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Libero Contributo – Clarich ed il senso del limite

25 settembre 2014

Sembra un fatto inspiegabile, ma più il potere effettivo perde peso e più diventa aggressivo e prepotente.

Un piccolo esempio lo abbiamo avuto in un ente locale prossimo ad un sostanziale scioglimento e quindi di ben scarso peso, la Provincia, dove, ciò nonostante, si sono visti inediti scontri all’interno del partito di maggioranza. Ma, si sa, nel branco ci si azzanna davanti all’ultimo osso, non quando c’è polpa per tutti.

Ben più complessa è la situazione nella Fondazione Montepaschi. Dentro ed intorno ad essa ci si continua a muovere come se l’attuale Fondazione non fosse orami ben altra cosa rispetto a quella di qualche anno fa, si continua a parlare di distribuzione degli “utili” come se qualche utile fosse veramente prodotto o previsto, si finge di avere ancora qualche potere di controllo nella Banca dove orami si detiene poco più del 2%, si continua a sminuire i problemi e ad enfatizzare il niente.

Pierluigi Piccini

Pierluigi Piccini

In questo magma di vuota presunzione si giunge anche a perdere il senso del limite ed ogni ruolo, non importa se importante o meno, viene esercitato con un senso di onnipotenza. Accade così che il neo Presidente Clarich, forse consapevole che un mandato della durata di un solo anno non gli darà tempo di costruire e coltivare una propria strategia gestionale, preferisce “piazzare” rapidamente persone di sua fiducia e, non potendo aspettare la scadenza naturale dei mandati, agisce per colpi di mano richiedendo dimissioni a raffica. Non si pone il problema, il Presidente, che se gli statuti fissano una durata delle nomine non è certo per una bizza o per fare un dispetto a lui, ma perché chi li ha adottati ha ritenuto che quel tempo fosse utile alla vita dell’istituzione e necessario a concretizzare un progetto ed a rendere visibili i risultati. Certo, nessun incarico va inteso come un diritto personale intoccabile; ma se gli amministratori della Fondazione (e non il solo Clarich) hanno già maturato una considerazione negativa sull’operato degli enti governati dai propri nominati, lo strada non è di chiedere delle dimissioni, ma di sfiduciarli apertamente, revocare i mandati e procedere a nuove nomine nella loro totalità. Altrimenti, signor Presidente, lei può lasciare l’impressione di voler rimuovere soltanto delle persone che non le sono gradite o ossequenti oppure di voler liberare i posti giusti per collocare chi può darle maggiori garanzie di fedeltà o chi rappresenta gli ambienti che la sostengono o che l’hanno fatta nominare. Non vale replicare che ormai “così fan tutti”! Fanno male, e chi ama il rispetto delle regole ha l’obbligo di opporsi.

Lo stesso senso di onnipotenza, in piccolo, sembra caratterizzare anche la neo consigliera Giovanna Barni che, dopo essere tornata a Siena con grandi ambizioni come presidente di una cooperativa ha dovuto ripiegare, visti i scarsi risultati, sul farsi nominare, udite udite, nella Fondazione. Anche lei vittima, evidentemente, dell’idea che si tratti ancora della vecchia potente Fondazione e non di quella attuale. Ma l’essere stata nominata nonostante l’evidente incompatibilità (la sorella è neo Rettore dell’Università per Stranieri, ente anch’esso nominante in Fondazione) deve averla incoraggiata ad andare oltre, ad appropriarsi di fatto di un ruolo di vice presidente della Fondazione affiancando Clarich nei suoi colloqui per ottenere quelle dimissioni che potrebbero spianarle la strada per l’Accademia Chigiana e sommare così altri incarichi a quelli che ancora ricopre. Un po’ di stile avrebbe consigliato un comportamento diverso: non essere presente all’incontro con la persona che avrebbe dovuto dimettersi per lasciarle il posto. Una responsabile di cooperative, come la Barni, farebbe bene a non ricoprire incarichi che potrebbero creare ulteriori conflitti di interesse, a quelli attuali, nella gestione diretta dei consigli di amministrazione delle partecipate della Fondazione. E non considerare quest’ultima il trampolino di lancio per la sua attività principale. Osserveremo anche questo con la solita indifferenza?

Pierluigi Piccini

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Categorie:libero contributo
  1. Giorgio finucci
    25 settembre 2014 alle 11:11 pm

    Solo per precisare che il mandato di Clarich e della deputazione amministratrice e’ di quattro anni e non di uno.

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