Libero Contributo – Mi resta difficile credere a quello che Profumo dice a ogni piè sospinto: il Monte resterà a Siena!

“La legge è uguale per tutti” è una bella frase che rincuora il povero, quando la vede scritta sopra le teste dei giudici, sulla parete di fondo delle aule giudiziarie; ma quando si accorge che, per invocar la uguaglianza della legge a sua difesa, è indispensabile l’aiuto di quella ricchezza che egli non ha, allora quella frase gli sembra una beffa alla sua miseria (Piero Calamandrei). Questa è una delle frasi che mi ha formato. Uno di quei concetti che mi sono restati nella memoria, che leggevo quando andavo alle feste dell’allora mio partito. E nonostante tutti gli anni che sono passati continuo ancora a crederci. Come credo all’articolo 67 della Costituzione: ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Lo credo ora così come quando il Partito Democratico di Siena sospese alcuni consiglieri comunali che avevano votato difformemente dalle indicazioni di partito sul bilancio presentato dall’allora sindaco Ceccuzzi. Mi dispiace che un fine costituzionalista come Luigi Berlinguer lo abbia dimenticato.

Pierluigi Piccini
Pierluigi Piccini

Ma torniamo a Calamandrei e all’aumento di capitale del Monte dei Paschi di Siena e questa volta voglio sottolineare Siena. Più precisamente all’attaccamento che molti cittadini, e molti dipendenti hanno sempre nutrito nei confronti della “loro” banca. Quell’attaccamento che gli ha impedito, increduli, di credere a quello che purtroppo sarebbe successo. Che nonostante tutto gli ha fatto investire i risparmi e il TFR nell’Istituto. Oggi in banca una signora mi ha detto: sa li avevo messi qui per i miei nipoti, non mi è rimasto nulla o quasi. Ed era evidente che sarebbe successo sarebbe bastato guardare la forma tecnica con la quale è stato congegnato l’aumento di capitale: se non lo sottoscrivi sei punito e perdi quasi tutto. Si è vero che le associazioni dei consumatori si stanno organizzando per difendere i piccoli azionisti. Che la CONSOB fa riferimento ad altre operazioni come quella della Unipol e della Fonsai. Che, che e poi ancora che. Io credo che stia succedendo qualcosa di ancora più grave: si sta spezzando il legame fra Siena e la “sua” Banca. Un legame che non era solo ed esclusivamente economico ma fatto, anche, di storia quotidiana, di comportamenti, di rapporti, di fiducia. Sto vivendo la sensazione, che ultimamente si ripete spesso, di vedere le cose con gli occhi dell’ultima volta e ogni volta un pezzetto di me se ne va. Mi resta difficile credere a quello che Profumo dice a ogni piè sospinto: il Monte resterà a Siena! Non ci credo, nel mentre il PD che, di fronte a tutto questo, incapace, riporta una vecchia mozione in discussione in Consiglio Comunale, dimostra tutta la sua inconsistenza. Incapace a governare dei cittadini che prendono consapevolezza del loro impoverimento non più per sentito dire, ma direttamente da una domenica a un lunedì. Una di quelle rapide prese di coscienza che non si dimenticano e di cui sapranno, forse, fare buon “tesoro”.

Pierluigi Piccini

10 replies to “Libero Contributo – Mi resta difficile credere a quello che Profumo dice a ogni piè sospinto: il Monte resterà a Siena!

  1. Ritengo tutto molto corretto valido e interessante.Ma da non senese, che ha dovuto a sue spese conoscere e vivere una crisi BEN CONOSCIUTA dai senesi, faccio una domanda. Ma i senesi che sapevano tutto, facendo finta di non sapere, perché non reagiscono? È vero che il PD sa fare bene il lavoro di Arlecchino che scarica colpe a Pinocchi da trasformare in asini. Ma allora sarebbe giusto che al prossimo palio invece di cavalli e fantini corrano asini e pecore, così finalmente ci sarebbe qualcosa che stimola alla riflessione e al decidere seriamente come recuperare la ricchezza nascosta da Arlecchini,Pinocchi e Ali Babà….Un altra domanda. Ma le contrade hanno ancora un’etica morale oppure anche li il cancro del teatro delle maschere ha fatto sparire valori che facevano unica Siena per sicurezza e indipendenza ??

  2. Bella tirata del Piccini. Ma lui dove era? Chi ha fatto nominare il Mussari Giuseppe in fondazione ?

    1. La domanda giusta secondo me è chi ha fatto fuori il Piccini? Secondo me gli stessi che hanno rovinato il MONTE dei PASCHI, ma forse mi sbaglio…

  3. E poi mi sono autoespulso dal partito del PDS nel 2004 e dal 2006 in poi in consiglio comunale ho sostenuto Cenni, poi ho fatto la campagna elettorale per Ceccuzzi e Valentini. Ecco la verità!

  4. Piccini, Lei si sta accorgendo che Mps si sta allontanando da Siena – tra poco più di 15 gg conosceremo il nuovo assetto societario della Banca – quando Siena stessa ha già scelto nel recentissimo passato chi sostenere. Ha scelto di non perdere la Fondazione e non l’ha fatto perché la Sig.ra Antonella è una bella signora o perché ha tenuto testa al Presidente della Banca in assemblea. L’ha fatto perché, la Banca, ipso facto, era già persa.

  5. Io continuo a non capire certi discorsi. La banca doveva fare l’aumento di capitale e per me, se lo faceva più corposo era anche meglio. Che la fondazione dovesse vendere era altrettanto chiaro perché se no moriva… Allora di cosa ci stupiamo. Stiamo cercando di riparare danni enormi legati al passato. Non credo che si possa continuare a pensare che nulla sia successo, come non credo che si debba credere che la banca se ne stia andando da Siena. Perché dovrebbe? Quale la sede migliore e in base a quali logiche?
    Aspettiamo la definizione dell’aumento, che comunque era previsto così da tempo e vediamo chi saranno i nuovi padroni. Non c’è nessuna penalizzazione ne acredine contro nessuno, i senesi hanno pochissime azioni MPS, così come i dipendenti, andate a controllare le deleghe conferite nelle assemblee e vedrete di cosa si parla. Per chi non lo Sapesse Si parla dell’un per cento….. O poco più. Dei soci storici non è rimasto praticamente nessuno… E allora? Di cosa ci lamentiamo? I miliardi fumati non ci sono più, è inutile farci sangue cattivo, rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di rimettere in carreggiata la nostra banca. Se il patto di sindacato tiene, la città può ancora dire molto per la banca, ma anche se il patto non tenesse, non vedo catastrofi all’orizzonte. I problemi più grossi sono stati superati che piaccia o meno.

  6. Finucci, beato lui, è ancora convinto che i Senesi abbiano un ruolo nella Banca e nella Fondazione. Come me ha fatto tutta la sua esperienza in una banca pubblica e le logiche tremende della finanza privata gli sfuggono (eppure dovrebbe sapere che la crisi attuale è tutta colpa di quelle logiche).

    Comunque, finalmente anche Piccini ha capito che Siena perderà la Banca. Non posso però dire “meglio tardi che mai”. Sarebbe stato meglio che lo avesse capito 20 anni fa, quando glielo urlai in Piazza del Campo, a lui e a Calabrese che lo accompagnava: la sua improvvisa accettazione della privatizzazione del Monte, dopo averne a lungo difeso il carattere pubblico, sarebbe stata la rovina della Banca e della Città. Teneva Siena in pugno come un tiranno rinascimentale, e Cenni, Ceccuzzi, Mussari e tutti gli altri che hanno avuto un ruolo nel disastro, erano suoi allievi, sodali e ciambellani.
    Il bello è che credeva di incarnare gli antichi Senesi, quelli della “Libertas, honor civitatis, iustitia et aequalitas”. Avrebbe fatto bene tutti i giorni a scendere nella sala della Pace per dare un’occhiata alla Concordia che minaccia con una mostruosa pialla i cittadini, tutti raffigurati rigorosamente della stessa altezza: chi avesse osato alzare la propria testa sopra a quella degli altri, se la sarebbe subito vista piallare, nel nome della “aequalitas”, al livello di tutti gli altri.
    Lui, con quei nostri antenati che ci hanno tramandato l’Ospedale, l’Università, la Banca e l’Arte, cose che ancora rappresentano (rappresentavano) l’80% della nostra vita economica, sociale e culturale, non ha proprio nulla a che vedere.

  7. Caro Mauro, io capisco le tue tesi, ma purtroppo, la realtà è un’altra. Il mondo con i se ed i ma sarebbe diverso e sicuramente migliore, perché, ovviamente, gli errori fatti si sarebbero evitati tutti. Purtroppo non è così ed oggi non ha alcun senso dire che non dovevamo diventare una SPA, perché la storia ci dice che siamo diventati SPA e ci siamo fumati quasi tutta la ricchezza che in secoli avevamo prodotto. Oggi il problema è individuare le migliori soluzioni del momento, non è certo possibile un ritorno al passato, come non serve a nulla continuare a piangere sul latte versato. Bisogna rimboccarsi le maniche e cercare di formulare proposte per crescere e far si che anche la banca, dopo la fondazione, sia messa in sicurezza. Terminato l’aumento di capitale, credo che saremmo un bel pezzo avanti. Sulla senesita’ della banca dico che dovremo abituarci ad un altro tipo di senesita’ e mi spiego meglio: il 51 per cento non c’è’ più e questo è chiaro a tutti, anche a quei politici locali e non che pensavano essere fondamentale questo approccio e così facendo hanno saccheggiato una collettività intera, ma vorrei notare che se la lista del patto di sindacato risulterà la più votata, la fondazione esprimerà il presidente della banca ecc. ecc. , non mi sembrerebbe così male … ovviamente è chiaro anche per me che questa situazione potrebbe essere limitata nel tempo, d’altronde col 2,5 per cento non si può certo pensare di controllare la banca a vita. Caro Mauro, del resto anche Agnelli con l’1,6 per cento controllava Telecom, poi qualcuno, guarda caso il sig D’Alema, se ne accorse ed iniziò l’era dei capitani coraggiosi ed anche la migliore azienda italiana si è trasformata in una enorme massa di debiti…

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