Annunci
Home > libero contributo > La Rubrica di Daniele Magrini – Sant’Ansano, Siena vivibile e/o viva

La Rubrica di Daniele Magrini – Sant’Ansano, Siena vivibile e/o viva

1 dicembre 2014

Daniele Magrini

sienanotteNel giorno di Sant’Ansano, patrono un po’ dimenticato perfino nella “funzione collegata” alla sua festa, dell’inizio dell’Anno Contradaiolo, si apprende dal Sole 24 Ore che Siena è tra le prime dieci città in Italia quanto a vivibilità. Per la precisione è nona. Batte tutti quanto alla bassa incidenza di divorzi e separazioni: segno di stabilità della famiglia o di ipocrisia conveniente, ognuno la intenda come gli pare.

Essere la nona città d’Italia per la qualità della vita, riaprirà ora gli insopportabili contrappunti: i governativi ad esaltare, i contras a sminuire la classifica. Eppure è innegabile che a Siena si viva bene: perché siamo immersi nella bellezza; perché la rete della solidarietà sociale è fitta; perché ci sono le Contrade bellissime sempre, un po’ meno nelle invernate di commissioni elettorali; perché le terre senesi sono ineguagliabili; perché i nostri figlioli vanno all’Università di Siena, il vino, l’aria buona, le donne belle e tanti altri perché.

Non importa che per andare al cinema si debba scegliere tra metropoli come Poggibonsi, Sinalunga e Chiusi. Neppure che la gente opti sempre di più, per i propri acquisti soprattutto di abbigliamento, per outlet extramoenia. Non importa che i parcheggi siano tra i più cari d’Italia. Non importa neppure che siano in crisi le maggiori istituzioni cittadine, il Monte, la Fondazione, la Chigiana, e che altre siano immerse nei debiti, come il Comune e l’Universita. Alla classifica nulla importa della valanga di processi aperti, da Ampugnano a MilleVini, dall’Antonveneta al buco all’ateneo, dalla Mens Sana al Siena. Nella classifica della vivibilità non si sa se sia compreso il fatto che i senesi abbiamo perso la fiducia in ogni cosa che abbia un minimo di imprinting istituzionale. O che la politica si dibatta in continue affermazioni di principio, tanto estenuanti quanto percepite come sterili, sul rinnovamento. Perché in realtà dominano ancora i ras dello sfascio.

Non tiene conto, la classifica, neppure di un certo distacco dalle proprie tradizioni peculiari, perfino dalla cultura contradaiola. Nelle scuole il Comitato Amici del Palio segnala non conoscenza e lontananza di tanti bambini dai riferimenti contradaioli. E oggi che è Sant’Ansano, in un periodo di sfascio e crisi nera per la città, la ricorrenza indurrà i senesi a una condivisa riflessione di appartenenza e orgoglio sul bene comune, che prima di tutto è Siena? Ho qualche dubbio. E personalmente più che l’orgoglio di Montaperti, mi piacerebbe che la città ritrovasse l’orgoglio intransigente per chiudere la strada ai restauratori del recente passato, quello in cui la città è stata depredata, e anche l’orgoglio per il proprio futuro.

Tutto questo non importa, e comunque visto che negli ultimi venti anni ho vissuto in giro tra Toscana e Umbria, confermo che Siena è parecchio meglio. Per amore e per forza. Dunque, conta il nono posto nella classifica del Sole 24 Ore. Conta che Siena è vivibile. Il problema è capire quanto sia ancora viva.

Annunci
  1. Dantés
    1 dicembre 2014 alle 3:27 pm

    molto acuto, dottore!
    bello anche che “la politica si dibatta in continue affermazioni di principio, tanto estenuanti quanto percepite come sterili, sul rinnovamento. Perché in realtà dominano ancora i ras dello sfascio”. Non credo che il Sole ne tenga conto. anzi, NON ne ha mai tenuto conto altrimenti non avremmo mai raggiunto il primo posto. Come non tiene conto della libertà e vivacità dei media, che altrimenti ci metterebbero al 100esimo posto.
    Vivibile ma viva? Dubbio atroce e vero. Qualcuno ne parlava pochi giorni fa in questo blog mi pare.

  2. paolofaldoni@libero.it
    1 dicembre 2014 alle 6:26 pm

    Caro “Santo”,m’ è andata bene. La riflessione magriniana l’ ho letta dopo aver ascoltato e visto su Rai 3 la breve intervista ai due senesi che,concordemente, hanno affermato che si’, in effetti, tutto ‘la va ben, madama la marchesa.’ Io, che son molto credulone, mi sono subito sentito sollevato dandomi anche del disfattista. Ma Daniele Magrini mi ha purtroppo riportato alla realtà vera. Un bene o un male ? Lascio a te l’ardua sentenza !Paolo FaldoniP.S.: ora, “da sveglio” -oramai lontane le voci dei due soddisfatti concittadini-, devo però anche smarcarmi dall’ ultima affermazione dell’ articolista e vorrei chiedergli: ma pensa veramente che la nostra (?) Città sia ancora ‘vivibile’ ?

  3. Cecilia Papi
    1 dicembre 2014 alle 9:29 pm

    Sì, la città è vivibilissima (non so se è viva o anche soltanto vivace io, nel mio piccolo, provo a renderla tale). Il nono posto mi pare onorevole e riguarda non solo la città ma l’intera provincia.
    La città è vivibile perché si può camminare/rientrare a casa senza troppi problemi anche a tarda ora, io la attraverso tutta per andare da casa in contrada e non ho mai visto niente di strano salvo qualche gruppetto di ubriachi in certi luoghi e stagioni. E’ vivibilissima perché ci sono due università, più ottime scuole di lingua/arte/musica, attive e ‘portatrici’ di studenti italiani e stranieri che rendono chiaro a tutti che il mondo non comincia e finisce qui. E’ vivibilissima perché una città di poco più di 50mila abitanti riesce ad avere case editrici (Betti, Cantagalli, Il Leccio, Nuova Immagine, Pascal, forse altre che ora non mi vengono in mente) di buon livello con titoli frequenti e interessanti. E’ vivibilissima perché non si fanno lunghe file agli uffici postali, né in quelli comunali, né per avere servizi ospedalieri (anche se, naturalmente, c’è sempre chi si lamenta). Portare figli a scuola o a fare sport non è un problema, tutto è vicino, raggiungibile in tempi ragionevolissimi. Provate in altre città, anche piccole come Siena, e scoprirete la differenza. E’ una città pulita e, tutto sommato, silenziosa. Mancano alcune cose, altre potrebbero essere migliori, ma nel complesso la vita non è male.
    Chi si lamenta perché gli studenti fanno rumore (e fanno rumore sicuramente) non si ricorda il suo passato. Chi dice “noi non lo facevamo, noi eravamo più educati, noi non urlavamo, noi .. noi .. noi… Voi, cari lamentoni, non avete memoria o semplicemente siete inconsciamente invidiosi della gioventù che non c’è più. Come dice un mio saggio collega ‘ si lamenta col topo in bocca’ .
    Consiglio una bella lettura o rilettura di Marinetti, per i più pazienti anche Sant’Agostino, perché indietro non si torna e il nostro presente è soprattutto futuro

  4. Magico Vento
    1 dicembre 2014 alle 11:38 pm

    Spero che questo mio resoconto non sia considerato per così dire “fuori tema” rispetto all’articolo di Daniele Magrini:

    L’altra sera, per la precisione sabato 29, abbiamo assistito al concerto indetto dalla Banda Città del Palio che si è tenuto all’interno della splendida cornice del Teatro dei Rozzi, quale ultimo atto dell’attività del sodalizio bandistico senese in occasione della ricorrenza di Santa Cecilia. Per noi, come per mio figlio, presente sul palco, era il primo anno. E devo dire che per certi versi io e mia moglie non vedevamo l’ora di assistere al concerto preoccupati anche di non trovare posto. La serata era stata organizzata, al pari dei concerti in Piazza del Campo in occasione delle due carriere, al meglio con quel misto tra l’ufficialità che l’evento merita e quel modo di stare quasi in famiglia che tutto sommato non guasta. Ci siamo seduti in platea e poiché volevamo stare a ridosso del palco per vedere di rubare qualche immagine, non abbiamo potuto fare a meno di notare che le prime file, solitamente riservate alle autorità, non solo erano vuote ma lo sono rimaste per tutta la durata del concerto. Ora non voglio affaticare le dita sulla tastiera per ricordare quella che è la genesi e la storia della Banda. Per questo basterà andare sul sito a leggere. Proverò a ricordare solamente quanto è stato detto sul palco da Virna Quintini, chiamata a condurre la serata, ovvero che tra i molti impegni dell’Unione Bandistica Senese si contano quelli a fianco delle contrade, e la fanfara che accompagna e cadenza le fasi della passeggiata storica fino allo svolgimento della corsa. Senza dimenticare che la Banda, che cerca sempre e comunque di rinnovarsi, propone corsi annuali per tutti coloro, giovani e meno giovani, che abbiano interesse ad avvicinarsi alla musica con l’obiettivo di aggiungere di volta in volta nuovi musicisti. Nel sottolineare come la maggior parte delle attività rappresentate siano frutto della volontà di persone certamente appassionate che cercano giorno dopo giorno di permettere a questa specie di seconda famiglia di continuare a vivere, da semplice cittadino, nell’anno della corsa a Capitale Europea della Cultura dove tutto era, dalla mano rossa ( da non confondere con il numero 1 di Tex, che se originale è albo di infinito valore) sulla maglietta, al trenino di persone che partiva da Camollia alla volta di Porta Romana per perdersi, si dice, nel deserto di Pantaneto per non citare tutte le manifestazioni, vere o presunte tali, inventate per l’occasione, e forse già figlie dell’oblio, domando come mai la Banda Città del Palio, non abbia potuto contare sulla presenza delle tante autorità che sono corse in ogni dove e ogni di, fino al giorno del verdetto in nome e per conto della cultura senese. Sarebbe bastata, in fondo, la presenza del Sindaco o dell’Assessore alla Cultura: sarebbe stata una dimostrazione di sostegno e vicinanza a chi dedica il proprio tempo, senza pretendere riconoscimento, a mantenere in vita la Banda e a trasmettere l’amore e la passione per la musica. Mi auguro che in futuro non si manchi ancora di rispetto a questa istituzione cittadina, alla Banda città del Palio, che è figlia di Siena, perché composta da senesi e appassionati. Magari consentendo il ritorno a chiudere l’anno bandistico nel Teatro dei Rinnovati come accadeva un tempo e, dato che ci siamo, perché no, prevedendo una prima esibizione della stessa all’interno di un eventuale cartellone di eventi per il Santa Maria della Scala.

  5. Massaia
    1 dicembre 2014 alle 11:47 pm

    OK, CECILIA, SOPRATTUTTO SUL RICORDO CHE E’ DATO PROVINCIALE, E QUESTO FA PERO’ PERCHE’ ABBIAMO CENTRI CHE CONTANO, PENSA A SAN GIMIGNANO, MONTEPULCIANO, MONTALCINO, COLLE!
    PAOLO HA RAGIONE PERO’ CHE ERA TENUTA MEGLIO, ora buche nella strade, illuminazione, muretti crollati fanno pensare che manutenzione è scarsa e lo dice la stessa Amm. ne che non ha i soldi! La gente è sempre quella, come era così 50 anni fa con molto meno soldi di ora…

  6. Augusto
    2 dicembre 2014 alle 4:25 pm

    Complimenti, bella penna e articolo condivisibilissimo.

  7. anonimus
    2 dicembre 2014 alle 5:18 pm

    Il commento della signora Papi appare molto ottimista. Pur non reputandolo il quadro esatto della citta’ mi sforzero’ di apprezzarlo, perche’ se non cerchiamo di essere tutti ottimisti e di cercare di trovare qualcosa in cui credere, Siena e’ fritta. Bisognerebbe spiegarlo a quelli sempre alla ricerca del bruscolo per fare i criticoni e i disfattisti su tutto, senza poi portare soluzioni, e in questo apprezzo la signora Papi e il signor Magrini.

  1. No trackbacks yet.
I commenti sono chiusi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: