Ricevo e pubblico
Dopo tante pantomime, siamo dunque arrivati a quella conclusione che tanti di noi temevano e che potrebbe segnare, dopo oltre 500 anni, la fine della Senesità del MPS, una Senesità che ha attraversato momenti storici difficilissimi, comprese le guerre e i regimi, ma non ha retto alla, diciamo strana, gestione degli ultimi anni e soprattutto a quello che ritengo l’errore più grande e meno comprensibile, e che da parte mia, ho cercato di contrastare in tutte le sedi: l’acquisto della Banca Antonveneta ad un prezzo assurdo, in un momento internazionale assurdo e con modalità assurde, a partire dalla mancanza di una Due Diligence e delle minime clausole di salvaguardia.

Questo errore, che la Fondazione MPS nonostante il suo ruolo di controllante, ha accettato passivamente (salvo poi fare un maldestro tentativo di ricontrattazione del prezzo), oltre a mettere la Banca in una situazione senza uscite, ha inciso pesantemente anche nel bilancio e nel patrimonio della stessa Fondazione.
Proviamo a fare due cifre approssimative, se c’è qualche imprecisione mi correggerete; per prima cosa voglio evidenziare che prima della sciagurata acquisizione, il titolo MPS valeva ca. Euro 4,40 e l’intera Banca ca. 13,5 miliardi, qualche mese dopo Antonveneta i valori erano dimezzati e oggi, nonostante gli aumenti di capitale, il valore di MPS insieme ad Antonveneta, pagata ca. 10 miliardi di Euro, non arriva a 6 miliardi; si è praticamente perso qualcosa come 17,5 miliardi di euro.
Dal 2006 al 2010 sono stati “trovati in qualche modo” ca. 4,5 miliardi di utili e sono state pagate oltre 700 milioni di Euro di imposte (nonostante il beneficio fiscale di ca. 1 miliardo del 2008); chiedo se sia stato giusto gonfiare così tanto gli utili e pagare imposte così alte, invece di portare a riserva, e quindi a patrimonio, importi maggiori, o se non era meglio destinare maggiori importi agli accantonamenti per le sofferenze, anche in considerazione dell’enorme valore di questa voce, che si dice addirittura in qualche modo attenuata.
La Fondazione, in virtù del possesso del 55% ca. di azioni, ha seguito più o meno lo stesso destino in termini di riduzione del patrimonio; faccio inoltre presente che la Fondazione, da una liquidità di oltre 3 miliardi di Euro investita in obbligazioni che assicurava ottimi rendimenti, attualmente non ha la disponibilità per sottoscrivere l’aumento di capitale, e, nonostante si preveda la diluizione al minimo di maggioranza (50,01%), cosa che era stata categoricamente smentita in tutte le sedi, si vede costretta a ricorrere ad un debito verso banche concorrenti della stessa controllata MPS, andando di fatto ad ingrassare i loro conti economici con il pagamento di un interesse su detto finanziamento. Siamo quindi a chiedere che tipo di finanziamento andrà ad accendere la Fondazione, che durata avrà e che tasso si vedrà applicato. Chiediamo anche di sapere che prospettive di distribuire utili avrà la Fondazione nei prossimi anni, stretta tra un dividendo della Banca che appare molto dubbio e un rimborso di detto finanziamento che appare molto certo.
Potremo dilungarci nell’esporre tutti i numeri che, a mio parere, indicano una gestione non definibile della Fondazione, sia per quanto riguarda la quota della Banca MPS, nella quale è ormai poco correttamente concentrato quasi tutto il patrimonio della Fondazione, con un valore del titolo ormai ridotto a Penny Stock – da Blue Chips a Penny Stock (azione monetina)-, e con una massa di azioni circolanti che da poco più di tre miliardi arriveranno a ca. 10 miliardi, sia nella politica di investimenti che, ad esempio, ha visto l’acquisto di azioni Intesa e Mediobanca a prezzi esorbitanti e che ora registrano minusvalenze drammatiche. Potremo anche parlare delle errate erogazioni, sia in termini di destinatari che di importi, senza tenere in debito conto le necessità di incrementare le riserve.
Ma ora ci interessa parlare solo dell’attuale drammatico aumento di capitale; drammatico perchè resosi necessario per la serie di errori compiuti nella gestione di una Banca che era la più liquida e la più solida d’Italia se non dell’Europa, drammatico perchè propedeutico appunto della discesa della quota della Fondazione sotto il 50%, cosa che potrebbe realizzarsi entro il 2011 in presenza di un eventuale quanto probabile nuovo aumento di capitale. Ritengo infatti l’attuale aumento di capitale del tutto inutile, andando esso solo a rimborsare i Tremonti Bond e non portando quindi un vero beneficio al patrimonio; a meno che, e questo lo chiedo, non sia prevista la possibilità di soprassedere al rimborso degli stessi Tremonti Bond, anche se il loro costo andrebbe a pesare sempre di più sugli utili MPS, o siano invece allo studio cessioni di altri asset.
Partendo dal presupposto che questo aumento di capitale non può essere in alcun modo venduto come un successo o come una strategia, ma è piuttosto un passo resosi inevitabile da tutta una serie di errori fatti, ritengo quindi necessaria una dichiarazione del CDA sul futuro della Banca, dichiarazione che sia però più attendibile di quella rilasciata in data 18-2 c.a., quando un comunicato ANSA recitava testualmente: “Il Presidente dell’ABI, Giuseppe Mussari, smentisce le voci su un possibile aumento di capitale da 2mld. della Banca MPS, istituto del quale Mussari è presidente dal 2006. Mussari aggiunge di non sapere come sta andando adesso il mercato, sottolineando che se questo influenza il mercato saranno fatte denunce perchè questo in italiano si chiama aggiotaggio.” O di quella del 6-2010: Monte dei Paschi di Siena annuncia che rimborserà i Tremonti Bond senza ricorrere all’aumento di capitale: “Date le attuali regole, pensiamo di poterci predisporre strategicamente con i programmi giusti per rimborsare i bond di Stato entro la scadenza” del 31 dicembre 2012, “senza effettuare aumenti di capitale”, ha assicurato il direttore generale di Banca MpsAntonio Vigni in un’intervista alla stampa.

Ora mi chiedo e vi chiedo: dichiarazioni così nette, smentite ancora una volta dai fatti, a distanza di tempo anche minima – ca. 40gg. -, potrebbero dare l’idea che questo CDA non abbia in alcun modo presente la reale situazione della stessa Banca e del mercato?
A proposito di questo prevedibilissimo aumento di capitale, inatteso solo dal CDA, a questo punto mi chiedo se non fosse stato meglio farlo nel 2009 invece di sottoscrivere gli onerosissimi Tremonti Bond; secondo i miei calcoli avremmo risparmiato qualche centinaia di milioni di interessi e forse avremo potuto fissare un prezzo sicuramente più alto di quello che potrà essere fissato ora, visto che il titolo quotava ca. il 40% in più: l’ennesimo calcolo sbagliato di questo CDA, o come detto, un altro modo per fare un favore a Tremonti e al Governo.
Altro dubbio è quello che l’aumento di capitale possa andare a danno soprattutto dei piccoli azionisti e dipendenti, che in un momento di difficile congiuntura economica potrebbero avere difficoltà, o interesse, a sottoscriverlo, ritrovandosi così in mano azioni con rendita ancora minore dell’attuale, ovvero quasi nulla.
Ci aspettavamo che la Fondazione, rispettando quanto dettato dall’art. 3 del suo statuto in merito al mantenimento e al rafforzamento della Banca MPS, non apparisse così sottomessa a probabili equilibri politici, e avesse la coerenza, e la capacità, di non avallare tutti i disastri compiuti, o, in ultima analisi, a non essere più disponibile a coprire ulteriori errori, e procedere alla necessaria sostituzione del CDA. Una speranza sicuramente ottimistica, in quanto anche il management della Fondazione, in questi ultimi anni, ne ha combinata una dietro l’altra, sia nella governance che nella comunicazione, riuscendo nell’”impresa” di passare anch’essa, da Fondazione bancaria più solida e più liquida dell’Italia, o dell’Europa, a quella con maggiori debiti, e con un patrimonio poco opportunamente concentrato in un unico, e a questo punto debole, asset. Devo dire che il comunicato di adesione all’aumento di capitale è a dir poco preoccupante per i toni ed i contenuti che denotano una desolante approssimazione o, forse, l’affidamento alla provvidenza divina. E così, mentre chi nasceva a Siena qualche anno fa si trovava una piccola dote costituita da una specie di azionariato popolare del MPS, frutto dell’abilità e dell’onestà di antiche generazioni di cittadini Senesi, chi nascerà da oggi in poi si troverà subito con un debito: un risultato veramente imbarazzante.
Non accetto in alcun modo comparazioni con l’andamento di altre banche o del settore; l’errore fondamentale del CDA del MPS è proprio quello di essersi avventurata, senza alcuno degli strumenti previsti per cautelarsi, nell’incauto acquisto di un’altra banca proprio nel momento di crisi del settore. Una cosa dal quale si sono guardate tutte le altre, a partire dal Santander che, molto furbamente, ha trovato il modo di scaricare il bidone Antonveneta al MPS, guadagnandoci pure; loro si che potevano essere contenti, non certo i poco adeguati politici senesi. Una crisi oltretutto annunciata e prevista sia esternamente che internamente alla Banca, facendo quindi apparire la scelta dettata da scarsa capacità, o da motivazioni misteriose e non comprensibili. La scellerata scelta del CDA ha avuto una duplice negatività, la prima forse riconducibile alla crisi dell’intero settore bancario, ma la seconda è tutta ascrivibile all’incauto e intempestivo acquisto di un’altra Banca nel peggior momento.
Un errore macroscopico e dilettantistico: è come se ora Enel acquistasse o investisse in una centrale nucleare, nel momento in cui tutti stanno uscendo da un settore con evidenti difficoltà internazionali.
