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Libero Contributo – – Parte dal Movimento 5 Stelle di Siena la petizione contro il DDL che vuol mettere il bavaglio al Web

20 febbraio 2017

RICEVO E PUBBLICO

COMUNICATO STAMPA

Il Disegno di Legge depositato il 7 febbraio 2017 al Senato della Repubblica d’iniziativa dei senatori Gambaro, Mazzoni, Divina e Giro, avente per tema “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica“ rischia di avere ripercussioni pesantissime sulla libertà di espressione nel nostro Paese.

Una mannaia censoria alla libertà di espressione sul Web, che colpisce soprattutto i blog ed i siti web di contro-informazione (non registrati come testate giornalistiche), obbligandoli ad una pseudo-registrazione via PEC e con il rischio di incorrere in salatissime sanzioni fino a 10.000€ nel caso le informazioni riportate vengano classificate, non è chiaro da chi e con quali criteri, come “fake news” o semplicemente sgraditi all’establishment, giustificandole come “campagne volte a minare il processo democratico, anche a fini politici”.

Le conseguenze dell’approvazione di una tale legge sarebbero devastanti per il nostro Paese, già in posizione non lusinghiera per la libertà di Stampa: basta pensare ai tanti blog, anche nella nostra città, che pubblicano e diffondono notizie volutamente censurate o semplicemente ignorate dai canali ufficiali. Oppure tutti quei forum o siti web che denunciano il malaffare della classe politica nostrana, tutelati dall’art. 21 della Costituzione Italiana.

Davanti ad un rischio così grande per la nostra libertà di espressione, anche e soprattutto via Web, l’unico canale attualmente non sottoposto a censura o a controllo (e forse proprio questo è il motivo di una tale proposta), abbiamo ritenuto doveroso avviare una campagna di informazione e sollecitazione nei confronti dell’opinione pubblica, e chiedere ai Senatori proponenti di ritirare la loro firma da un tale atto scellerato attraverso la creazione di una Petizione, che in pochi giorni ha già raggiunto e superato le 100 sottoscrizioni: https://www.change.org/p/senato-della-repubblica-italiana-no-al-bavaglio-dell-informazione-on-line-no-al-ddl-gambaro

MoVimento Siena 5 Stelle

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Categorie:libero contributo
  1. Magico Vento
    20 febbraio 2017 alle 10:47 pm

    http://www.mcreporter.info/stampa/amonti55.htm: l’articolo è del 2001

    E’ abbastanza facile naufragare nel mare di polemiche suscitate dalla famigerata legge 62/01, specie perché gli argomenti si sovrappongono disordinatamente, aumentando la confusione invece di eliminarla. Mi riferisco in modo particolare alla continua artificiale contrapposizione fra “informazione professionale” (quella dei giornalisti) e “informazione non professionale” (quella del resto del mondo). Contrapposizione nella quale la prima dovrebbe prevalere sulla seconda, sulla base della (presunta) migliore qualità offerta dai giornalisti, delle maggiori garanzie per il pubblico derivanti dalla “vigilanza”, della protezione offerta dal sindacato nei confronti degli “sfruttatori”. Quasi che tutto ciò che non proviene da un iscritto all’Ordine non abbia “dignità informativa”.

    Se questo discorso può andare bene a chi vuole fare il giornalista (ma non mi sembra che ci sia omogeneità di opinioni anche all’interno della categoria), tuttavia non significa attribuire validità più ampia al teorema: “al giornalista il monopolio dell’informazione”. La conseguenza – o meglio, il non sequitur – delle premesse è una generalizzazione indebita sotto il profilo dell’argomentazione e inaccettabile dal punto di vista dei diritti di libertà.
    Per non parlare poi di quanto sia francamente riduttivo e offensivo negare valore al preziosissimo lavoro svolto da chi ha l’unica colpa di avere un tesserino numerato.

    Ovviamente non si tratta di innescare per l’ennesima volta la polemica sul ruolo e la funzione dell’Ordine dei giornalisti, con tutto quello che ne segue. Si tratta, più modestamente, di prendere atto che le mutate condizioni sociali e culturali – queste, e non l’internet – hanno ampliato da un lato il numero delle persone che “hanno qualcosa da dire” e dall’altro creato un terreno fertile per esercitare dei diritti fondamentali che, fino a non molto tempo fa, rimanevano confinati nelle pagine dei manuali di diritto costituzionale.
    Ora, mentre nessuno nega al giornalista il diritto di fare informazione, non si capisce perché dovrebbe essere impedito a chiunque di dare informazioni (a condizione, beninteso, che sia possibile individuarne l’autore). E non si capisce perché la valutazione di una sentenza compiuta da un avvocato debba avere inferiore dignità rispetto a quella proposta da un giornalista, anche se non dotato di specifiche competenze sul punto.

    Messa in questi termini, allora, la questione non riguarda più tesserini, ordini e provvidenze, ma il grado di preparazione specifica di chi scrive su un certo argomento. E allora, se cerco informazioni sul funzionamento di un certo apparato le vado a cercare nei luoghi in cui i tecnici del settore danno informazioni. Non perché vogliono giocare a “piccoli giornalisti crescono”, ma perché semplicemente migliorano le proprie conoscenze tramite la condivisione del sapere. Ma questa preziosissima opportunità è sempre più minacciata non solo da chi ha paura di perdere i propri privilegi e di “rimettersi in discussione”, ma anche da chi, per la smaccata protezione di interessi di parte, sta cercando di mettere il bavaglio a tutto ciò che è informazione indipendente. Mi riferisco – per essere precisi – alla lobby del software e dell’audiovisivo, che è praticamente riuscita a far approvare un vero e proprio arsenale sanzionatorio contro chi commette l’”atroce reato” di diffondere e condividere informazioni tecniche sui sistemi di sicurezza informatica (basta dare un’occhiata alla legge sul diritto d’autore e all’art. 29 del DDL 816/01 in discussione al Senato).

    Ebbene, la sfida che ci troviamo di fronte per quanto riguarda la informazione è riuscire a garantire la tutela dei diritti civili, dei diritti costituzionali, e quindi fondamentalmente della libertà di manifestazione del pensiero, anche e soprattutto per chi non può farsi scudo dell’appartenenza ad un ordine.

  2. Mario Ascheri
    20 febbraio 2017 alle 11:06 pm

    aderito, ci mancherebbe! le tentano tutte!

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