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LIBERO CONTRIBUTO – Per rinfrescare la memoria al PD sul Santa Maria della Scala…

13 novembre 2014

RICEVO E PUBBLICO

Questa storia delle gare al massimo ribasso nel settore della cultura merita alcune puntualizzazioni.

È strano che il Comune di Siena adoperi il metodo del massimo ribasso per dei servizi che contengono elementi di qualità e non lo adoperi per acquisizioni di tipo quantitativo, come le attrezzature di ufficio. Strano! Ma facciamo un po’ di storia.

Il mercato senese ha subito una trasformazione al momento in cui Opera Spa è entrata a gestire il museo dell’OPA con affidamento diretto, cioè senza effettuare alcuna gara. Un’operazione che ha avuto degli strascichi di natura legale, con alcuni dipendenti che hanno contestato l’esternalizzazione dei servizi e sul cui ricorso il giudizio è attualmente pendente. Alcuni, bene informati, ritengono che il giudice li reintegrerà alle dipendenze di OPA.

Il Santa Maria della Scala e la Cattedrale di Siena (dal web)

Una volta entrata nel mercato senese, Opera ha lavorato per estendere la sua influenza anche nella gestione di altre realtà culturali. E si è aggiudicata la gara per la gestione del museo civico e della Torre del Mangia con un ribasso astronomico del 33,80% in accordo con Siena Viva che gestiva in precedenza il museo Diocesano. Questo durante il periodo del commissario, con una gara che, per la prima volta, il comune di Siena ha effettuato con il criterio del massimo ribasso. Di fatto, si è venuta a creare una convergenza gestionale fra un museo chiaramente cattolico e uno profondamente laico. Alcune male lingue dicono che la convergenza sia stata trovata anche grazie agli auspici di personaggi/o della Curia e del PD. Ma fermiamoci ai fatti, Opera fece una chiara operazione di dumping per accaparrarsi il mercato. Nessuno disse nulla, tutto passò sotto silenzio e anche gli attori sociali non mossero dito, probabilmente abbagliati dal grande privato che entrava a Siena. Ma le gare proseguono subito, negli stessi mesi, con quella del Santa Maria della Scala, dove Opera si aggiudica la gara con un ribasso di circa 25%, stavolta in accordo con Coop. Cultura di Venezia e Coop. Itinera di Livorno. Nessuno disse nulla, ma a differenza della gara precedente la componente laica era ora presente nell’ATI, anche se tutto resta concentrato nelle mani di Opera che si pone come candidata naturale a diventare il privato nella fondazione di partecipazione alla quale il Comune ( ispiratore Ceccuzzi, forse proprio questo il personaggio del PD che dialoga con la Curia) ha intenzione di affidare l’antico Spedale di Siena. Qualcosa però non funziona più come prima, la cooperazione laica vuole giocare da sola e Giovanna Barni, presidente di Coop Cultura, entra direttamente in partita. Nominata in Fondazione Montepaschi dalla sorella appena insediatasi alla Scuola per Stranieri, riesce a farsi nominare anche alla Chigiana dove parte immediatamente una ipotesi di variazione statutaria che ha il chiaro obiettivo di far diventare la Fondazione Monte il centro della cultura cittadina prendendo il controllo di Vernice, della Fondazione musei senesi, del Siena Jazz e via discorrendo. In questo modo resterebbe annullato il ruolo delle altre componenti culturali senesi: il Comune (titolare delle politiche culturali nonostante la presenza di Vedovelli, ex rettore dell’Università per Stranieri), l’Università quella vera e le articolazioni sociali insieme a molti altri soggetti cittadini.

Per condurre agevolmente in porto questi progetti bisognava far fuori il terzo incomodo, la cooperativa indipendente Zelig, che partecipava alle gare con prezzi più rispondenti alle esigenze dei lavoratori, e quindi più alti. E questo è appunto avvenuto con la “batteria” di gare al massimo ribasso. Ma oggi il terzo incomodo è rinato sotto il nome di Intrepido, che ha imparato la lezione da chi ha fatto il buono e il cattivo tempo in questi anni nel silenzio totale delle forze politiche e sociali senesi. Ecco perché il sistema ora reagisce; qualcosa gli è andata storta.

Giovanna Martini

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Categorie:libero contributo
  1. andrea
    13 novembre 2014 alle 11:58 am

    ma del fatto che la zelig negli anni d’oro del groviglio armonioso tenesse alle sue dipendenze a nero un gran numero di giovani senesi e non che in un solo colpo si sono ritrovati senza uno straccio di lavoro o tutela nessuno ne parla?

    • 13 novembre 2014 alle 12:04 pm

      Se ne puo’ parlare ma ci vogliono le prove. Altrimenti si rischia la querela. Se qualcuno vuole può scrivere producendo documenti e prove. Buona giornata

  2. Cecilia Papi
    14 novembre 2014 alle 10:39 am

    vorrei chiedere alla signora Martini cosa sa dell’Università per Stranieri, la conosce? Mi pare di no, pensa che sia ‘falsa’? L’Università ‘quella vera’ si chiama Università degli Studi. Per essere minimamente credibili occorre almeno conoscere la realtà locale, maggior rispetto cara signora, maggior rispetto e più conoscenza.

    • 14 novembre 2014 alle 10:40 am

      Son d’accordo con te e’ la parte che mi e’ piaciuta meno

  3. Dantès
    15 novembre 2014 alle 9:29 am

    Che siano dei cialtroni pare sicuro, ma che nessuno abbia in questi anni difeso le professionalità esistenti non è vero per niente. Io ricordo ad esempio il bel convegno all’Archivio di Stato dove ci furono esplicite richieste di intervenire.
    Ma in genere le liste civiche hanno sempre attaccato gli ultimi 3 sindaci su questo punto. Succede perché navigano nella nebbie più fitte, non sanno che fare perché nn c’è competenza. Questi 40 milioni della regione perché non si concentrano sul SMS invece che su progetti di dubbia validità? Si fa, caro Santo, un sondaggio su questo? Non sondaggi scontati, come quello sui giornalisti, scusa

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