La rubrica di Jonathan Livingstone – Nelle nuvole ognuno vede il proprio drago…

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Apprezzo molto i numerosi commenti al mio post. (clicca e leggi)

Ritengo opportuno e necessario comunque procedere ad alcune precisazioni onde evitare equivoci. Sono infatti dell’avviso che “il valore della comunicazione è il risultato che si ottiene” e quindi se qualcuno capisce cose diverse da quelle che scrivo la responabilità è solo mia.

Dunque:
il mio intervento era a commento della bella lettera scritta da Gianni Colombini (contesto) che nel titolo riportava la frase “cambiare schema” (cambiamento).
In natura ribadisco è normale il cambiamento e non l’immobilità, due esempi fra tutti: l’alternanza delle stagioni (basta vedere gli alberi) e lo sviluppo dell’uomo: 10 anni, 20 anni, ecc come è diverso.
Ora tutti invocano il cambiamento ma al tempo stesso operano perchè tutto rimanga immobile (questo è un paradosso ed è quanto sta accadendo a Siena).

Circa altre affermazioni o intepretazioni mi astengo da ogni commento in quanto esulano dall’obiettivo del mio post.

Concludo riportando l’affermazione di uno dei miei maestri “nelle nuvole ognuno vede il proprio drago” e per certi versi è proprio vero.

the best is yet to come

jl

 

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3 Replies to “La rubrica di Jonathan Livingstone – Nelle nuvole ognuno vede il proprio drago…”

  1. Diamo al concetto di cambiamento un valore diverso. Per me il cambiamento comporta la novità (sennò che cambiamento sarebbe?). Il succedersi delle stagioni, sempre uguale, non è un cambiamento, anzi è la conferma dell’immobilismo della natura (variazioni possibili solo nell’ordine dei millenni a meno di eventi catastrofici). Né è un cambiamento l’evolversi dell’età (infanzia, adolescenza, gioventù ecc.), sempre uguale a meno di eventi “catastrofici” che non possono cambiare la sequenza, ma interromperla (la morte).
    Peccato, non ci troveremo mai d’accordo.
    Ma mi smentisco subito: convengo sul fatto che a Siena (e a Firenze e Roma) si straparla di cambiamento al solo fine che nulla cambi. Non indulgo mai al turpiloquio, ma la misura è ora davvero colma. Consentitemi, Lei e il Moderatore, una breve divagazione sconcia, ma molto gattopardesca, ascoltata moltissimi anni fa da uno scaricatore del porto di Bari (traduco dal dialetto): cambiano i cazzi ma i culi sono sempre gli stessi.

  2. Onestamente non comprendo!
    Cambiare per esempio, almeno per me, significa anche metterci la faccia, e guarda caso mi viene a mente un consiglio comunale, guarda caso del 30 di aprile dove per l’appunto si faceva un gran parlare del rincaro del suolo pubblico, e nel quale un consigliere ebbe a disquisire animatamente e ferocemente per l’aumento e contro coloro che dal palio ci guadagnavano un sacco, ma poi ebbe anche a scordarsi di dare voto favorevole a tale mozione e si astenne…
    Concordo con lei, sicuramente che la misura è colma, e siccome, mi passi il concetto da meccanico, in questi hanno ci hanno fatto l’alesaggio e la corsa, anche senza uso di olio, da qui in avanti, mi ripassi il volgare concetto…che non faranno i finocchi almeno col mio di culi.

  3. Buon pomeriggio

    Ringrazio tutti gli intervenuti per l’appassionante discussione che è sorta sul cambiamento, al riguardo, con l’intento di contribuire ad una sempre maggiore comprensione, riporto di seguito le tipologie di cambiamento secondo le attuali scienze sociali:
    cambiamento spontaneo: quello che si ottiene nelle vita quotidana senza il ricorso a particolari interventi
    fra i cambiamenti cosiddetti indotti:
    cambiamento graduale: avviene nel medio e lungo termine, step by step
    cambiamento catastrofico: immediato, rompe/distrugge lo statu quo
    cambamento effetto valanga: con un piccolo cambiamento che innesta una accelerazione geometrica esponenziale.

    Mi sembra di capire che tutti gli intervenuti siano concordi sull’esigenza del cambiamento, le differenze stanno, casomai, sulla tipologia e quindi sulle modalità e in tale ambito c’è la possibilità di lavorare alla grande per un allineamento.

    Un comune denominatore comunque esiste ed è da qui che secondo me si può partire, con l’ausilio di tutti coloro che concordano su tale esigenza, per raggiungere traguardi importanti.

    Mai come in questo caso posso scrivere: the best is yet to come

    jl

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