La rubrica dei Disastri – La public company proposta nel Novembre 2003

Vorrei scusarmi ma sento la necessità di fare un po di chiarezza e rimettere le cose in ordine. Vi allego la proposta che feci nel novembre del 2003 relativa alla costituzione di una public company. All’epoca tale proposta fu respinta in modo al dir poco sprezzante da quasi tutte le forze politiche, paladini del rifiuto furono gli enti locali Cenni, Ceccherini (Egli disse che era l’occasione buona di entrare a far parte del SALOTTO BUONO della Finanza) e il segretario politico del PD Ceccuzzi. Nel 2003 aveva un senso perché si offriva ai sottoscrittori un organismo sano con forte attrazione. La proposta fu respinta a vantaggio di Gnutti, Caltagirone e la Coop di Campaini non dico altro. La public company che propone oggi Profumo non sta ne in cielo ne in terra, non ho mai visto ripartire dei debiti, forse sfugge al presidente del Monte che i tre miliardi servono per ripianare i debiti, dopodiché ci sara bisogno del patrimonio per l’operatività. Un’altra occasione perduta! Pierluigi Piccini

ECCO L’ARTICOLO:

Il termine del 15 giugno, entro il quale la Fondazione Monte devedeliberare le forme e realizzare la discesa sotto il 50% della sua quota nelcapitale della Banca, si sta avvicinando a grandi passi e, nell’attesa diverificare la sorte delle impugnative in corso, sembra si sia individuatasoltanto la strada di ospitare nella compagine sociale alcuni soci privati benindividuati.

Da IL CITTADINO ON LINE

Man mano che il tempo stringe, questa ipotesi potrebbe diventare l’unicaconcretamente praticabile e, in quel caso, non resterebbe che far buon viso acattiva sorte scaricando ogni responsabilità sulla rigidità delle normative.

Mi permetto allora di far presente alla Fondazione ed ai cittadini che,entro gli stessi termini, è possibile discutere e rendere praticabile ancheun’altra soluzione già sperimentata con successo nel nostro Paese, quella della“partizione privilegiata del collocamento”.

E’ una strada ampiamente utilizzata nelle privatizzazioni di moltemunicipalizzate, sulla quale la Consob non ha avuto nulla da eccepire, tra lequali, per le sue dimensioni, segnalo il caso della AEM nel quale vi è statal’assegnazione di un 8% ai cittadini residenti a Milano e nella Valtellina.

Nel nostro caso il meccanismo sarebbe di semplice applicazione: laFondazione offrirebbe in vendita un 15-20% delle azioni Monte prioritariamenteai cittadini delle province di Siena e Grosseto, che sono quellestatutariamente riconosciute come insediamento storico del vecchio istituto dicredito, con l’unico vincolo della maggiore età e della residenza almenodall’inizio di quest’anno. L’offerta potrebbe avvenire al prezzo corrente dimercato con l’impegno peraltro all’assegnazione gratuita anno per anno e peralmeno 3 anni del 10% di quanto sottoscritto. Di fatto tutti i cittadini delterritorio avrebbero l’opportunità di partecipare al capitale della banca acondizioni privilegiate ed avrebbero interesse a detenere per un certo periodole azioni in funzione del beneficio aggiuntivo garantito.

Il collocamento del 15% si realizzerebbe riservando a ciascuno deipotenziali interessati una sottoscrizione di circa 3.000 euro oltreall’eventuale riparto, ad estrazione, per le quote non sottoscritte. Oltre aicittadini potrebbero partecipare all’assegnazione anche i dipendenti dellabanca i quali, peraltro, hanno già beneficiato del meccanismo nel 1999, ancheallora con assegnazione della cosiddetta “bonus share”, pur limitata ad unasola volta ed a prezzi ben superiori di quelli attuali.

Ritengo che un’operazione del genere sia pienamente coerente con i fondamentistatutari della Fondazione, in particolare con i “particolari legami con Sienaed il suo territorio” contemplati nell’art. 3, e sarebbe di semplice gestione econ bassi costi collaterali considerando la capillare presenza del sistemaMonte nel territorio interessato. Oltre tutto non si avrebbero ripercussionisulle azioni già presenti sul mercato, perché il sostanziale vincolo insito nelmeccanismo di premio non provocherebbe improvvise alterazioni della quantitàdei titoli in circolazione. Nessun sacrificio si chiede alla Fondazione che,avendo le azioni Monte iscritte a bilancio al valore nominale, realizzerebbeuna buona plusvalenza, oltre tutto non considerata reddito se ottenuta entro il15 giugno.

Ma gli aspetti tecnici potranno essere approfonditi in seguito; quello chemi preme sottolineare è che questa ipotesi, rispetto ai rischi legati ad altremodalità di riduzione delle quote della Fondazione, mi sembra la più valida pergarantire l’autonomia della banca, per ridurre il peso dei giochi politici, pertutelare concretamente sia il radicamento territoriale che gli interessi dellacollettività piuttosto che di quei “salotti buoni della finanza” che più chebontà sanno spesso manifestare soltanto voracità. Si attuerebbe inoltre unasorta di risarcimento ai cittadini ed ai dipendenti permettendo loro direcuperare la ricchezza andata in fumo dal collocamento ad oggi.

Quello che mi auguro è che, di fronte all’enorme rilevanza delle decisionicon cui dobbiamo misurarci, si abbia il senso di responsabilità di ragionare econfrontarsi senza preconcetti e che la collettività locale sappia dimostrareancora una volta il coraggio di seguire una strada non tracciata da altri.

2 replies to “La rubrica dei Disastri – La public company proposta nel Novembre 2003

  1. aveva ormai capito essendo stato ulcerato gravemente…ma se quando era sindaco avesse disobbedito come Bargagli Petrucci? sono sicuro che non se lo perdonerà mai! ma non lo ammetterà mai, ugualmente

I commenti sono chiusi.

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