, di ‘cul de sac’ che è una bella e dotta immagine con cui hai interpretato il mio dire, e cioè: i giornalisti d’Antico regime, per usare anch’io un’immagine dotta, dovrebbero capire che i tempi sono cambiati e finiranno per capirlo; per ora hanno difficoltà a capire che Siena ha bisogno di un cambiamento radicale che dovrebbe partire anche dal ritiro dalla scena di qualcuno dei più responsabili.
    Ma i processi a chi giovano? Eliminiamo metà della cittadinanza? Ci sono anche responsabilità per omissione, quante? E ai mille personaggi che hanno lucrato nei vari CdA gli si fa restituire il malloppo? Mi sembrerebbe più utile (tra le priorità che ho dimenticato, è stato tutto improvvisato: ero in piedi e quasi di corsa) disboscare gli enti: non ce ne sono di inutili CdA?
    Forse una mozione in questa direzione sarebbe utile, visto che ora ci sono tanti renziani nel PD, non vi pare consiglieri comunali?
    Ma le omissioni? Quanti avrebbero potuto dire autorevolmente dall’Università, ad esempio, che i media senesi non andavano per il verso giusto, adatti a una città tra le più floride (allora) del Paese? Perché hanno taciuto proprio loro, l’élite culturale della città?
    Perché non hanno neppure parlato della propria istituzione in crisi ormai evidente da tempo?
    La crisi ha tante sfaccettature, come i silenzi: ma tra i silenzi al tempo del Fascismo e quelli di oggi (e meglio ancora di ieri) non c’è nessuna differenza?
    I processi andrebbero troppo lontano e oggi servono a poco. Cautele sì, nutriamone, ma inquisizioni a tappeto no: qualche personaggio, certo, sarebbe bene che avesse il buon senso di non inquinare più i dibattiti, specie quelli che contano per davvero: entro il PD.
    E lì che ci sono le responsabilità maggiori oggi per ridisegnare il futuro di Siena, è lì che sarebbe utile una bella e profonda riflessione e un rimescolamento delle carte, anche visto il grande successo di Renzi. Un segnale che avrebbe dovuto imporre serie riflessioni.
    A quando?

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