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La rubrica della COOL-TURA – Arte e potere: i senesi Chigi a Roma. Uno studio per Siena Capitale della Cultura 2019

16 settembre 2014

Mostardi, presidente Lions Club Chiusi: “ripercorrere la storia dei senesi Chigi significa sottolineare la bellezza di questo territorio, il suo genius loci e riflettere su una Siena già capitale della cultura”

Una chiave interessante per leggere i fatti di questo territorio e la vocazione internazionale di Siena: è la storia dei Chigi, i nobili di questo territorio che hanno segnato il modo di vedere, di vivere e di raccontare Roma e, un po’, anche l’Italia. Ecco di cosa si parlerà al convegno “Arte e potere: i senesi Chigi a Roma” promosso dal Lions Club di Chiusi di scena domenica 21 settembre, al Chiostro di San Francesco. Sarà il professore Mario Ascheri a ripercorrere, dalle origini, la storia di una delle famiglie più importanti d’Italia, nota a tutti anche per il grande palazzo sede del Governo italiano. “La storia dei Chigi comincia a Siena ma, come per altre famiglie senesi, registrò – spiega Ascheri – un salto di qualità con il trasferimento di alcuni suoi membri a Roma. Dopo la fondazione da parte del padre della filiale bancaria a Roma, qui, Agostino Chigi finì per avere un ruolo primario nei decenni del primo Cinquecento: negli affari e nell’arte con vicende clamorose poco note, ma senza perdere i contatti con Siena, dove autorevoli esponenti della famiglia continuarono ad operare. Il legame tra i Chigi di Siena e Roma – continua Ascheri – fu sempre presente e, oltre un secolo dopo, un altro Chigi, il cardinale Fabio, ascese al soglio pontificio con il nome di papa Alessandro VII, “il Papa del Bernini”. E i Chigi seppero portare certe qualità positive dei Senesi a Roma, non dimenticando mai la città d’origine tanto che sistematicamente ci riversarono benefici non indifferenti”. Il convegno, un momento di studio sui senesi Chigi, è un’iniziativa voluta dal Lions Club Chiusi per rendere omaggio e dare sostegno alla candidatura di Siena Capitale della cultura 2019. “Ripercorrere la storia dei senesi Chigi significa – commenta Giuseppina Mostardi, presidente Lions Club Chiusi – sottolineare la bellezza di questo territorio, il suo paesaggio naturale e artistico, ma anche capire il suo genius loci e quanto tutto questo sia stato amato e apprezzato a Roma, diventato parte integrante del Rinascimento, e per molti stimolo di cambiamento, spesso oggetto di emulazione”. Dopo il convegno, il Lions Club Chiusi sarà impegnato in un viaggio a Roma, il 18 e 19 ottobre, per ammirare alcune delle più significative opere monumentali e artistiche commissionate dai Chigi: la residenza estiva di Agostino, la Villa  Farnesina a Roma con affreschi di Raffaello, recentemente restaurata, e il complesso “chigiano” ad Ariccia, capolavoro del Bernini con la ricca dimora seicentesca e la collegiata dell’Assunta, affrescata dal Borgognone.

Mario Ascheri da IL CITTADINO ON LINE

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Categorie:libero contributo
  1. Pierluigi
    16 settembre 2014 alle 4:43 pm

    Mario, potremmo tentare un’altra lettura, dimmi se ha un senso. Nel ‘400 inizia l’inesorabile declino di Siena e alcuni personaggi cercano fortuna altrove scendendo a roma vestiti da avvocati e da finanzieri. Enea Silvio Piccolomini, Pio II schieratosi con l’antipapa al concilio di Basilea e poi diventato egli stesso papa con i servigi resi a Niccolo V, Agostino Chigi, Paolo V Borghese. Si va a cercare la fortuna altrove. Se viceversa spostassimo tutto prima XII, XIII, XIV secolo, tutto diventerebbe più ricco ed egemonico e da qui tentare una storia del Paese mai scritta che rinverdirebbe l’identità di una comunità in crisi, quella attuale, così per l’eternità, ciao.

  2. Massaia
    16 settembre 2014 alle 7:58 pm

    Caro Professore,
    complimenti! ancora una volta ha saputo andare in tasca a chi tenta e compie discriminazioni nei suoi confronti!
    Bella quest’idea all’insegna della Capitale da parte sua. arriverà ai media senesi? Ne dubito fortemente. Tema difficile, immagino, ma perché non ne parla a Siena anche? tempo fa venne il fratello di Prodi a parlarne in contrada, me lo ricordo bene, fu molto bravo.
    Io domenica non ce la fo’ a venire a Chiusi e i Chigi sono dell’Onda, lo ricorda, vero?

  3. Mario Ascheri
    16 settembre 2014 alle 9:46 pm

    Cari Amici,
    è una storia complicata! L’inesorabile declino comincia nel Trecento, paradossalmente, quando siamo (me lo consentite il ‘noi’?) estromessi dai mercati internazionali dal fiorino e dalla crisi. Con rientro del Papato a Roma nel ‘400 (e degli Aragonesi a Napoli) comincia un’altra storia e si riaprono possibilità per le banche, dagli Spannocchi ai Chigi, e l’intreccio di politica & affari trionfa: ma era gente che investiva nell’arte (e nel ‘sociale’: 20% dei profitti in un contratto di società del Chigi andava in beneficenza) e non nelle chiacchiere, e sapeva scegliere i migliori. I partiti voraci di oggi non c’erano, anche se c’era dell’altro non sempre meglio (tipo Borgia).
    Ma se vai a una storia internazionale dei mercanti, Agostino Chigi è quasi sconosciuto a favore dei Fugger… l’Italia è da un po’ che ha perso la battaglia della Cultura.
    E continua purtroppo. Non solo per responsabilità dei politici, peraltro!
    A Chiusi o a Siena quando sarà! Sì, cara mia, l’Onda sarà interessata eccome.

  4. pierluigi
    17 settembre 2014 alle 8:16 am

    La sovrastruttura, per fortuna, non segue automaticamente la struttura, anzi in essa si conservano elementi del passato e novità. C’è e rimane per lungo tempo ancora una dimensione “senese” nell’arte italiana (Gentile da Fabriano, Pisanello, Pontormo, Tiepolo, solo per citarne qualcuno). Non è il caso dei Chigi a Roma, il nuovo impero economico-finanziario non fa progredire, come committenza, il luogo di origine della famiglia. L’arte a Roma diventa “nordica” addirittura ticinese. Con uno scontro e un mix strano fra gesuiti e giansenisti. Da qui partiranno, da Roma, due strade. La francia dove vinceranno i gesuiti, e l’altra per milano l’Olanda e l’Inghilterra, dove vinceranno i giansenisti. Ma questa per Siena è fantapolitica, cosa che non gli appartiene più, tranne qualche presenza artistica, dono del magnate di turno.

  5. Bea
    17 settembre 2014 alle 10:09 am

    scusi, Professore, ma questi bischeroni della Capitale non potevano farla parlare almeno una volta a Siena? Doveva proprio andare a Chiusi?
    Neppure il suo libro se non sbaglio li ha stimolati abbastanza, che fiducia possiamo avere di faziosi del genere? Non li favorisce così?
    M’associo alla ripetizione della conferenza a Siena: via, essia, anche nell’Onda se non si può fare cosa cittadina

  6. Mario Ascheri
    17 settembre 2014 alle 11:48 am

    Caro Pierluigi,
    mi porti su un campo troppo lontano dai miei, molto interessante ma che richiede studi di base che non ho: Peruzzi va a Roma, fruttifica come Francesco di Giorgio altrove: come tutti gli artisti, dove c’è domanda, gente che sa selezionare l’offerta: ‘noi’ importammo fiamminghi nel ‘600, anche da parte del Concistoro, una nobiltà suballterna? Ma almeno portava del ‘nuovo che rimane’ (I Libri dei Leoni del MPS è tra quelli di maggior successo scientifico).
    Da tempo (quanto? il dies a quo inquietante?) si importano solo chiacchiere o progetti che restano lì, non ti pare?
    Gesuiti, giansenisti, mondo complicatissimo, non mi ci intricherei: persino Alessandro VII era perplesso…ma fai bene a parlarne: peccato interessino a pochi, mi sembra…. i dibattiti televisivi sono per lo più sprecati e danno il metro dei valori dominanti!

  7. pierluigi
    17 settembre 2014 alle 2:13 pm

    Mario, un’abbraccio e grazie per quello che fai.

  8. Mario Ascheri
    17 settembre 2014 alle 3:34 pm

    Forza, forza, la competizione è vita ma la discordia è morte: la storia di Siena, e non solo, lo insegna! Bisogna trovare quel minimo denominatore comune…non c’è bisogno di esser d’accordo su tutto, ma sulla necessità di ‘cercare’…’mors ad coelum’? lo desiderava Alessandro VII in santa Maria del Popolo. E lui, se possibile, c’è certamente!

  9. Dantès
    17 settembre 2014 alle 10:43 pm

    Belli questi dotti conversari. Ma possibile che debbano restare confinati a un blog anche se meritorio come quello del Santo? Mi sembrate dei clandestini, cyber-clandestini, giusto questo è il nostro appellativo.
    Quante televisioni l’hanno interpellata, professore?
    Scusi la boutade. Almeno ripeta a Siena in qualche angolo ospitale la sua conversazione. Ho sentito che verrà presto da noi nell’Istrice, è vero?

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