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Rassegna Stampa – Domandine a Fulvio Mancuso… La Fondazione non si costituisce parte civile contro Mussari & Vigni

13 ottobre 2015

Essendo il sottoscritto poco avvezzo ai regolamenti di Banche e Fondazioni, pubblico un pensiero di BASTARDO senza GLORIA in relazione alle polemiche di ieri con il VICE DON BRUNETTO FULVIO MANCUSO, il quale stoicamente scrive nel sostenere le sue tesi.

Il castello difensivo messo in piedi da Mancuso è fragile come gli specchi sui quali si arrampica. Il vero nodo da sciogliere non sono tanto le autorizzazioni ma gli atti di indirizzo e le operazioni che sono state messe a punto in Fondazione. A parte che basterebbe quel passaggio citato dallo stesso Mancuso sulla gestione “sana e prudente della banca” a far cascare tutta la difesa: in pratica il maggior azionista della banca, la Fondazione da parere favorevole per l’acquisto di un’altra banca senza uno straccio di due diligence? Suvvia ma chi si vuole prendere in giro? Poi ancora: l’operazione così denominata “Fresh” votata favorevolmente in Fondazione è o no in palese conflitto con lo statuto della Fondazione stessa? Andiamo a vedere le carte! Altro che banca d’Italia qui i deputati dovevano agire come un “buon padre di famiglia” ed invece cosa hanno votato? Che cosa ha spinto i nominati dalla politica a violare lo statuto? Queste sono le vere domande. BSG

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Categorie:rassegna stampa
  1. fulvio mancuso
    13 ottobre 2015 alle 9:24 am

    Mi inchino, deferente, alla suprema sapienza, conoscenza e profondità di giudizio di BastardoSenzaGloria. Nunc habemus Summa Veritas!

    • 13 ottobre 2015 alle 9:26 am

      Però mi perdoni non ha risposto alle domande.

  2. Mario Ascheri
    13 ottobre 2015 alle 10:04 am

    tutti questi interventi dimostrano semplicemente che i fatti vano ricostruiti ad unguem! Quindi, dott. Valentini abbia la correttezza di ritornare al Suo originario proposito con cui ha raccolto voti: CHIAREZZA…SE può…non si rende conto dell’ambiguità (negativa) che tutto ciò getta sulla Sua figura pubblica?

  3. Maria Lupi
    13 ottobre 2015 alle 1:24 pm

    mi dite che c’è sui giornali locali? sul FB Adesso Terre di siena degli ‘scara’ vedo cenno misterioso a riunione drammatica ieri, che è successo lo sapete? hanno messo in discussione il mio Valentini? o sono questioni più terra terra, sempre bilancio? ma se io voglio iscrivermi al PD avrò diritto di sapere come sta la situazione prima di iscrivermi? se ce la faccio ad andare in pensione ne vedranno delle belle questi burloni.
    E non dirmi, Santo caro, che fo’ male a venire in pensione e iscrivermi (se il bilancio è chiaro), perchè io finchè Lega e 5 stelle si litigano pur avendo i fondamentali suppergiù uguali non mi fido di loro, sono gruppetti di potere che si tengono stretto quello che hanno acquisito.
    Comunque, diteci voi blogger che succede perchè i media si sa come sono, cacasotto.

  4. investor
    13 ottobre 2015 alle 5:14 pm

    Draghi non ha mai rilasciato alcuna autorizzazione preventiva a Mps per comprare Antonveneta per il semplice fatto che non doveva, anzi Mps non lo doveva nemmeno informare preventivamente. La tesi sostenuta dal Sig Mancuso, seppur meritoriamente originale, è priva di fondamento. Banca di Italia doveva essere informata solo dopo che il Cda di Mps avesse approvato l’acquisto di Antonveneta presentando un piano industriale e spiegando dove trovava le risorse per comprare Antonveneta. In base a queste condizioni Banca d’Italia concedeva la sua autorizzazione, unica e definitiva, non preventiva come sostiene Mancuso. Sul primo punto Mps ha fatto il piano ma poi l’ha fallito, il secondo punto, su quello relativo al Fresh è diventato, successivamente, persino oggetto di indagine della magistratura con numerosi indagati, molti allora targati Mps, per aver fornito, a detta dei magistrati, informazioni non veriterie proprio alla Banca d’Italia.
    Documentarsi prima, per non rischiare di sparare nel mucchio. Nessuna autorizzazione preventiva doveva essere data a Mps da parte della Banca d’Italia su Antonveneta. Bastava leggere questa paginetta sul capitolo acquisizioni, poche righe comprensibili a tutti e arcinote, la firma è di Draghi, potrebbe bastare.
    https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/normativa/archivio-norme/circolari/c229/progetti_acquisizione_280806.pdf

  5. fulvio mancuso
    13 ottobre 2015 alle 7:22 pm

    le ho già risposto nell’altro post del blog. legga pure e avrà la risposta su questa circolare

  6. investor
    13 ottobre 2015 alle 11:04 pm

    Grazie per la risposta ma forse Le sfugge il significato di autorizzazione preventiva e le implicazioni delle circolari di vigilanza che modificano gli obblighi tra vigilato e vigilante. Le può leggere nella risposta che ho mandato sul blog precedente.

  7. fulvio mancuso
    14 ottobre 2015 alle 8:20 am

    Forse sfugge a Lei la distinzione semplice ma fondamentale tra legge e circolari. La legge prevedeva l’autorizzazione preventiva. Poi, come dice lei, se Bankit dovesse o meno fare la chioccia di MPS è un’altra cosa. Quello magari no, ma nemmeno rimanere indifferente rispetto a numeri che hanno fatto dell’unione di due banche, una sana, una malata, un moribondo. Questo attiene ai compiti di vigilanza non alle funzioni di una chioccia

  8. fulvio mancuso
    14 ottobre 2015 alle 9:20 am

    Invece, soltanto per rispetto verso il Santo che me lo chiede, rispondo al saputello BSG, che non perde simpaticamente occasione di citarmi spesso con meleggiamenti ‘smart’, con queste piccole note i cui contenuti sfuggono soltanto a chi non sa, non vuole sapere o fa finta di non sapere. Intanto distinguiamo tra 2007 (acquisizione di Antonveneta con conseguente aumento di capitale) e 2011 (secondo aumento di capitale). In entrambi i casi nessuno dei c.d. stakeholders (comune, provincia, università, curia etc etc) si pronunciò contro le due operazioni. Al contrario, le mozioni di indirizzo deliberate in consiglio comunale alla quasi unanimità da sinistra a destra, sostennero e apprezzarono anche ex post sia l’acquisizione di antonveneta (mozione giugno 2009 per gli anni 2009-2013) che il secondo aumento di capitale (mozione settembre 2011 per gli anni 2012-2014), ribadendo peraltro che l’indipendenza strategica della banca, perseguita attraverso la non diluizione della partecipazione (ergo sopra il famoso 51%), dovesse essere valore da preservare anche per il futuro a tutela della non scalabilità della banca. Mi piace sottolineare che, nel 2009 in particolare, anche quei 4 consiglieri – e sottolineo 4 rispetto all’unanimità da sinistra a destra – che si distinguevano con un proprio ordine del giorno, pur essendo critici riguardo al prezzo pagato per Antonveneta riconoscevano che il suo acquisto fosse stato occasione di crescita patrimoniale per MPS e che, inoltre, l’indipendenza strategica (ancora quel 51%) era valore da tutelare anche per il futuro (così come poi la fondazione ha fatto). Se ci spostiamo sul versante Fondazione (ricordo che lo Statuto del Comune ancora oggi prevede che i deputali di nomina comunale si conformino agli indirizzi del Consiglio Comunale), basti rammentare che l’organo di indirizzo (DG), pur prendendo atto delle linee strategiche indicate dal Comune (indipendenza strategica e non diluizione della quota) e dagli altri stakeholders, prima di assumere qualsiasi decisione avviò un procedimento di verifica delle condizioni che, come tutti sanno, vennero confermate positivamente da Advisor internazionali sulla base, ATTENZIONE, dei bilanci e dei piani industriali presentati dalla Banca (bilanci che, come sanno tutti, sono sub iudice per la loro veridicità o meno…). Peraltro, la DG, quando avviò il percorso di verifica delle condizioni, anche dopo il parere positivo degli Advisor, non mancò di scrivere alla DA (organo gestionale che doveva concretamente decidere) che la stessa si sarebbe dovuta muovere nei limiti di legge e di Statuto. La DA adottò le delibere gestionali e venne autorizzata all’uopo dal Ministero anche in merito al contestato superamento della quota di debito assumibile (20% rispetto al valore del patrimonio). Giova, infine, ricordare che, fino a dicembre 2010 i vertici della banca (di fronte a rumors circolanti sul mercato) si premurarono addirittura di diffidare chi affermava che MPS avesse bisogno di aumento di capitale, salvo poi, improvvisamente dopo pochissimi mesi, affermare il contrario e sostenere la necessità dell’aumento di capitale suddetto. Ricordiamo ancora una volta, dunque, il focus su: 1) bilanci della banca sulla base dei quali advisor e soci fecero le loro scelte assumendo che fossero veritieri; 2) controlli operati da Bankitalia e da Ministero del Tesoro, rispettivamente, nella prima operazione di acquisizione e nel secondo aumento di capitale; 3) mancate due diligences all’atto della medesima acquisizione, etc etc.
    Infine, non è male evidenziare che anche dopo il secondo aumento di capitale per 1,09mld di euro effettuato senza alcuna diluizione della partecipazione, l’atto di indirizzo programmatico del consiglio comunale (votato anch’esso alla quasi unanimità sempre da sinistra a destra) confermò l’apprezzamento per tale operazione. Della serie, quel famoso 51%, numero magico e tragico, ancora nell’autunno del 2011 era voluto e sostenuto da (quasi) tutti. Il famoso atto di “Grande presunzione”. Che, ovviamente, aveva alla base una serie di dati (i bilanci MPS ante 2012) e di azioni di controllo (Bankit, Ministero etc) che evidentemente erano stati il veicolo attraverso il quale pochi avevano convinto molti che quella strada era giusta, corretta e perseguibile.
    Sperando di aver soddisfatto, seppur in parte, la sete di conoscenza (peraltro ricostruendo tasselli noti), porgo cordiali saluti.
    p.s.: Il resto sono quisquiglie.

  9. investor
    14 ottobre 2015 alle 10:01 am

    Non mi sfugge la differenza tra legge e circolare, glielo ho spiegato nella risposta. Quella circolare, la più importante del governatorato di Draghi, basti guardare i commenti della stampa internazionale dell’epoca, ovvio che non cancellava l’autorizzazione preventiva (legge) , cancellava, in linea con la direttiva sul mercato unico, la possibilità che la banca centrale potesse bloccare preventivamente un progetto di fusione ancor prima che fosse approvato dai Cda. In altre parole prima Bankitalia poteva bloccarti negando la possibilità di firmare un contratto preliminare, dopo, dal 2006, non piú. L autorizzazione preventiva, che è a valle del contratto preliminare non a monte, Bankitalia gliela ha data a Mps perchè la banca aveva un piano industriale che rispettava, nel tempo, i requisiti di stabilità patrimoniale richiesti per l’autorizzazione preventiva. Poi le cose non sono andate bene, ma non dimentichiamo che la Banca aveva in pancia contratti derivati, tutti sottoscritti o ristrutturati, dopo l’autorizzazione preventiva, che poi gli drenarono anche 4 miliardi di liquidità giornaliera. e gli mangiarono 3 miliardi di capitale. Moribondo, forse, ma dopo, non prima, di questa benedetta autorizzazione preventiva.

  10. 14 ottobre 2015 alle 10:33 am

    Mancuso insiste a non rispondere sfoderando note stampa. A Siena c’era chi si opponeva, quindi non tutti erano allineati, bisognerebbe prendere atto dell’autodeterminazione del singolo individuo. Se io fossi stato in deputazione e non fossi stato d’accordo con certe operazioni mi sarei semplicemente dimesso. Carta canta. O si critica o si è d’accordo. Sul fatto di andare contro lo statuto non risponde, perché? Non si fanno i conti con il passato buttandola sul fatto che la colpa è di tutti, troppo facile. Uno come lei, avrebbe dovuto avere l’umiltà di mettersi da parte, ma così non ha fatto ed ora non può presentarsi come paladino del nuovo e come oppositore del sistema, del quale ha fatto parte.

  11. fulvio mancuso
    14 ottobre 2015 alle 11:46 am

    Chi non capisce le risposte ovviamente continua a ripetere di non averne avute. Amen.

  12. fulvio mancuso
    14 ottobre 2015 alle 12:14 pm

    Ma, come ho scritto in cima, mi inchino sempre deferente alla somma sapienza di BSG. Ribadisco: Nunc habemus summam veritatem, ecce, ergo, coram vobis, summa veritas!ndo anche il refuso latino iniziale che neanche l’esperta Maria Lupi aveva notato
    🙂

  13. fulvio mancuso
    14 ottobre 2015 alle 12:16 pm

    maledetta tastiera….dopo il punto esclamativo volevo scrivere: così emendo…etc

  14. Fulvio Mancuso
    14 ottobre 2015 alle 12:45 pm

    A proposito ma Maria Lupi o Mario Lupi? Ehehe

  15. 14 ottobre 2015 alle 12:57 pm

    Senta Mancuso faccia una cosa, se vuole, mentre si inchina e s’ingarbuglia con il latino risponda. È stato o no violato lo statuto della Fondazione? Ce n’era un altro che gli piaceva fare gli inchini…..poi prese uno scoglio all’isola del Giglio….più o meno come hanno fatto quelli della Fondazione.

  16. Fulvio Mancuso
    14 ottobre 2015 alle 1:17 pm

    Studi, si informi, legga di più ché così migliora anche il suo lavoro di blogger a sostegno dell’opposizione. La risposta sulla violazione dello statuto, riferito al superamento del 20% dell’indebitamento rispetto al valore del patrimonio, la trova in quello che ho scritto. Faccia uno sforzo analitico, neanche troppo complesso. Saluti

  17. 14 ottobre 2015 alle 3:26 pm

    Le riporto la risposta data sul blog dell’Eretico, altrimenti è un inutile sovrapporsi caro “capitan Mancuso” (quello a cui piace fare gli inchini):
    La violazione dello statuto, come conferma il Mancuso, nonostante la pezza d’appoggio dell’autorizzazione del ministero, ci fu. Nel merito mi preme aggiungere che ogni deputato sia amministratore che generale, doveva tutelare il patrimonio della Fondazione. Fu tutelato con l’operazione “Fresh”? Aggiungo, che se andiamo a leggerci il codice etico della Fondazione, ci accorgeremo che è stato anch’esso ampiamente violato dai singoli deputati. O anche queste sono quisquiglie? Certo per uno che vuole salvarsi politicamente e ridisegnare la storia sono quisquiglie, ma le responsabilità sono del tutto evidenti. Cominci il Mancuso a far si di rendere pubbliche le sedute della deputazione ed i verbali di votazione, ne vedremo delle belle. Io quando sbaglio mi assumo le mie responsabilità, così ho imparato, mentre a Siena i nominati dalla politica negano l’evidenza. Ci vorrebbe solo un po’ d’umiltà. Ognuno si faccia le proprie idee.

  18. investor
    14 ottobre 2015 alle 4:29 pm

    Se può servire per dirimere il vostro confronto. Dichiarazione, settembre 2012, ai magistrati della Procura di Siena da parte di Vittorio Grilli, ai tempi dei fatti Dg del Tesoro, sull’autorizzazione a Fondazione per aumento capitale Mps del 2011 dove non si riscontra, anche nell’atto autorizzativo, allegato anch’esso al deposito degli atti su Antonveneta, alcuna negligenza. Tanto che niente viene contestato.

    “L’ autorizzazione è stata data per l’importanza di finalizzare un aumento di capitale a salvaguardia dell’integrità della banca stessa e quindi dell’investimento stesso della Fondazione. Non essendo contra legem era poi nel giudizio della Fondazione considerare bene i rischi. Questo non pregiudica l’opportunità che la Fondazione, procedesse a una diluizione e a una maggiore diversificazione degli investimenti”.

    Capito, ognuno è padrone del proprio destino e libero dei scegliersi la corda a cui impiccarsi, se proprio non ne può fare a meno.

    A meno che non si voglia sostenere, e mi sembra strano, che i Deputati della Fondazione, stravano lì, ma non capivano niente non solo di finanza, di banca e di principi di sana e prudente gestione, quest’ultima roba da prima elementare. Ma non conoscevano nemmeno lo Statuto dell’ente in cui erano stati nominati e da cui venivano a vario titolo retribuiti. Se così, robe da marziani. Ma chi li nominava?

  19. Fulvio Mancuso
    14 ottobre 2015 alle 6:10 pm

    Leggete le mozioni di indirizzo del 2009 e del 2011 del consiglio comunale (compreso l’odg del 2009 presentato da 4 consiglieri delle liste civiche). Nessuno contestava la validità dell’acqusizione dj Antonveneta (al massimo i 4 civici ne contestavano il prezzo) e soprattutto tutti, proprio tutti, confermavano anche per il futuro la
    necessità di mantenere l’indipendenza strategica della banca alias il 51% famoso.
    Poi andiamo pure sui livelli della fondazione. Se vogliamo parlare dell’ultimo aumento di capitale allora diciamo chiaramente che:
    1) la DG (organo di indirizzo e non di gestione come la DA) sulla base del parere di Advisor internazionali (a loro volta basati sui dati di bilancio e del piano industriale della banca…e qui si capisce cosa intendo) dette come INDIRIZZO alla DA di verificare se ci potevano essere le condizioni per l’aumento di capitale a condizione che SI RIMANESSE NEI LIMITI DI LEGGE E DI STATUTO. Dopodiché la DA assunse le sue determinazioni gestionali decidendo per l’aumento di capitale ottenendo la relativa autorizzazione dal
    Ministero del Tesoro. Questi sono i fatti. Poi non entro in tecnicismi legati alla qualità di asset che – ed è controverso da quel che capisco – da considerarsi asset patrimoniali o debito.
    Ribadisco comunque che fino al settembre 2011 nessuno, dico nessuno sollevò obiezioni nelle assemblee degli stakeholders (a cominciare dal consiglio comunale che votava alla quasi unanimità) né sul 51% né sull’aumento di capitale.

  20. Pierluigi Piccini
    14 ottobre 2015 alle 8:09 pm

    Bisognerebbe leggere la mozione di Indirizzo alla Fondazione delle Liste Civiche e le domande che feci al Mancini in Consiglio che ebbero risposte per niente convincenti.

  21. fulvio mancuso
    14 ottobre 2015 alle 8:13 pm

    Caro Pierluigi, risponderò anche sotto il tuo intervento. Intanto, come ho già scritto, anche quei 4 consiglieri (Pierluigi Piccini, Mario Ascheri, Marco Falorni e se non ricordo male Bossini) – e sottolineo 4 rispetto all’unanimità da sinistra a destra – che si distinguevano con un proprio ordine del giorno, pur essendo critici riguardo al prezzo pagato per Antonveneta riconoscevano che il suo acquisto fosse stato occasione di crescita patrimoniale e di espansione territoriale per MPS e che, inoltre, l’indipendenza strategica (ancora quel 51%) era valore da tutelare anche per il futuro (così come poi la Fondazione ha fatto). O no?

  22. investor
    14 ottobre 2015 alle 9:43 pm

    Ricapitoliamo

    Nella tarda primavera del 2011 la Fondazione chiede al Tesoro di potersi indebitare per circa altri 600 milioni, di quasi altri 400 si era già indebitata a partire dal 2008. Dunque il debito complessivo salirebbe a 1 miliardo. Il limite dell’indebitamento non deve superarare il 20% del patrimonio netto della Fondazione che, nel bilancio al 31/12/2010, quello utilizzato per calcolare il rapporto debito/patrimonio netto, risulta pari a 5,5 miliardi di cui 4,8 miliardi sono il valore attribuito alle azioni Mps. Dunque 1 miliardo di debito diviso 5,5 miliardi di patrimonio netto fa 18% sotto il limite del 20%. Dunque la Fondazione può indebitarsi.

    Proprio nel bilancio 2010 la Fondazione scrive che, in realtà, il patrimonio è molto inferiore perché le azioni del Monte valgono sul mercato 3,1 miliardi, cioè 1,7 miliardi in meno di quanto scritto a bilancio, se la Fondazione avesse svalutato le azioni Mps, nel bilancio 2010, il patrimonio netto sarebbe sceso a 3,7 miliardi. Dunque 1 miliardo di debito diviso 3,7 miliardi di patrimonio fa il 27% dunque sopra il limite del 20%. Con questi numeri a bilancio, la Fondazione non avrebbe potuto rovinarsi definitivamente.

    La Fondazione scrive che in effetti “si è resa necessaria un’attenta riflessione sulla opportunità o meno di procedere ad una svalutazione della Partecipazione in Mps”. E che decide? Basta leggere

    “Lo Statuto della Fondazione afferma la indissolubilità del legame tra Mps e la stessa Fondazione ; circostanza che, se possibile, rafforza ancora di più il ricorso al criterio “economico” per decidere se la Partecipata abbia o meno perso valore. L’ottica di valutazione della Partecipazione in oggetto, pertanto, non può che essere quello di lunghissimo periodo, rispetto al quale l’attuale ribasso della quotazione di mercato del titolo non appare in alcun modo significativo”. E dunque non la svaluta, anche, a sua detta, basta guardare cosa scrive sopra, per non violare lo Statuto.

    Quindi il Tesoro correttamente valuta il patrimonio in base ai numeri iscritti a bilancio dalla Fondazione, non se li poteva mica inventare ed autorizza la Fondazione a contrarre debito non mancando di ricordare che il valore del patrimonio seppur più basso di quello iscritto a bilancio non può essere considerato ostativo in quanto la Fondazione ha dichiarato che questa perdita non è durevole e dunque non suscettibile di svalutazione. Qui è tutto sacco della farina della Fondazione.

    Poi una considerazione di buon senso. Nel 2008 la Fondazione concentra circa l’80% del suo patrimonio, oltre al debito relativo al derivato sul Fresh, solo su un titolo in Borsa: il titolo Mps, un vero azzardo stigmatizzato solo dalla Liste Civiche.

    Poi nel 2011, la Fondazione concentra ancora su Mps pure la liquidità residua e pure l’ulteriore debito. Siamo oltre al 90% di concentrazione del patrimonio e 100% del debito sul titolo Mps, roba da matti.

    Se la Fondazione avesse diversificato, anche con un debito superiore al 20% del patrimonio sarebbe accaduto ben poco. Il problema non è stata l’autorizzazione del Tesoro , ma sono state le scelte di coloro che a Siena erano deputati a prendere le decisioni. Diciamolo non ne hanno azzeccata una, come si fa a perdere undici miliardi e mezzo su dodici in così pochi anni. Persino la Parmalat fece meglio.

  23. Fulvio Mancuso
    14 ottobre 2015 alle 9:58 pm

    Egregio Investor, sarebbe interessante conoscere la sua identità visto che sembra essere in possesso di documenti quali addirittura le dichiarazioni rese alla procura.
    Una cosa l’abbiamo capita: lei difende a spada tratta i livelli nazionali che avrebbero dovuto operare i dovuti controlli.

  24. investor
    14 ottobre 2015 alle 11:45 pm

    Roma mai sono della Lazio. Le dichiarazioni alla procura di Grilli si trovano sul web pubblicate da tutti i giornali. Il bilancio 2010 della Fondazione anche, ci vuole un pò più di tempo, perchè sul sito della Fondazione non c’è, glielo avrà consigliato anche questo il Tesoro? Un amico di Siena mi dice che Lei sia inviso a monaciani e ceccuzziani, non li conosco, ma mi dice che è una cosa buona. Non perda tempo dunque a lottare contro i mulini a vento, Tesoro e Bankit, con il disastro c’entrano poco o quasi niente. Buona serata.

  25. Un cittadino che vuol capire
    15 ottobre 2015 alle 12:20 am

    Una domanda ad investor che pare molto ben informato: ma com’è che la Fondazione MPS deteneva il 51% delle azioni di MPS (maggioranza assoluta), pur essendo in netto contrasto con quanto stabilito dalle normative in materia di fondazioni di origine bancarie ? Anche qui il mef non poteva intervenire?

  26. fulvio mancuso
    15 ottobre 2015 alle 9:02 am

    Ringrazio Investor per la sua gentile risposta. In effetti mi dicono che sono uno parecchio scomodo…sigh. Speriamo bene.

  27. Maria Lupi
    15 ottobre 2015 alle 10:48 am

    Rientro dopo sconnessiojne grave da località colpita dal maltempo grave, ma quanta roba, anche Piccini e Mancuso recenti. Ci va il tempo del week end, qui c’è gente in pensione, ma altri che lavorano, e mattina e pomeriggio e “all’estero” come me! Benissimo, la cosa che più mi fa piacere di tutto questo scrivere è che ne esce completamente sput…il sindaco, a me da tempo poco simpatico, e ho spiegato perché.
    Il Mancuso invece è sulla strada buona, bravo continui così. Non capisco la sua ironia sul mio nome, non le piace? Quando torno stabilmente a Siena ci conosceremo stia tranquillo. Purtroppo ho ancora problemi tipicamente femminili. E assai dolorosi, glielo assicuro e non glieli auguro. sono buona?

  28. investor
    15 ottobre 2015 alle 11:45 am

    X cittadino che vuole capire. Buona domanda

    La Fondazione rispettava la legge sulle Fondazioni. Il controllo coincide con l’esercizio della maggioranza dei diritti di voto in assemblea ordinaria e straordinaria non con il possesso della maggioranza del capitale azionario. Nell’assemblea ordinaria la Fondazione possedeva il 49% dei diritti di voto, dunque era in regola. Nell’assemblea straordinaria la Fondazione possedeva il 58% dei diritti di voto, ma quando si votava la Fondazione sterilizzava una parte dei diritti di voto, talvolta anche assentandosi, in modo da non avere la maggioranza dei diritti di voto e rispettare la legge. Certo di fatto controllava di fatto comunque Mps, ma dal punto del diritto era in regola con i dettami della legge.
    Se di suo interesse ora le cose sono un pò cambiate, nel senso che la legge sulle Fondazioni resta uguale, ma si sono messi dei limiti al possesso delle azioni di una banca che non devono superare il 25%,se non ricordo male, del patrimonio, a valori di mercato, della Fondazione. Questo è stato fatto per evitare che si ripetano episodi come quello delle Fondazione Mps che sulla banca ci aveva puntato oltre il 90% del patrimonio e che è stata causa del suo declino. Personalmente la ritengo una preoccupazione esagerata xchè il caso Siena è più unico che raro, nessuna persona in grado di discernere concentrerebbe l’intero patrimonio su un solo investimento, per di più azionario e quindi a rischio elevato. Diciamo che sfortunatamente questo evento improbabile si è verificato solo a Siena, in verità anche per la Fondazione Carige (Genova) ma questa era una piccola Fondazione, quella di Siena, nel 2000, era la terza Fondazione più ricca d’Europa, per questo il caso Siena è più unico che raro.

  29. Giorgio Finucci
    15 ottobre 2015 alle 7:14 pm

    Bel dibattito, a mio avviso mancano solo alcuni tasselli per avere un quadro più chiaro.
    Vero è come riporta Mancuso che la politica tutta ha sempre fornito indicazioni tali da ritenere fondamentale almeno il mantenimento della maggioranza assoluta (51 per cento), un po’ più labile la difesa dei deputati (DA e DG) perché sarebbe bastato che questi signori avessero letto lo statuto della fondazione, per comportarsi in modo diverso…. se questa versione può sembrare troppo semplicistica, sarebbe comunque bastato che avessero ragionato con la diligenza del buon padre di famiglia e non con l’intento di mantenere il posto. Sarebbe utile che “qualche memoria storica” chiarisse sul voto dei consiglieri non PD sugli indirizzi alla fondazione, negli anni dal 2007 al 2012, così per non tornarci sopra e per sgombrare il campo da gente che ora, forse si è dimenticata di cosa ha detto e fatto in quei tempi. Sicuramente alcune persone sono state da sempre contrarie e gliene va dato atto, altre, invece, avendone condiviso la visione maggioritaria, hanno le stesse responsabilità del PD. Concludo, a supporto di investor, dicendo che attualmente le fondazioni non possono investire più di un terzo del patrimonio in un unico asset bancario, purtroppo la cosa per noi è un ulteriore beffa……pensate a quando eravamo al 90 per cento…..purtroppo per tutti quelli che erano deputati in quel periodo, ritengo difficile ogni giustificazione, considerando che addirittura hanno disinvestito diversificazioni patrimoniali di anni precedenti per puntare tutto sulla banca.

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