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La Rubrica di Daniele Magrini – I giorni dell’enfasi. E del “fare ammuina”

8 febbraio 2016

Daniele Magrini

ammuinaE’ una settimana che va affrontata, a modesto parere dello scrivente, rileggendosi preventivamente il famoso estratto del Regolamento della Marina del Regno delle Due Sicilie, conosciuto come “Ordine di Facite Ammuina”. C’è chi dice che quell’ordine sia in realtà un falso, ma il Prefetto Anna Maria D’Ascenzo, quando ero capo della Nazione in Umbria e lei Prefetto – bravissima – a Perugia, me ne regalò una copia, avvalorandone invece l’effettiva sussistenza. Ecco il testo originario e anche la “traduzione”:
« All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa
e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora:
chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra
e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta:
tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa
e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio
passann’ tutti p’o stesso pertuso:
chi nun tene nient’ a ffà, s’ aremeni a ‘cca e a ‘ll à».
Il testo in italiano:
« All’ordine Facite Ammuina, tutti coloro che stanno a prua vadano a poppa
e quelli a poppa vadano a prua;
quelli a dritta vadano a sinistra
e quelli a sinistra vadano a dritta;
tutti quelli sottocoperta salgano sul ponte,
e quelli sul ponte scendano sottocoperta,
passando tutti per lo stesso boccaporto;
chi non ha niente da fare, si dia da fare qua e là»
Ecco, una volta tenuto presente quanto sopra, si può un attimino riflettere a voce alta su alcune circostanze, che sanno molto di “ammuina”, o più modernamente, come dicono quelli trendy, di “fuffa”: la mozione di sfiducia al sindaco Valentini che verrà discussa giovedì (Carolina Persi, capogruppo del Pd, ha annunciato che chiederà di togliere la mozione dall’ultimo posto dell’odg in cui era stata relegata); le vicende della Fondazione Mps con il duello tra il Sindaco e i Tre moschiettieri della Deputazione Generale e l’incontro con il Presidente Marcello Clarich, che si era dichiarato pronto ad accettare ogni destino per la futura sede della Direzione della banca; infine anche l’inaugurazione del Santa Chiara Lab e la questione dei vaccini.
Cominciamo dal fondo: una persona giovane, neppure 40enne, che conosco, ha chiesto di vaccinarsi a Siena. Gli hanno dato appuntamento ad aprile. Ho visto invece che il Presidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale, Stefano Scaramelli, si è vaccinato in un batter d’occhio: con tanto di fotografi al seguito e conseguenti foto giganti sui giornali locali. E anche con il contorno di ben tre operatori sanitari in camice bianco tutti intorno. Uno dei tre, magari, avrebbe potuto fare altro, vaccinando altri, compreso quel mio amico neppure 40enne. Tanta enfasi in quella foto, che non gioverà a Scaramelli nelle relazioni con quella città che davanti ti dice una cosa – soprattutto ai nuovi potenti – e di dietro scatena pettegolezzi e commentini velenosi sotto traccia. E’ lo sport preferito a Siena.
Troppa enfasi, anche nel momento dell’inaugurazione – stamani, lunedì – del Santa Chiara Lab, bella – e sottolineiamo bella! – iniziativa dell’Università, che viene così efficacemente  sintetizzata dall’ufficio stampa dell’ateneo: ” è il nuovo laboratorio di innovazione e contaminazione dell’Università di Siena, a disposizione degli studenti e della città. Il nuovo spazio laboratoriale, espositivo e di dialogo fra saperi, realizzato dall’Ateneo ha l’obiettivo di promuovere l’occupabilità dei giovani e l’innovazione multidisciplinare. Spazi di co-working, fab lab, accesso a specifici database, laboratori a carattere ingegneristico e umanistico mireranno a far socializzare gli studenti tra loro, dando l’opportunità, in modo trasversale, di trasformare le idee in saper fare. In una struttura concepita in modo del tutto innovativo, l’innovation lab dell’Università di Siena sarà una sorta di officina delle idee, dove attraverso l’ibridazione fra saperi e l’acquisizione di competenze trasversali e digitali potranno prendere vita nuovi progetti ideati dai giovani”
Bene. C’è bisogno di officine delle idee. Lo sottolineiamo ancora: bella iniziativa. Ma perchè esaltarla, perchè farne oggetto alla vigilia dell’inaugurazione, di un’attribuzione di significati salvifici per la città? Alla vigilia dell’apertura, il Rettore Angelo Riccaboni, con foto gigante su La Nazione a braccia conserte e sguardo renzianamente indirizzato verso ampi orizzonti, ha “sobriamente” annunciato: “Porto la città nel futuro”. Siamo all’apice dell’enfasi, si tracima quasi nella propaganda. Visto che il Rettore è a scadenza, aver “cavalcato” così l’inaugurazione di un Laboratorio Universitario, non può che far pensare a intenti più vasti dello stesso Riccaboni: “porto la città nel futuro” pare più frase da aspirante sindaco che non da Rettore uscente.
C’è un po’ di enfasi anche nel comunicato dei tre Deputati della Fondazione Mps (Sergio Betti, Alessandra Navarri, Barbara Lazzeroni) che si sono rifiutati di incontrare il Sindaco che li aveva nominati, in virtù della propria autonomia. L’incontro in realtà, non avrebbe dovuto essere incentrato sui bilanci della Fondazione, sulle percentuali ormai esigue di presenza nel pacchetto azionario della banca, nè sulle scelte di investire in questo o quel prodotto da parte della medesima Fondazione. L’incontro avrebbe, semmai, potuto avere al centro, proprio un dialogo su quel futuro della città, in cui ci assicura di portarci il Rettore Riccaboni. E in questo senso avrebbe potuto essere un dialogo senza vincoli nè obblighi successivi, rimanendo confinato nella categoria del buon senso. E visto che poi Clarich il Sindaco lo pure ha incontrato, i tre Deputati avrebbero potuto sostenere con meno enfasi la propria autonomia. Anche perché la realtà dei fatti è che tutto questo fa ormai parte del “fare ammuina”, visti i destini ormai segnati del Monte sia in termini di aggregazione, che di effetti sull’occupazione.
Ultima notazione: c’è tanta enfasi pure nel comunicato dei quattro consiglieri comunali (Gianni Porcellotti, Stefania Bufalini, Ivano Da Frassini e Gianni Nesi) considerati vicini a Scaramelli, se si considera soprattutto che a fronte dell’enfasi di certe affermazioni, farà seguito anche da parte loro una burocratica omologazione alla posizione di tutto il Pd, che è quella di rinnovare la fiducia a Valentini. Tanta enfasi nelle parole scritte, tipo queste: «Ci sono molte persone che da tempo stanno guidando il vero cambiamento politico-amministrativo, non solo a Siena, ma anche a livello provinciale e regionale. Quel cambiamento tanto annunciato in città, ma tradito da chi guida le istituzioni o ne fa le veci a titolo personale. Nessuno tesse trame o attacca il Valentini, ma Valentini e la sua Giunta hanno perso contatto con la città, con la gente». Beh, dialetticamente, attribuire ad un Sindaco “il tradimento” dei suo intenti e l’aver “perso contatto con la città”, significa attaccarlo eccome. In Consiglio, ci saranno magari ulteriori parole di critica a Valentini negli interventi di questi consiglieri. Poi, anche questi vivaci quattro moschettieri, così dialetticamente pungenti, contribuiranno a far capire a tutti che il Pd, in realtà, è uno e non trino. Nonostante la strategia che il Pd mette in atto ad ogni fase di avvicinamento alle elezioni, in cui si avvalorano dinamiche di rinnovamento, si mettono in pista facce più o meno nuove, ci si ammanta di missioni salvifiche di cambiamento del Pd medesimo. Tutto questo in realtà incide solo nelle guerre e guerricciole intestine di posizionamento, ma poco ha a che fare col rapporto con i cittadini elettori. O meglio tutto questo serve solo a comunicare movimenti e tramestìi che sembrano epocali, ma che in realtà hanno lo stesso effetto dell’ordine della Marina Borbonica: «tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora. Chi non ha niente da fare, si dia da fare qua e là».  Facendo ammuina.
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Categorie:libero contributo
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