Annunci
Home > libero contributo > La Rubrica di Jonathan Livingstone – Chi rifiuta il cambiamento è l’architetto del decadimento…

La Rubrica di Jonathan Livingstone – Chi rifiuta il cambiamento è l’architetto del decadimento…

3 agosto 2014

Bentornato Santo e alla grande.

La lettera di Gianni è circostanziata e ricca di contenuti e cita una grande libro ora “testo sacro” per manager e imprenditori del XXI secolo, anche se “l’arte della guerra” è stato scritto alcune migliaia di anni or sono (della serie l’uomo è sempre lo stesso).

Aggiungo solo un aforisma di A. Einstein (mica uno qualsiasi) per sottolineare maggiormente alcuni passi della lettera: “Il mondo che abbiamo creato è il prodotto del nostro pensiero e dunque non può cambiare se prima non modifichiamo il nostro modo di pensare”, cui fai da bellissimo contraltare un aforisma di M.Gandhi (mi sembra che sia un personaggio conosciuto): “se io voglio cambiare il mondo intorno a me, devo cominciare a cambiare me stesso”.

Chiudo ricordando che “Chi rifiuta il cambiamento è l’architetto del decadimento, l’unica istituzione umana che rifiuta il progresso è il cimitero”, appunto…..

The best is yet to come

jl

1df6b-gabbiano2b1

Annunci
Categorie:libero contributo
  1. Silvia
    3 agosto 2014 alle 11:31 am

    Sì, molto interessante!Qui il è il cambiamento che non è possibile per maturi navigatissimi come Valentini, nel MPS e nel partito e nel Comune di monteriggioni prima di approdare al capoluogo.
    Di Gianni non perderei quel giusto rimprovero di aver fatto “privato” l’ente per la CAPITALE.
    Pensate bene. Poteva essere comodamente una commissione comunale speciale, presieduta dal Sindaco e che si dava un comitato scientifico a latere. Tutti i contributi affluivano al Comune e si poteva sapere chi prendeva tanto per fare questo o quello.
    No, Renzi qui è passato poco, molto poco, di striscio.
    Ho sentito giorni fa Pinassi in tv chiedere di rifondare la Fondazione. Ci risiamo! Sempre nel privato.
    Per quel poco che ha ormai (avete letto il Piccini sul problema Sansedoni ecc.? cosa c’è sotto il tappeto), di nuovo comitato comunale proporrei io, o una istituizone come la Biblioteca comunale, insomma, qualcosa che passi dal Consigli comunale.
    Consiglieri democratici di tutti i partiti ve ne ricordate per il dibattito sulla fondazione he farete?
    GRAZIE E BUONA DOMENICA
    (bentornato Santo, ho sentito la tua mancanza anch’io, già stare a Siena invece che andare in ferie è stata dura, ma senza di te poi e con l’eretico caro ma ballerino sono state giornatacce brutte)

  2. 3 agosto 2014 alle 12:25 pm

    Mi unisco ai peana per il ritorno del Santo!
    Torna il Santo, se ne va l’eretico: quindi dacci sotto.
    Io per una settimana scriverò solo di Mafia: di quella siciliana, intendo…

    L’eretico

  3. 3 agosto 2014 alle 9:08 pm

    Le frasi fatte (e le citazioni) rischiano il paradosso. Cosa vuol dire “Chi rifiuta il cambiamento è l’architetto del decadimento ecc.”? Dunque gli avversari del fascismo e del cambiamento che questo postulava (alla fine neanche il 2% della popolazione) erano architetti del decadimento? Ma per piacere!…

    • 3 agosto 2014 alle 10:00 pm

      Scusi ma in questo caso che c’azzecca?

      • 5 agosto 2014 alle 9:08 am

        C’azzecca, c’azzecca! Ora c’è la sbornia del cambiamento: “cambiamo l’Italia”, “Siena cambia”, “cambiare verso”…. Ma nessuno spiega come, quando, dove, e perché. L’unica cosa che ci dicono è che bisogna cambiare in fretta e furia. Così abbiamo fatto con l’Unità d’Italia, il fascismo, l’ “ingresso in Europa”, la privatizzazione delle banche pubbliche ecc. Tutte sbornie dalle quali dopo ci svegliamo scoprendo che i costi sono stati superiori ai benefici. Lo stesso succederà col dopo Renzi: ci troveremo davanti ad un Paese ulteriormente impoverito, come col dopo Craxi. E non voglio neanche parlare del “cambiamento” senese, sostenuto oggi da quelli stessi che sostennero e attuarono quella “privatizzazione” del Monte, il “cambiamento” che ha reso irreversibile il declino della Città. E hanno ancora il coraggio di dirci che dobbiamo cambiare noi, mentre loro sono sempre gli stessi.

      • 5 agosto 2014 alle 9:10 am

        Aurigi si parlava di altro legga bene…

      • 5 agosto 2014 alle 10:12 am

        Ma a me interessava invece proprio la questione del “cambiamento”. Se ho violato qualche regola restrittiva (che comunque sarebbe bene fosse esplicitata da qualche parte dopodiché ne trarrò le conseguenze) me ne scuso,
        Inanto insisto: anche la citazione ” l’unica istituzione umana che rifiuta il progresso è il cimitero” è sbagliata. I cimiteri di oggi non son più quelli del Medioevo e quelli di domani (vedi il crescente ricorso alla cremazione) non saranno più quelli di oggi.

  4. jonathan livingstone
    3 agosto 2014 alle 10:13 pm

    Buona sera
    ogni opnione è rispettabile e degna di nota.
    Alcune precisazioni:
    è importante considerare il contesto di riferimento altrimenti si rischia di “sbroccare”;
    in natura è normale il cambiamento non l’immobilità;
    paradosso: quando il vero e il falso si esprimono all’unisono;
    se le frasi fatte (…) e le citazioni (…) non sono gradite forse è perchè hanno colpito nel segno….

    the best is yet to come

    jl

    • 5 agosto 2014 alle 9:48 am

      1. Quella del “contesto di riferimento” non l’ho capita.
      2. A meno che non ci si aggiri dalle parti di Storace, sostenere che i resistenti al fascismo erano gli architetti del decadimento secondo me è proprio paradossale.
      3. “in natura è normale il cambiamento non l’immobilità”: altro richiamo che appare poco calzante. In natura è normale l’immobilità o, meglio, i cambiamenti sono così lenti che si notano solo nel corso dei secoli, anzi dei millenni, anzi di molti millenni. Tranne nel caso di catastrofi come, per esempio, quella che eliminò i grandi sauri. Tuttavia, sotto questo ultimo aspetto, il riferimento alla natura mi sembra calzante, nel senso che i “cambiamenti” nel nostro Paese, sia quelli del passato (come dico sopra rispondendo al ilsanto5) sia, prevedibilmente, quelli che ci vengono oggi prospettati anzi imposti, hanno sempre l’effetto di catastrofi. Resistere a questo tipo di cambiamenti non è peccato.

  5. Multipass
    5 agosto 2014 alle 12:53 am

    “Il mondo che abbiamo creato è il prodotto del nostro pensiero e dunque non può cambiare se prima non modifichiamo il nostro modo di pensare”.
    Credo che sia da sottolineare che lo stare passivamente davanti ad un parallelepipedo piatto o meno che segue le regole dettate all’ inizio del secolo dal signor Goebbels per arrivare all’ attuale uso delle moderne tecniche renziane, tende a creare in maniera talmente potente e rilevante la convinzione di MODIFICARE IL NOSTRO (LORO!) MODO DI PENSARE da poter affermare che : non viviamo in un mondo creato ma in un mondo illuso da miriade di pensieri che cambiano tutto per non cambiare nulla!!!!!
    E’ da oltre un anno che vivo in gabbie con animali umani che sono costretti/convinti a rimanere dentro delle stanze per poter mangiare/bere/muoversi “liberamente”,in modalità che avevo letto solo su alcuni libri di storia e che non avrei mai immaginato di vivere nella realtà quotidiana…….Molti degli animali umani riescono anche ad essere felici di poter stare all’ interno di tali gabbie, tanto da lottare anche in maniera quasi violenta per poter essere DOMINANTE sui suoi simili.
    Queste gabbie sono diffuse nel territorio e chiamate fabbriche !!La loro gestione viene fatta attraverso quella che viene chiamata economia, altrimenti detta “ricatto alla sopravvivenza”, considerando che queste gabbie tendono a produrre più elementi distruttivi che costruttivi per la società. Gli amministratori pubblici che dovrebbero essere super partes generalmente si prostituiscono in vario modo per permettere che il gioco continui, convinti che il loro tornaconto non venga notato (?!)……Nel 1989 fallì il sistema degli amministratori pubblici che fanno sentire gli animali umani tutti uguali (?!), ma quel sistema si era dimenticato che il PENSIERO è libero di muoversi e di valorizzarsi, tanto da essere capace di classificarsi in maniera evidente creando una società di animali diversi tra loro…………
    Nel 2008 inizò l’ agonia del drago finanziario che gestiva il PENSIERO come se fosse carta moneta da stampare senza limite, ma quel sistema si era dimenticato che il pensiero deve muoversi libero non solo nello spazio ma anche nel contenuto di un UOMO e di una SOCETA’ CIVILE !!!
    In conclusione essendo degli animali con solo qualche migliaio di anni di uso dell’ intelligenza, dobbiamo imparare a padroneggiare l’ istinto che ci danneggia…….E Siena alias Italia sono colpiti in maniera bestiale dall’ istinto di autodistruzione, che forse solo un piccolo periodo del Rinascimento aveva frenato!!!!!!
    Almeno secondo la mia modesta opinione è quello che pensava A.E., se fosse stato un semplice essere umano come mi sento io!!

  6. jonathan livingstone
    5 agosto 2014 alle 11:04 am

    Caro Santo buongiorno
    apprezzo molto i numerosi commenti al mio post.

    Ritengo opportuno e necessario comunque procedere ad alcune precisazioni onde evitare equivoci. Sono infatti dell’avviso che “il valore della comunicazione è il risultato che si ottiene” e quindi se qualcuno capisce cose diverse da quelle che scrivo la responabilità è solo mia.

    Dunque:
    il mio intervento era a commento della bella lettera scritta da Gianni Colombini (contesto) che nel titolo riportava la frase “cambiare schema” (cambiamento).
    In natura ribadisco è normale il cambiamento e non l’immobilità, due esempi fra tutti: l’alternanza delle stagioni (basta vedere gli alberi) e lo sviluppo dell’uomo: 10 anni, 20 anni, ecc come è diverso.
    Ora tutti invocano il cambiamento ma al tempo stesso operano perchè tutto rimanga immobile (questo è un paradosso ed è quanto sta accadendo a Siena).

    Circa altre affermazioni o intepretazioni mi astengo da ogni commento in quanto esulano dall’obiettivo del mio post.

    Concludo riportando l’affermazione di uno dei miei maestri “nelle nuvole ognuno vede il proprio drago” e per certi versi è proprio vero.

    the best is yet to come

    jl

  7. Gianni Colombini
    5 agosto 2014 alle 4:40 pm

    Visto che il riferimento era su un pensiero che mi sono permesso di inviare al Sindaco, mi permetto di precisare che davvero auspico un cambiamento…un cambiamento con cui si possa cambiare rotta…un cambiamento con il quale ci sono stati abbondantemente rotti i cabasisi prima durante e dopo la campagna elettorale…un cambiamento che non pare essere in atto neppur lentamente….
    Ha ragione Jonathan affermando che l’immobilità in natura non esiste…l’adattabilità di qualunque essere vivente a diversi stimoli esterni non può non essere sotto gli occhi di ciascuno di noi.
    Immobilità che genera attendismo e di conseguenza incapacità reattiva.
    E’ quello che a siena ( perdonate la “s” piccola, ma così è stata ridotta per immobilismo…) come in italia accade.
    Distogliere l’attenzione senza dare il tempo di riflettere, osservare, esprimere consensi/dissensi è l’unica strategia messa in atto per lasciare lo status quo affinchè a giovarne sia poi il vecchio che avanza.
    ” che tutto cambi affinché nulla cambi” è quanto mai reale in questa città e Multipass disegna quello che il visionario Orwell scriveva nel ’48… e questo mi preoccupa non poco.
    Vorrei capire davvero dove sta quel cambiamento di cui ( non ) molti si riempiono la bocca…

  1. 5 agosto 2014 alle 2:29 pm
I commenti sono chiusi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: