Federico Muzzi Il Santo - Foto

Libero Contributo – I “miracoli” della Mansi

Compagni non è successo nulla! Il passato va dimenticato! Queste sono le parole d’ordine che come un ciclostile sono state fatte proprie dai i dirigenti del PD più o meno impegnati nelle istituzioni. L’eroina del “miracolo” sarebbe la presidente della Fondazione che in più vanta il merito di non essere, a detta dell’ex sindaco di Monteriggioni, iscritta al suo partito. Se c’è un “miracolo” nella vicenda di queste ore è l’eccezionalità delle cose normali: della diligenza del buon padre, madre i famiglia. Sia Profumo che la Mansi non dovevano fare altro che quello che hanno fatto per far fronte al disastro immane che il PD ha procurato alla collettività senese. Tutte e due chiamati a rimborsare i debiti che in questi cinque anni i responsabili della Banca e della Fondazione hanno procurato alle istituzioni che hanno malamente amministrato. Profumo deve rifondere il prestito dello Stato resosi necessario per non chiudere la Banca e la Mansi ha iniziato a vendere per ripianare i debiti. La manina degli intermediari finanziari internazionali ha con molta probabilità aiutato la presidente della Fondazione tenendo alto il valore del titolo Monte. Ma le vendite delle azioni della banca senese non finiranno qui: la Fondazione non potrà andare avanti con una ridottissima partecipazione che per anni ed anni non produrrà redditività. Dovrà, inoltre, far fronte ad altri indebitamenti che la riguardano direttamente come, ad esempio, le scelte sciagurate nel settore immobiliare. Decisioni, quest’ultime, che liberano Profumo dai condizionamenti della Fondazione e che gli premetteranno di fare una emissione in funzione dell’aumento di capitale a valori decisamente contenuti.

Pierluigi Piccini
Pierluigi Piccini

Gli aggettivi sarà utile riservarli per ciò che dovrà avvenire e pronti ad utilizzarli al meglio se alcune condizioni di fondo si dovessero realizzare. Il primo presupposto è che il presidente della banca riesca a far ben funzionare la banca, cosa che fin qui non è avvenuta, insieme alla capacità di conservare l’operatività del Monte a Siena. La banca non è più dei senesi questo lo abbiamo capito bene, così come abbiamo compreso che i nuovi soci punteranno a massimizzare al meglio l’investimento che hanno fatto e che faranno prossimamente. Anche se è facile pronosticare che la governance del Monte non sarà più la stessa ad aumento di capitale fatto e che i soci della “Fondazione” giocheranno una partita a dir poco attiva in questa prospettiva.
Aggettivi pronti anche per la Fondazione appena ci dirà come intendere impiegare quei pochi soldi che gli rimarranno. Impiego di risorse che dovranno essere concordate con la collettività senese. Perché queste poche disponibilità aggiuntive saranno le uniche che potranno permettere ai senesi, se bene impiegate, di rilanciare la città. Al momento nessuno ci ha detto quali sono gli indirizzi, insomma, cosa si intende fare. Incertezza dovuta al vuoto strategico in cui è avvolta la politica delle istituzioni senesi. Non è la vendita di azioni per ripagare dei debiti che possono far dimenticare il passato di un disastro compiuto in brevissimo tempo e gli applausi in coro del PD non riescono a nascondere la realtà nella quale ci troviamo.

Pierluigi Piccini

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