Annunci
Home > libero contributo > La Rubrica di Daniele Magrini – Se dire “Siena” è sconveniente: la vera sfida in Fondazione Mps del 28 aprile

La Rubrica di Daniele Magrini – Se dire “Siena” è sconveniente: la vera sfida in Fondazione Mps del 28 aprile

22 aprile 2015

Daniele Magrini

Il presidente Clarich con il sindaco Valentini e il vicesindaco Fulvio Mancuso

All’assemblea del Monte dei Paschi, nel suo intervento, il presidente della Fondazione Mps Marcello Clarich, si è limitato al compitino schiso schiso sul tema del rapporto tra Fondazione Mps e territorio. Ha detto: «Lo Statuto della Fondazione prevede che la Fondazione garantisca il proprio impegno perché siano mantenuti i legami della Banca con il territorio quanto in particolare al mantenimento della Direzione Generale e alla composizione del Consiglio di Amministrazione». Non ce l’ha fatta a pronunciare la parola “Siena”, poteva dire “mantenimento della Direzione generale a Siena”, ma proprio non ce l’ha fatta. Forse pareva brutto, sconveniente. Si dirà, è implicito che si riferiva al mantenimento a Siena; sì ma allora perchè non pronunciare il nome della nostra città e rendere più esplicito quel concetto intorno al quale ballano migliaia di posti di lavoro.

L’intervento di Clarich è stato poi sinteticamente efficace sul fronte dei numeri: «Il patrimonio netto dell’Ente pari a circa 5400 milioni nel 2010 è sceso a 723 milioni (bilancio 2013) e scende ulteriormente a 532 milioni nella proposta di bilancio 2014 che sarà sottoposta alla Deputazione Generale a fine mese». E poi: «A più di cinque secoli dalla sua nascita, la Banca continua a svolgere nel territorio un ruolo importante: secondo alcune stime la Banca contribuisce fino al 10% del valore aggiunto della provincia e dunque dà a Siena occupazione, giro di affari, prestigio, indotto. La Fondazione ha avuto e continua ad avere a cuore il destino della Banca, il suo risanamento e il suo futuro».

Bene, è auspicabile che di questo si ragioni il 28 aprile, quando Clarich ha convocato la Deputazione Generale della Fondazione. Chiaro il tentativo del Presidente di tirar fuori dalla Dg una sorta di manifestazione di fiducia nei suo confronti – peraltro non prevista dalle dinamiche statutarie – da contrapporre alla sua messa in minoranza da parte della Deputazione Amministratrice in occasione della delibera sulla lista delle proposte per il Consiglio di Amministrazione della banca. Clarich e la Campedelli non volevano la Bianchi, promossa invece da Fabbrini, Barni e Frigerio. Ma chissà che per lei non ci siano tentativi di tagliole, quando sarà il Cda della Banca ad analizzare le caratteristiche dei nominati.

In ogni caso sarebbe davvero cadere in un trappolone, se la Dg seguisse Clarich sulla strada dell’analisi della nomina di un consigliere senese – sconveniente questa cosa… – . Ci sarebbe da ribaltare del tutto la tavola apparecchiata da Clarich e discutere semmai se l’approccio del Presidente sia quello che è necessaria per la Fondazione di un territorio depauperato dagli sperperi del sistema di potere precedente, che proprio la Fondazione ha svuotato. Magari, dare risposta in modo trasparente alle seguenti domande, male non farebbe:

  1. Quei 400 milioni di euro circa, salvati dalla Mansi, sono oggi funzionali ad essere volano di sviluppo per il territorio, come dovrebbe essere?
  2. La Fondazione, a parte la redistribuzione di ciò che sarà possibile, una volta salvaguardato il patrimonio – circa 7-8 milioni l’anno, forse – sta comunque agendo come una sorta di naturale attrattore per investimenti sul territorio, come sarebbe necessario?
  3. Pur non dando più risorse, non c’era un altro modo diverso dal fallimento per intervenire sulla questione di Siena Biotech?
  4. Il documento programmatico di indirizzo della Fondazione che Clarich non ha voluto andare a discutere in Consiglio Comunale è rispettato?
  5. E poi c’è la questione della partecipazione o mano all’aumento di capitale della banca: altri 75 milioni, che verrebbero sostanzialmente butti in un pozzo, se poi si andrà – come Clarcih sostiene – alla fusione del Monte con una banca dalla capitalizzazione più forte. Che fare?

Di questo i deputati generali della Fondazione dovrebbero discutere, altro che fiducia! Senza formalismi. Nel concreto.

L’impressione è che Clarich faccia e soprattutto disfaccia come gli pare e piace. Ironizzando anche sul Sindaco. A Valentini che aveva sottolineato: «La Fondazione deve dare di più». Clarich ha risposto ironico: «Anche il sindaco può dare di più».

Ora c’è da capire se Valentini e Mancuso per primi, vorranno far finta che va tutto bene, che l’uomo che loro, a suo tempo, hanno ritenuto adeguatissimo a fare il Presidente della Fondazione, appunto Marcello Clarich, stia assolvendo al compito come necessario ad una città depredata quale è Siena. Oppure no.

Non per fare manovrine della vecchia politica pro o contro, in chiave di mantenimento o meno di Clarich nella poltrona, ma per chiarezza verso i cittadini senesi. E per reclamare che a norma di statuto il documento di indirizzo programmatico del Consiglio Comunale venga rispettato.

Valentini qualche critica l’ha espressa, ma anche Fulvio Mancuso, seppure in modo più criptico. Su Facebook ha scritto qualche tempo fa: «Siena si sta già risollevando con le sue forze, con le sue energie, a mani nude, senza più facili denari, e non certo grazie a quei tutori e salvatori esterni che, più che occuparsi della comunità, sono stati e sembrano tutt’ora avviluppati in altre logiche e fini. Ambizioni, interessi, corporazioni, esterni come i loro registi. E senza peraltro risultati positivi tangibili per la città e per il territorio che, invece, assiste, per il momento, ad un moto liquidatorio più che ricostrittivo. Ecco, io penso semplicemente che a questo tempo opaco, di tutela esterna della città, debba essere semplicemente posta la parola FINE».  Riflessione interessante. Secondo me Mancuso si riferisce anche e soprattutto a Clarich. Sarebbe utile approfondire. O almeno spiegare a Clarich, in modo più chiaro ed esplicito, la differenza che c’è fra l’autonomia di Profumo – e di chi verrà al suo posto -, presidente di una banca, e quella del Presidente della Fondazione Mps.

A marzo è stato approvato il Protocollo Acri-Mef , che consentirà , dicono all’Acri, «di liberare ulteriormente il potenziale delle Fondazioni a beneficio dell’intera collettività, nel rispetto della propria autonomia e indipendenza». E allora una ulteriore domanda è:  quale è il possibile elemento di equilibrio, per la Fondazione Mps, tra rispondere ai bisogni di una collettività in crisi quale quella senese, che avrebbe fondamentale bisogno di un utilizzo oculato sul territorio delle risorse della Fondazione (che nessuna altra città ha), e l’autonomia e indipendenza della Fondazione stessa?

E’ il tema che dovrebbe essere di fondo il 28 aprile. Ricordando – lo faccio ancora una volta –  che il decreto del Ministero del Tesoro che l’8 agosto 1995 sancì lo scorporo tra Banca Monte dei Paschi e Fondazione Monte dei Paschi, definisce così la neonata Fondazione: «Ente no-profit che ha per scopo statutario finalità di assistenza e beneficenza, nonché di utilità sociale nei settori dell’istruzione, della ricerca scientifica, della sanità e dell’arte, soprattutto con riferimento alla città e alla provincia di Siena». Ecco in quel decreto venne scritto “Siena”. Nell’intervento di Clarich all’assemblea Mps, invece no.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: