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Libero Contributo – Discussione in aula sul Monte: ecco come Valentini è diventato “Valent-uzzi”

Nota de IL SANTO: Vi faccio notare che la MOZIONE della MAGGIORANZA era sbagliata in molti punti. Marco Falorni lo puntualizza alla Consigliera Persi

Storico. Che piaccia o no, il dibattito sulla Fondazione MPS svoltosi durante il consiglio comunale del 19 dicembre 2013, è stato comunque storico. E questo perché, quale che sia l’esito dell’assemblea della Banca MPS del prossimo 27 dicembre 2013, il dibattito svoltosi in palazzo Pubblico è stato l’ultimo in cui la città di Siena, attraverso il consiglio comunale, ha potuto dire una parola con possibilità di avere un minimo di voce in capitolo sul Monte dei Paschi.

Ci si aspettava, da questo dibattito, una volontà unanime e condivisa del consiglio comunale, dato che solo questo sarebbe stato il modo per avere un certo peso, almeno morale, in sede di assemblea della Banca. Il peso della proprietà storica, la comunità senese, concorde nel sostenere una posizione legittima e di buon senso.

Sul piano politico, c’erano tutti i presupposti perché ciò accadesse, in quanto la minoranza aveva presentato una mozione che in sostanza ricalcava le posizioni già espresse nei giorni precedenti dal sindaco, sulla stampa locale e nazionale. Sulle stesse posizioni si erano tenuti, nei vari documenti e nelle riunioni dei capigruppo, le forze politiche presenti in consiglio e i singoli consiglieri più vicini alla linea politica di Valentini.

Solo il PD, e neanche tutto, perché almeno due consiglieri sono da considerare “valentiniani”, teneva, sotto traccia, una linea difforme, chiaramente sbilanciata a favore della posizione del presidente della BancaProfumo.

C’erano i presupposti, e c’erano anche i numeri, perché Valentini si decidesse finalmente a fare il sindaco di Siena, e non il sindaco tenuto sotto scacco da una minoranza del PD, quella ceccuzziana, che è appunto minoranza elettorale, anche se, a livello cittadino, è maggioranza nelle tessere. Una minoranza, però, che ha nel suo dna la volontà di forzare sempre la mano. Lo ha fatto anche questa volta, presentando in anticipo una mozione firmata dalla sola capogruppo del PDCarolina Persi, una mozione ispirata dalla linea Mugnaioli-Ceccuzzi.

Bruno Valentini poteva, anzi doveva, prendere in mano la situazione, presentare un nuovo testo e chiedere a tutti la disponibilità a ritirare i rispettivi documenti, con la minoranza che aveva già dato in tal senso la propria disponibilità. Ma Valentini non lo ha fatto. Ha preferito subire l’ennesimo diktat, appiattirsi sulla linea dettata dal PD ceccuzziano, ha preferito smentire se stesso, definendo di “piccolo cabotaggio” proprio quella mozione di minoranza che stavolta sosteneva le sue posizioni sul Monte.

Così non può andare avanti per cinque anni, così la città sarà ulteriormente danneggiata, se già non lo fosse stata abbastanza. Con un sindaco che ormai ha dimostrato di non avere coraggio, con un sindaco “Valent-uzzi” tenuto sotto il giogo dell’ala del PD fedele a Ceccuzzi, non c’è possibilità di dialogo, neanche da parte di chi, per il bene della città, avrebbe potuto dare un contributo. I senesi hanno votato come loro solito, anche questa volta, ed ora ne raccoglieranno giustamente i frutti.

Per completezza di informazione, e per la storia, ricordiamo gli esiti delle votazioni in consiglio: sulla mozione del PD, approvata, e su quella della minoranza, respinta.

La mozione firmata da Carolina Persi (PD), è stata approvata con 20 voti favorevoli, a fronte di 11 voti contrari, arrivati da  Bianchini (Nero su Bianco), Falorni (Impegno per Siena), Staderini e Corsi (Moderati di centrodestra), Neri e Giordano (Siena Rinasce), Tucci (Cittadini di Siena), Laura Vigni (Sinistra per Siena), Pinassi (Cinquestelle), Laura Sabatini e Alessandro Trapassi (Siena Cambia), questi ultimi due in dissenso con il loro gruppo e con la maggioranza tutta.

Per quanto riguarda la mozione di minoranza (firmata da CortonesiBianchiniFalorniStaderiniCorsiNeriGiordanoTucci), la stessa è stata respinta, avendo ottenuto 10 voti favorevoli (7 degli 8 firmatari, perché uno era assente, più Laura VigniTrapassi e Laura Sabatini), un astenuto (Pinassi) e 17 voti contrari.

Qui di seguito pubblichiamo: 1) l’intervento pronunciato in aula da Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena, in sede di discussione unificata sulle diverse mozioni; 2) la dichiarazione di voto di Falorni sulla mozione del PD; 3) la dichiarazione di voto di Falorni sulla mozione di minoranza.

Intervento del consigliere Marco Falorni nella discussione accorpata sulla Fondazione MPS

Oggi abbiamo appreso che la senesità non è un valore, e ce lo ha spiegato una collega che ha dipinto un Palio, che dipinge gli zucchini delle contrade, i giubbetti e quant’altro. Oggi alla senesità si preferiscono i valori della JP Morgan, della Morgan Stanley e quant’altri. Io voglio riprendere qualche frase di un articolo de Il Fatto Quotidiano di oggi, in cui si dice che l’Italia, non Siena, l’Italia rischia di far partire per lidi stranieri la terza banca del Paese. Perché tra le banche acquirenti, nemesi totale, ci sono anche Santander e tre banche del consorzio di garanzia, Mediobanca, Goldman Sachs e JP Morgan, che sono creditrici anche della Fondazione. La Consob questa volta è stata avvertita, non potrà dire che non lo sapeva. Ci assicura la presidente Mansi che di tutte le incongruenze presenti nelle varie operazioni la Consob è stata messa a parte, per quello che può valere. Il Monte sarà preda facile, perché a poco prezzo, prima delle banche creditrici della Fondazione, Goldman Sachs, JP Morgan e Mediobanca e poi di quelle del consorzio di garanzia.

“La terza banca del Paese – scrive Il Fatto – sta per essere acquistata a prezzi stracciati dal capitalismo finanziario internazionale”. Questo è ciò che si appresta ad avallare anche la sinistra rappresentata in quest’aula. “E pensare che MPS ha in pancia ben 24 miliardi di euro di titoli del debito pubblico italiano”, che potrebbero anche molto rivalutarsi  se lo spread, il famoso spread di cui anni fa non si sapeva nulla e che ora si guarda tutti i giorni a che punto è, se questo spread continuerà, come potrebbe essere, a scendere. “Comprenderete”, si legge sempre su Il Fatto Quotidiano, “perché l’Italia stia sempre più diventando un mercato di consumo dove si può fare shopping a prezzi convenienti”. Ecco io ho apprezzato questo articolo e in buona misura lo faccio mio.

In campagna elettorale ebbi modo di dire, in previsione di quello che ci aspettava, che era cosa molto inquietante, che chiunque avesse vinto le elezioni, c’era da fare una cosa particolarmente impegnativa, e cioè trattare con il presidente Profumo. Ecco, per far questo in maniera efficace, ebbi modo di dire che il nuovo sindaco avrebbe dovuto avere varie caratteristiche, ma sicuramente due non prescindibili: non essere del PD e non essere dipendente del MPS. I senesi hanno eletto Valentini. Oggi raccoglieranno i frutti. Ma nonostante questo, riconoscendo doti personali ed umane apprezzabili al sindaco eletto, abbiamo fatto più volte, fin dalla prima seduta del mandato amministrativo,  aperture di fiducia e abbiamo dato disponibilità di collaborazione per il bene di questa città. Io vengo dall’esperienza lunga e anche molto partecipata delle Liste Civiche Senesi, che sono liste civiche non per caso, perché si occupano prima di tutto di Siena, quindi per il bene di Siena abbiamo dato la massima disponibilità a collaborare.

Ma quando si decide, signor sindaco, a fare il sindaco di Siena, non il sindaco del PD, non il sindaco che si appresta a votare lui stesso la mozione Persi-Mugnaioli-Ceccuzzi? Il sindaco di Siena, il sindaco di tutto questo consiglio comunale.

Profumo dice che rispetta tutto l’azionariato, non solo il 33 per cento. E allora vada in assemblea e rispetti l’assemblea, se eseguirà il mandato dell’assemblea sarà sicuro di fare l’interesse dell’azionariato. Quale sarà questo esito dell’assemblea del 27 dicembre, io non lo so, nemmeno lo voglio ipotizzare, perché i colpi di scena sono dietro l’angolo. E’ anche giusto, su questo concordo, che non dobbiamo prendere una posizione per uno nei confronti dell’altro, perché non spetta a noi dare la ricetta di gestione  su come uscire da questa trappola, ma noi dobbiamo dare gli obiettivi, noi abbiamo il compito, anzi il dovere di dare l’indirizzo politico su come muoversi. Quindi ribadiamo che entrambe le istituzioni ci stanno a cuore e devono collaborare, Banca e Fondazione devono collaborare, ma è chiaro, come ha detto la presidente Mansi in conferenza dei capigruppo, che la Banca un’alternativa ce l’ha, un futuro dopo il gennaio 2014 ce l’ha, mentre la Fondazione, a seconda degli esiti dell’assemblea del 27 dicembre prossimo, un futuro non ce l’ha.

Noi vorremmo un presidente della Banca che prima di fare un aumento di capitale da 3 miliardi di euro lo concordi con l’azionista di maggioranza. Chiediamo troppo? Non lo so. Vorrei che entrambi i nostri enti avessero un futuro nel 2014 e ben oltre. Per far questo credo che sarebbe stato necessario, anzi indispensabile un mandato forte e unitario da parte di questo consiglio comunale. Per tale motivo avevamo chiesto un consiglio straordinario, non per divertirsi, ma per svegliare la città, e non per addormentarla come a qualcuno riesce bene, per svegliarla; perché è vero quello che ha detto Cortonesi, c’è tanta paura, troppa paura, e con la paura i problemi non si sono mai risolti. Chiaro che la paura è un sentimento umano, ce l’abbiamo tutti, anche io mentre parlo, però la paura non risolve i problemi. Abbiamo chiesto alla città di farsi sentire: dove sono i sindacati, dove sono le associazioni di categoria, dove sono i singoli cittadini, quanti sono venuti a vedere cosa combiniamo in quest’aula? Mi sembra che ancora una volta prevalgono coloro che la città la vogliono addormentare, che vogliono tenere tutto sotto traccia, non svegliarla.

Con amarezza dico questo. Avevamo, per la volontà di trovare un accordo, accondisceso al fatto di non insistere nel richiedere il consiglio straordinario, abbiamo accettato di ripiegare su una parte dedicata di un consiglio ordinario pur di raggiungere un documento unitario. A tal fine abbiamo preso contatti, abbiamo dato le nostre richieste alla maggioranza, alla capogruppo Persi, e quale è stata la risposta? “Ho già depositato la mozione”. A firma di chi? “Mia”.

Allora noi abbiamo depositato la nostra, ma siamo ancora in tempo a discutere, ancora in tempo a ritirare i documenti, ancora in tempo a votare tutti insieme un altro documento redatto alla luce del buon senso. No, non interessa. Allora sarebbe stato meglio non parlarne, oggi, del MPS. Perché ora, l’ha già detto Tucci, alla Mansi noi consegniamo una pistola scarica, perché si dà ancora una volta l’immagine, alla città, all’Italia e a chiunque ci guardi, di un consiglio diviso fino all’ultimo, fino ai minuti di recupero della partita decisiva. Siamo divisi fino all’ultimo, e la città raccoglierà i frutti di questo.

Evidentemente a una parte della maggioranza, anzi a una parte minoritaria del PD, perché è minoritaria nei numeri elettorali se non nelle tessere, a una parte minoritaria del PD questa unità non interessa, anzi, non la vuole, e l’ha dimostrato con i fatti, non con le parole. Ancora una volta mettendo in riga i propri alleati, che io in una seduta recente ho definito docili, suscitando la comprensibile reazione del collega Pasquale Cappelli, che mi diceva: perché ci definisci docili? Ti assicuro Pasquale che questo termine non voleva essere dispregiativo, ma semplicemente descrittivo della realtà. Perché gli alleati del PD di minoranza, cioè del PD ceccuzziano, nella realtà non sono docili, sono docilissimi, mansueti, sdraiati, timidi.

Se il signor sindaco e voi vi apprestate a votare la mozione Persi-Mugnaioli-Ceccuzzi, non chiedete l’aiuto a chi dà un valore alla propria dignità. Ma non può andare avanti così per cinque anni, perché così ci rimette la città. Così non perdiamo solo il MPS tutto, in parte o quasi tutto. Rischiamo di perdere anche le briciole che rimangono a questa città. Non si può andare avanti con queste schermaglie nella maggioranza fra valentiniani e ceccuzziani. C’è un sindaco e si chiama Valentini: faccia il sindaco, perché così va a finire male, ma per la città. Noi siamo qui, facciamo il nostro e siamo tranquilli. Ma è la città che ha bisogno di un sindaco. Valentini, per favore parli e cerchi di trovare una soluzione unitaria, se è ancora in tempo.

Dichiarazione di voto del consigliere Marco Falorni sulla mozione presentata dal PD

Dunque io vorrei chiedere alla collega Persi, che parlerà subito dopo di me, se il testo di questa mozione del PD è stato scritto di notte. Mi sembra proprio di sì. Per esempio, contiene un passaggio, che leggo, laddove si premette “che l’assemblea straordinaria di Banca MPS dell’ottobre 2013 ha autorizzato il cda a mettere all’ordine del giorno un aumento di capitale di 3 miliardi di euro entro l’anno 2014”. Intanto l’assemblea si è svolta nell’ottobre 2012, e non nel 2013. In secondo luogo, in tale circostanza, l’autorizzazione era per un miliardo di euro, non per tre. Ricordo anche al presidente del consiglio comunale che non si possono fare emendamenti in sede di dichiarazione di voto, e quindi questa mozione scritta di notte obbliga il sindaco a votare una mozione palesemente falsa nelle premesse.

Ma andiamo al dispositivo. L’ha già accennato il collega Corsi. Qui la collega Persi ci ha accusato di voler entrare nella gestione della Banca, quando nel dispositivo della vostra mozione, cioè nella parte fondamentale del testo, si auspica che “si possa costruire insieme alla Banca MPS”, non  alla Fondazione, e sono gli indirizzi per la Fondazione che non è nemmeno mentovata, si parla solo della Banca, “di costruire insieme alla Banca MPS un progetto che faccia crescere l’attuale indotto e lo trasformi in un polo stabile di servizi legati alla monetica ed alle lavorazioni bancarie”. Qui manca una cosa: chi va in cassa cambiali? Perché non avete fatto un emendamento  per specificare anche questo? Altro che non entrare nella gestione!

Io spero di non mancare troppo di rispetto istituzionale ma, come avrebbe detto la nonna, questa mi sembra una mozione scritta con i piedi, e anche per la forma, che è pure sostanza, è doveroso votare contro. E non darete la colpa a noi di avere rotto l’unità che proprio noi abbiamo cercato in tutti i modi. Perché potevamo insistere con la richiesta di consiglio straordinario ed avevamo assolutamente la possibilità di ottenerlo, credo che il segretario lo possa tranquillamente confermare. Se non abbiamo insistito è stato per la nostra volontà di raggiungere l’unità di intenti, cosa che evidentemente non è voluta, e non è neanche gradita.

Abbiamo chiesto l’intervento del sindaco, che era l’unico che aveva la veste istituzionale per agire in questo momento, per fare il sindaco di tutto di tutto il consiglio comunale. Non lo ha fatto, ne prendiamo atto, ma non chiedetecidi sostenere questa mozione, perché abbiamo anche noi una dignità. Non sosterremo questa mozione, chiaramente sbilanciata, e quindi voteremo contro.

Dichiarazione di voto del consigliere Marco Falorni sulla mozione della minoranza

Per gran parte del dibattito si è insistito sul fatto che la politica deve stare fuori dalla Banca e da tutto ciò che le gira intorno. Il sindaco, nella sua dichiarazione di voto, ha rivendicato che è merito della politica, non solo, della maggioranza politica di avere fatto le nomine in Fondazione. Alla faccia dello stare fuori dalla Banca!

Voterò a favore di questa nostra mozione, che il sindaco ha definito di “piccolo cabotaggio”, e vorrei sapere in che cosa l’ha visto il piccolo cabotaggio: in un dispositivo che “invita la Fondazione MPS a ricercare, comunque, un dialogo costruttivo con la Banca, affinché si raggiungano soluzioni condivise, che possano portare vantaggi in termini economici per entrambi gli enti”? Questa mozione l’ha definita di “piccolo cabotaggio” quel sindaco che non più tardi di qualche giorno fa ai giornali nazionali ha parlato di eutanasia della Fondazione, ha parlato di colpo di stato. Lo stesso che ora, nel suo intervento di poco fa, ha definito “equilibrata” la mozione firmata dalla collega Carolina Persi capogruppo del PD. Si tratta di quel documento che nel dispositivo della mozione dedicata alla situazione attuale della Fondazione, non rammenta nemmeno la parola Fondazione, ma parla solo della Banca. E il sindaco ha definito tale mozione “equilibrata”. La parola Fondazione è comparsa, ne dò atto, con gli emendamenti “di scambio”, grazie all’intervento, credo, di Di Renzone, D’Onofrio ed altri.

Mi sembra però che da questo dibattito escano delle sentenze e ci siano comunque dei chiarimenti politici. Forse da questo punto di vista il dibattito non sarà stato inutile. Noi questa nostra mozione, che ci sembrava fatta in modo davvero equilibrato, avevamo dato pubblicamente in tutte le sedi la disponibilità a ritirarla, a patto di ritirare tutti i documenti in discussione, e di fare un unico documento che poteva scrivere il sindaco, che rappresenta tutti. Non lo ha fatto, e chiaramente questo credo che non gioverà alla città e a questo mandato amministrativo, e quindi non gioverà neanche al suo lavoro.

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