La rubrica di Jonathan – Chissà come possono risvegliarsi da questo incubo i senesi?

Caro Santo
talvolta la realtà supera di gran lunga la fantasia e quanto ha riportato la stampa oggi e nelle settimane precedenti si inserisce in questo alveo.

Chi non si adombra e si scandalizza per quello che è successo è ormai assuefatto a questo modus operandi; è un po’ come essere dipendente da droghe.

Se osserviamo da vicino ciò che è accaduto nell’ultimo periodo a proposito delle nomine in Fondazione sì ha purtroppo la conferma di questo andazzo; cambiamo le persone ma il filo (il) logico che collega il presente al passato emerge in tutta la sua nefandezza e lasciamo perdere le dichiarazioni successivamente rilasciate da più parti.

Del resto anche la banca di città nell’era post mussariana non è immune da questo “virus della mente”:rammentiamoci che l’attuale AD/DG è stato scelto dal past president; per quanto riguarda poi l’attuale presidente, beh anche in questo caso i verbali degli interrogatori di qualche personaggio più o meno illustre parlano da soli.

Chissà come possono risvegliarsi da questo incubo i senesi?

Un contributo: nelle scienze umane è famosa la “terapia provocativa ” di Frank Farrelly e come dicono le parole stesse “provocano”, proviamo usarla o qualcuno si offenderà e querelerà?

Non è perché le cose sono difficili che non non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili (Seneca)

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2 replies to “La rubrica di Jonathan – Chissà come possono risvegliarsi da questo incubo i senesi?

  1. Passi che il presidente della banca di Siena, stiamo parlando del Monte dei Paschi di Siena, abbia rapporti molto stretti con l’attuale Pd, un partito che ha tra i suoi dirigenti e militanti vecchi dirigenti e militanti del Pci. Poi bisogna vedere come si sono tradotti questi rapporti. E questo è un filone d’indagine che la a procura di Firenze ha iniziato ad approfondire avendo già raccolto diverse testimonianze.

    Ma a leggere i brogliacci delle intercettazioni telefoniche del presidente di Mps dell’epoca, stiamo parlando del 2010, Giuseppe Mussari, colpiscono le relazioni di interessi molto stretti tra Mussari, cioé la banca, e diversi esponenti del Pdl, falchi e colombe, pitonesse comprese.

    Per non dimenticare nessuno, in questi brogliacci si citano: Matteo Renzi, Massimo D’Alema, Romano Prodi, Giuliano Amato,Enrico Letta, Nicola Latorre, Pierluigi Bersani, Piero Fassino. Nomi di una squadra politicamente nota, quella del Pd a vario titolo. Poi ci sono le sorprese del Pdl: Silvio Berlusconi, Gianni Letta, Daniela Santanché, Guido Crosetto.

    Il neo giudice della Corte Costituzionale, Giuliano Amato, il 14 febbraio del 2010 parla con Mussari e gli chiede «se è vera la voce circa la sua candidatura all’Abi, in modo tale da fare qualcosa per sostenerlo». Mussari conferma l’indiscrezione. C’è un’altra conversazione registrata con Amato, il primo aprile di quell’anno. «Mi vergogno a chiedertelo – esordisce il professore Amato – ma per il nostro torneo ad Orbetello. È importante perché noi siamo ormai sull’uso… Che rimanga immutata la cifra della sponsorizzazione. Ciullini ha fatto sapere che insomma il Monte vorrebbe scendere da 150 a 125». Risponde Mussari: «Va bene. Ma la compensiamo in un altro modo». Amato: «Guarda un po’ se ci riesci. Sennò io non saprei come fare. Trova un gruppo». Mussari lo tranquillizza concludendo: «Lo trovo. Contaci».

    Il 24 febbraio Piero Fassino chiama Mussari per sapere quando lo potrà incontrare a Roma. Il presidente Mps è per una settimana in ferie. «Ricontattami quando rientri per fissare un incontro. Così facciamo un po’ il punto totale».

    Il 4 marzo tocca a Romano Prodi chiamarlo per invitarlo a un convegno sull’Africa: «Non ho nessuna intenzione di rientrare in politica». Con Mussari, Prodi vuole parlare «del pericolo futuro della speculazione internazionale».

    Il 12 marzo Mussari si reca a Palazzo Grazioli. La sera prima, confida al sindaco di Siena Cenni, era a cena dal presidente Berlusconi insieme al direttore generale Mps, Antonio Vigni.

    Il 17 marzo arriva la telefonata del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta: «E’ possibile concedere al Teatro Biondo di Palermo un extrafido di 1.5 miliardi di euro garantito da finanziamenti assicurati dalla Regione e dal Comune». Mussari risponde che se ne occuperà «immediatamente».

    Il 25 marzo Daniela Santanché gli chiede di fissare un appuntamento a Roma per il suo socio, Giampaolo Angelucci del gruppo Tosinvest (che è già cliente Mps). Il presidente Mussari le risponde che la ricontatterà il prossimo lunedì. Anche l’allora sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, vuole incontrare il presidente Mps, e gli dà appuntamento per il martedì successivo in ufficio, al ministro della Difesa.

    Il 6 aprile Mussari è a Roma, e dice al deputato che vuole dimettersi per candidarsi a sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, di aver incontrato Massimo D’Alema e «di averlo informato dell’iniziativa. A tal proposito D’Alema ha detto di voler prima sentire Casini». in un’altra occasione, Mussari parla di politica con D’Alema che lo va a trovare a Siena, in Banca.

    La segretaria, il 19 aprile, gli rammenta che nella prossima andata a Roma dovrà incordare Bersani, Enrico Letta, Latorre, l’ingegnere Caltagirone. A Fabio Borghi, Mussari «gli dice di essere stato dal sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che aspetta che lo contatti telefonicamente per fissare un appuntamento».

  2. Certo davanti a tutto questo è veramente difficile riuscire a non prendere il primo aereo per la papuasia.
    La notizia si legge ovviamente sul Fatto Quotidiano e non su repubblica o sul corriere dove si preferisce dare più spazio al delitto della hostess brasiliana (mi ricorda quando in altri giornali si parlava dei puma)
    A questo punto verrebbe da farsi delle domande. una potrebbe essere:
    ma è meglio uno stato mafioso o che la mafia diventi stato?

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