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La Rubrica di Daniele Magrini – La tradita bellezza

15 ottobre 2014

 

Siena-goprojpg«Troppo bella per vincere. Avete un tesoro che vi ha lasciato la vostra storia, non vi serve essere capitale europea della cultura. Ce la potete fare benissimo da soli». Sostanzialmente hanno detto così, i giurati, giovedì scorso, o forse non proprio così, ma questo è il senso. Come non capirli? Venivano dal tour della Siena magica del centro storico, dal tuffo nella bellezza di Piazza del Campo, dalla maestosità del Duomo, dall’abbraccio delle donne di Contrada in Piazza del Mercato. Sono stati immersi, i giurati, nella Siena della sfida antica, quella che pensava bellezza, la immaginava e riusciva a realizzarla. Costruita con le mani e la fatica di piccoli uomini sudati e ignari, mentre mettevano pietra su pietra, di partecipare alla sfida della Torre del Mangia, e di vederla compiuta. Pensare bellezza era anche pensare in grande e vedersi sconfiggere solo dalla peste, ma dopo aver già opposto all’idea non finita, la perfezione del Duomo.

E quindi Siena troppo bella per vincere? Se questo è il metro di giudizio della giuria che venerdì esprimerà il verdetto c’è da temere non poco. Che vinca la sponsorizzatissima Matera, tra Sassi e petrolio? Oppure l’accoppiata Perugia-Assisi in stile Papa Francesco, o Lecce perché il Salento è trendy. Oppure Cagliari, che ha stravinto un sondaggio di Art Tribune, con l’87%, davanti a Perugia 4%, Matera 3%, Siena 2%. Tanto che gli stessi organizzatori hanno twittato: «Ma i supporter di Cagliari considerano una cosa intelligente aver falsificato il nostro sondaggio? Abbiamo registrato un voto al minuto per due giorni. C’è un’anomalia». Al di là delle furbate o dei bookmakers, se la giuria avesse avuto bisogno di bruttezza sarebbe bastato un giretto in viale Sardegna, spingendosi poi fino alla Piazza della stazione, monumento al non sense. O in certi vicoletti trasformati in orinatoi o in certe piazzette nascoste riempite di cartoni e spazzatura. Perché ce ne sono di senesi incivili, eccome, che magari si lamentano dei ragazzi seduti in Piazza del Campo. E avrebbe potuto attendere la notte, la giuria, per aggirarsi in una città buia, dove tutto è sfocato.

Ora però c’è da capire cosa vogliano premiare questi signori della giuria europea. La natura del riconoscimento, dopo gli anni di stantie celebrazioni, sarebbe quella di assicurare risorse che trasformino una città, grazie a progettazioni innovative che aggiungano alle risorse europee, investimenti pubblici e privati. Delineando così un futuro inedito per chi ha bisogno di costruire con le proprie mani un nuovo sviluppo.

Se è così Siena non può che vincere a mani basse. Perché è la città che si è messa in crisi da sola, rappresentazione e simbolo nello stesso tempo, dell’intreccio perverso tra finanza deviata e politica del potere. È la città che più di ogni altra ha tradito la propria armonica bellezza e il proprio orgoglioso passato,distruggendo ricchezze enormi, con le proprie mani, e riassumendo in sintesi tutti i guasti dell’economia contemporanea. È la città bella e impossibile da distruggere solo in virtù di questa sua bellezza, ma depredata e prosciugata di risorse antiche e comuni, da un manipolo di scaltri maneggioni.

La crisi di Siena è la rappresentazione in scala del fallimento di un sistema economico mondiale che non guarda alla realtà e ai bisogni degli uomini, ma si fonda sugli illusori guadagni effimeri della finanza. È lo specchio di Dorian Gray e dei tecnocrati della vecchia Europa, che dettano regole in nome di Maastricht, ma in realtà lasciano che proprio sulla povertà crescente, uomini potenti accumulino le proprie ricchezze. E in combutta con la politica, costruiscano le loro catene di potere, fino a stringere nelle proprie mani i destini di tanti uomini e donne, le loro assunzioni o no, i loro avanzamenti. Fino ad arrivare a condizionare drammaticamente il futuro di generazioni e generazioni, con una semplice firma in un foglio di carta, sottraendo a loro, in un attimo, le risorse accumulate per secoli nella città della bellezza.

Nessuno è più ansioso e bisognoso di ricostruire la propria casa, di chi l’ha buttata giù a picconate con le proprie mani. La giuria obietterà: ma la vostra città mica è crollata, i monumenti sono tutti in piedi. Si ma sono a rischio le due meraviglie che sorreggono ogni civiltà, prima ancora delle città: la fiducia e la speranza.

Nei progetti per Siena capitale c’è quantomeno un tragitto di ripartenza. Tante molliche di pane da seguire, come nelle favole da bambini. Briciole che nessun altro in questi due ultimi anni ha saputo spargere. A queste briciole, piccole e grandi idee per un futuro inedito, talvolta incompiute o anche improbabili, dovremo aggrapparci. Alle risorse che comunque verranno, anche nel caso che la bellezza di Siena sia il presupposto per la sconfitta, dovremo fare riferimento. Intransigenti verso chi ha distrutto, attenti verso le false promesse di rinnovamento, ma attaccati per forza e per amore, al barlume di una città nuova che questa sfida per la capitale europea della cultura ha perlomeno fatto intravedere. E per il resto, comunque vada, con o senza Europa, Siena merita speranza.

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Categorie:libero contributo
  1. Silvia (quell'altra)
    15 ottobre 2014 alle 2:48 pm

    forse in chiusura il Magrini avrebbe potuto anche ricordare quei 10-15 temerari che sono sempre stati contrari al ‘sistema’ deliquenziale (‘armonioso’ è un complimento massonico da evitare, la volete capire amici cari?) e che meriterebbero di aver qualche ascolto nel dopo Capitale, o no?
    Lui è un affidabile recente, e pertanto bisogna prenderlo per quello che è, con le molle! da ‘pentito’, meritorio finché si vuole, ma sempre uno che a suo tempo non ci aveva capitolo nulla, ma proprio nulla!

    • Francesco Giusti
      16 ottobre 2014 alle 12:36 pm

      Cosa pensava il Magrini del “Sistema” quando c’era la Bella meravigliosa 2.0 del Ceccuzzi? Bene che si sia ricreduto, ma ricordiamo anche chi c’ha sempre messo la faccia e c’ha rimesso personalmente e chi ha fatto il salto del fiocco (a metà, viste certe posizioni pro Siena2019) all’ultimo momento…

  2. Beatrice
    15 ottobre 2014 alle 4:14 pm

    L’articolo e’ molto bello ma ci sono troppi se e troppi ma che purtroppo non convincono. Intanto nel partito piddino egemone facce nuove non se ne vedono e dietro le quinte ci sono i soliti maneggioni che hanno contribuito al decadimento della citta’. Il sindaco lascia il tempo che trova a tal proposito basta rileggere i discorsi o risentire le chiacchere fatte in campagna elettorale e confrontarle con oggi per capire chi e’ stato messo a capo della citta’. A presiedere la fondazione e’ stato messo un signore che non mi pare vada a braccetto con il rinnovamento, basta ripensare alle risposte date a chi chiedeva lumi e documenti intercorsi tra il mussari e il mancini. Oggi c’ e’ una citta’ divisa tra i soliti noti (piddini noti e quelli che sperano di cuccare qualcosa) ed il resto della citta’ che non e’ abbastanza supportata dalla cd minoranza politica e questo e’ un grosso handicap. Certo il pd ha vinto, con 930 voti, oggi sicuramente perderebbe ma stiamone certi che il pd tutto fara’ meno che ritornare a votare ed il tempo per sminestrare non manca. La banca e’ sull’orlo del crack oggi quota – 500mil di euro dei 5mld presi a giugno. E’ davvero tutto difficile ma il metodo piddino e’ quello di guadare avanti senza voltarsi indietro. Per certi aspetti sarebbe anche giusto ma detto da loro non lo e’ perche’ come sappiamo serve solo a far dimenticare le loro malefatte e continuare per la strada che da 60 anni hanno intrapreso e che ci portera’ inevitabilmente…nel baratro. Ci rimane solo la speranza ma sapete sperando…. di piu’ non si puo’ dire. E tutti i giorni si scende sempre di livello, ieri il crack della storica enoteca, gestita da noti piddini, con il dazio da pagare ai lavoratori ma loro non pagano mai? Con tutto l’accaduto c’e’ qualcuno del pd che ha pagato o paghera’…qualcuno che habbia chiesto scusa pubblicamente ai cittadini di Siena. Noi senesi dobbiamo veramente vergognarci nei confronti delle generazioni future in quanto non siamo riusciti a tramandare quanto ricevuto da chi ci ha preceduto. Vergogna senza fine. E come una barzelletta qualcuno ci racconta che il il catanzarese mussari ha firmato un foglio in bianco laddove esclude da ogni responsabilita’ un certo ex direttore generale, tale vigni, che per anni ha guadagnato circa 1.500.000 di euro l’anno piu’ buonuscita milialrdiaria. Si deve continuare? no lasciamo perdere siamo e resteremo nella ns merda ma almeno abbaiare quello non ce lo dovete vietatare. E La sensazione che si avverte su Siena 2019 e’ quella che se si dovesse vincere e’ la festa del Pd non della citta’, il,perhxe’ ‘ lo diro’ un altra volta adesso mi sono venuta a noia, si anche con me stessa.

  3. Marco Falorni
    15 ottobre 2014 alle 4:39 pm

    Ritengo pregevole l’articolo di Daniele Magrini, che però mi sollecita una riflessione, che non è pessimistica, ma realistica. L’immensa bellezza di Siena non deriva solo dal fatto che la città è stata costruita bella, ma soprattutto dal fatto che la città è stata mantenuta bella, a differenza di tante altre. E ciò in gran parte grazie al Monte dei Paschi, che in tal senso ha operato per secoli, non solo negli ultimi decenni. E allora anche i famosi 40 milioni di euro, che arrivino o meno, sono sempre spiccioli. Utili, forse, per un minimo di ossigeno all’economia. Ma non certo per mantenere la bellezza. Se il Duomo o Piazza del Campo, Dio non voglia, si “ammalassero” seriamente, chi provvederebbe oggi alla loro “guarigione”? La bellezza è fragile, mantenerla costa caro. E la bellezza è l’ultima cosa che rimane a questa disgraziata città, che troppe volte ha messo il capo sotto la sabbia, ed ora ne paga le conseguenze. Capitale della cultura o no, poco importa. m.f.

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