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Editoriale de IL SANTO – La lettera non pubblicata dal Corriere Fiorentino la pubblica IL SANTO

20 giugno 2015

Ho ricevuto a notte fonda questa lettera scritta dal Fratello di David Rossi. La pubblico perché la condivido. Per chi si dovesse chiedere a cosa serve questo blog oggi ne ha una risposta. Questa lettera era stata inviata ad Ermini del Corriere Fiorentino, che non ha neppure risposto in maniera privata, però si preoccupa di fare il copia incolla sul giornale delle polemiche di FACEBOOK che riguardano Allegranti. A voi il giudizio su questo tipo di giornalismo… Buona lettura e non perdiamo le speranze per avere un po’ di giustizia.

Caro David Allegranti,

Da LA NAZIONE on line

scrivere su Siena è da sempre stato difficile, sia per i senesi che per “i forestieri”. Ho letto attentamente il libro “Siena brucia”. Personalmente, ritengo che i vari argomenti trattati nel libro siano talvolta descritti con coraggio ed accuratezza e talvolta con disarmate superficialità e disinformazione. Quando si parla di gestione finanziaria, di comune, Università, roghi in curia, squadre di basket e di calcio, forse ci si può passare sopra e considerare il tutto come espressione di un giornalismo di inchiesta di livello non eccelso. Quando però quello di cui si parla tocca la vita ed i sentimenti delle persone la cosa cambia. Per ora c’è solo una persona che ha pagato veramente in tutte le scabrose vicende che hai riportato nel libro. Non parlo di Mussari o di Minucci, ma di quello che secondo la tua opinione, come hai ribadito nel libro almeno una decina di volte “si è gettato dalla finestra”. David Rossi era un giornalista come te, che aveva una passione innata per il suo lavoro, che fin da quando aveva poco più di dieci anni, giocava a fare il direttore del “Giornale di Colleverde”, un giornalino che i ragazzi della via producevano e stampavano in proprio e che è rimasto un cult tra gli abitanti della zona ormai cinquantenni. Probabilmente a causa del suo lavoro ci ha rimesso la vita. Nel capitolo a lui dedicato (l’innocenza perduta), in cui delinei peraltro con qualche inesattezza (dove hai visto la moglie di David al funerale?) ho trovato una frase inaccettabile e offensiva. “La famiglia continua a sperare di trovare una verità alternativa”. Sbagliato, la verità è unica ed indivisibile. Ci possono essere molte interpretazioni, ma la verità è sempre una, basta volerla cercare e saperla raccontare. Non posso sopportare che tu faccia passare la famiglia di David Rossi come un gruppetto di illusi che per non accettare l’evidenza si rifugiano in maghi e cartomanti, che li convincono che la verità e un’altra.

Io quel 6 Marzo 2013 c’ero, quando la città, come dici tu, ha perso la sua innocenza, io c’ero. Ero lì la sera alle nove nel vicolo di Monte Pio, dietro al palazzo del Monte dei Paschi, ero lì perché poco prima avevo ricevuto una telefonata da mia cognata che diceva “correte David si è ammazzato”. In quei momenti non sei troppo lucido, magari ci siamo incontrati, forse eri tra i giornalisti che ho strattonato perché si accalcavano con telecamere, macchine fotografiche cercando lo scatto da scoop o la notizia ad effetto. Io insieme a mio fratello Filippo a mio cugino e mia moglie cercavamo solo di capire e di evitare lo sciacallaggio mediatico da parte di reporter che, forse obnubilati da possibile paparazzata, facevano di tutto per fotografare una scena ad effetto. Una cosa però ci ha subito colpiti, David giaceva vicino al muro si era buttato in modo illogico, di schiena, quando in genere se uno vuole suicidarsi non si getta dalla finestra a candela e con la faccia rivolta verso l’interno, e qui sorgono i primi dubbi.

Il giorno dopo siamo convocati in procura per accertamenti irripetibili, ovvero autopsia. Le prime parole del magistrato coadiuvato dal medico legale sono: “ il caso è chiaro, il medico legale ha fatto analisi esterna della salma, si tratta di suicidio, per noi non c’è bisogno dell’autopsia”. Io e mio fratello eravamo quasi propensi per assecondare la procura, per fortuna c’è stato chi ha suggerito con fermezza di fare questo esame irripetibile. Qua il secondo dubbio: possibile che nel mezzo del più grosso scandalo finanziario degli ultimi anni la procura suggerisca di non fare l’autopsia? In genere se in un caso del genere si suicida in banca anche un commesso si esegue l’autopsia, figuriamoci nel caso del capo della comunicazione, il famoso braccio destro di Mussari. Di dubbi se ne sono accumulati molti altri, dopo il lavoro dei due amici di David: Luca Goracci e Luca Scarselli, che hanno analizzato con abnegazione ogni fotogramma del filmato delle telecamere di sicurezza, ogni dettaglio, tabulati e testimonianze.

No caro David Allegranti, la famiglia non cerca un’altra verità, la famiglia si accontenterebbe di avere delle spiegazioni, si accontenterebbe che fosse tolta qualche ombra da questa vicenda. La famiglia è disposta ad accettare qualsiasi verità. Stamani sulle pagine del Corriere della Sera leggo la risposta piccata che ha dato Paolo Ermini al consigliere comunale Eugenio Neri. Non voglio entrare in questioni politiche o di opportunità dello scambio di invettive tra i due, comunque apprezzo la posizione di Paolo Ermini che pur dichiarando che secondo lui di omicidio non si tratti afferma: “erano troppi i punti rimasti nella penombra, c’è più che mai bisogno di chiarezza, luce, trasparenza”. E’ questo che chiede la famiglia, chiarezza, come ha scritto la mamma di David in uno spazio a pagamento pubblicato sul Corriere di Siena, nel giorno del secondo anniversario della morte del figlio.

In uno scambio di messaggi su Twitter, caro David (Allegranti) ti ho fatto presente il tuo lavoro sul caso del tuo ex collega David Rossi è un tipico esempio di “cherry picking”, cioè di selezione dei fatti per rappresentare una propria ipotesi.

Sui fatti in questione, nel libro si parla, in maniera confusa peraltro, di discrasia di 16 minuti avanti o indietro nell’orario delle telecamere, rotazione del corpo in caduta, fancoiler, larghezza del davanzale, parole che lui non usava mai ma scritte nei messaggi, sfido chiunque non sia addentro alla vicenda a capirci qualcosa. La famiglia magari si aspetterebbe che gli venisse chiarito qualche dubbio forse più rilevante ad esempio:

  1. qualcuno digita un numero sul telefono cellulare di David appoggiato sulla scrivania del suo studio alle ore 8,16, essendo lui “volato” alle 7,45 circa chi è stato
  2. In contemporanea un oggetto che pare essere l’orologio vola dalla finestra dell’edificio, cosa era? Sono state rilevate impronte digitali o reperti biologici sull’orologio stesso che peraltro risulta fermo ed indica circa le 8,20 (se si fosse fermato al momento del volo sarebbero le 7,45)?
  • Dall’autopsia appaiono lesioni in faccia e sul torace, come si spiega se l’impatto al suolo è stato solo della parte posteriore del corpo?
  1. Risultano 2 accessi al PC di David nel suo ufficio, con tanto di immissione di password dopo che è “volato dalla finestra”, chi è stato?
  2. Nessuno ha preso nota di chi era all’interno dell’edificio a quell’ora, nonostante le numerose telecamere di sorveglianza (siamo in banca mica dal fruttivendolo), ed i filmati non sono stati conservati, perché?
  3. Come mai per la procura già la mattina del 7 Marzo il caso era chiaro tanto da non fare l’autopsia?

Per quanto riguarda l’operato della procura ricordo che un magistrato mi disse la notte del 6 Marzo quando lo trovai intento a perquisire di nuovo la casa di David “stiamo indagando se si è suicidato ho l’hanno suicidato”. Mi parve una procedura corretta e annuii a questa affermazione. Rimasi stupito che poi nei mesi successivi dalla procura non mi chiesero più niente. Io quel 6 Marzo con David ci sono stato a pranzo e ho trascorso con lui parte del pomeriggio, mi sembrava logico che qualcuno si sarebbe interessato a quello che c’eravamo detti.

La famiglia chiede chiarezza, niente altro, pur nella consapevolezza che come ha affermato il giornalista di Report Paolo Mondani “forse il colpevole non si troverà mai come in molti casi storici (e.g. Calvi), però almeno si saprà che si tratta di omicidio e non di suicidio.”

PS Nella ricerca di informazioni per scrivere il libro potevi chiedere anche alla famiglia di David Rossi, o a chi si sta occupando del caso, nessuno ti avrebbe negato il proprio parere, le proprie informazioni e le proprie sensazioni.

Ranieri Rossi

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  1. Multipass
    20 giugno 2015 alle 10:05 am

    La verità è quella che offende le persone, quindi sarebbe il caso di “offendere” chi si ha idea di essere responsabile anche facendo un’ impianto di congetture anche in maniera non ortodossa ad esempio……https://it.wikipedia.org/wiki/Scandalo_Watergate….altrimenti ci potremo flagellare tutti i giorni al Duomo (Federico sarà felice di vendere fruste a tutti), con il fatto che tanto la verità non si potrà mai scoprire…….IN ITALIA….o meglio in quell’ accozzaglia di Comuni e Città che sono su una Penisola in mezzo al Mediterraneo!!!!!!

  2. giuseppe
    20 giugno 2015 alle 2:39 pm

    … Solo su un punto, e vorrei rivolgermi a Ranieri Rossi, riguardo il P:S. finale, poteva chiedere, anzi sarebbe stato opportuno, ma forse quello che sarebbe stato dichiarato dalla famiglia, non rientrava in quello che avrebbe potuto o voluto scrivere.

  3. Alberto
    20 giugno 2015 alle 3:42 pm

    La cosa piu’ assurda di tutta questa vicenda e’ l’assoluto silenzio sia dei giornali nazionali che soprattutto di quelli locali. A Siena dove fa notizia anche un bambino che si sbuccia un ginocchio, il fatto che la vicenda sia del tutto trascurata fa capire bene come bavaglio messo all’informazione funzioni ancora benissimo.

  4. Ranieri Rossi
    20 giugno 2015 alle 4:19 pm

    Giuseppe, probabilmente hai ragione. Pero’ se si vuol fare il giornalista d’inchiesta e non si puo’ o vuole affrontare certi temi e’ bene non parlarne per niente.

  5. Mauro Manganelli
    22 giugno 2015 alle 9:26 am

    Gran bella lettera, Ranieri. Sono vicino a te e alla tua famiglia.

  6. Guido
    22 giugno 2015 alle 10:59 am

    Non c’è verità che tenga quando non la si vuol far venire fuori. Per quello che si è letto, sentito, visto (per es. la trasmissione Report), non possiamo non nutrire dubbi su quella “verità” che anche la magistratura cerca di accreditare. Ci sono mille lacune in questa inchiesta che si fa di tutto che rimangano tali per non far emergere cose che possano coinvolgere chissà quali nomi in questo colossale caso MPS. Tuttociò riporta alla mente, come è già stato rilevato, le vicende legate alla “misteriosa” morte del banchiere Calvi, come tutti ricorderanno. Allora era in auge la famigerata P2. Ora di quale “P” si tratta?

  7. Santosubito
    24 giugno 2015 alle 1:12 pm

    Per Guido:
    Di una “P” molto peggiore………

  1. 20 giugno 2015 alle 1:50 pm
  2. 20 giugno 2015 alle 6:00 pm
  3. 23 giugno 2015 alle 9:15 am
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