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La rubrica di Jonathan Livingstone – Nelle nuvole ognuno vede il proprio drago…

5 agosto 2014

Apprezzo molto i numerosi commenti al mio post. (clicca e leggi)

Ritengo opportuno e necessario comunque procedere ad alcune precisazioni onde evitare equivoci. Sono infatti dell’avviso che “il valore della comunicazione è il risultato che si ottiene” e quindi se qualcuno capisce cose diverse da quelle che scrivo la responabilità è solo mia.

Dunque:
il mio intervento era a commento della bella lettera scritta da Gianni Colombini (contesto) che nel titolo riportava la frase “cambiare schema” (cambiamento).
In natura ribadisco è normale il cambiamento e non l’immobilità, due esempi fra tutti: l’alternanza delle stagioni (basta vedere gli alberi) e lo sviluppo dell’uomo: 10 anni, 20 anni, ecc come è diverso.
Ora tutti invocano il cambiamento ma al tempo stesso operano perchè tutto rimanga immobile (questo è un paradosso ed è quanto sta accadendo a Siena).

Circa altre affermazioni o intepretazioni mi astengo da ogni commento in quanto esulano dall’obiettivo del mio post.

Concludo riportando l’affermazione di uno dei miei maestri “nelle nuvole ognuno vede il proprio drago” e per certi versi è proprio vero.

the best is yet to come

jl

 

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Categorie:libero contributo
  1. 5 agosto 2014 alle 6:52 pm

    Diamo al concetto di cambiamento un valore diverso. Per me il cambiamento comporta la novità (sennò che cambiamento sarebbe?). Il succedersi delle stagioni, sempre uguale, non è un cambiamento, anzi è la conferma dell’immobilismo della natura (variazioni possibili solo nell’ordine dei millenni a meno di eventi catastrofici). Né è un cambiamento l’evolversi dell’età (infanzia, adolescenza, gioventù ecc.), sempre uguale a meno di eventi “catastrofici” che non possono cambiare la sequenza, ma interromperla (la morte).
    Peccato, non ci troveremo mai d’accordo.
    Ma mi smentisco subito: convengo sul fatto che a Siena (e a Firenze e Roma) si straparla di cambiamento al solo fine che nulla cambi. Non indulgo mai al turpiloquio, ma la misura è ora davvero colma. Consentitemi, Lei e il Moderatore, una breve divagazione sconcia, ma molto gattopardesca, ascoltata moltissimi anni fa da uno scaricatore del porto di Bari (traduco dal dialetto): cambiano i cazzi ma i culi sono sempre gli stessi.

  2. Gianni Colombini
    6 agosto 2014 alle 1:33 pm

    Onestamente non comprendo!
    Cambiare per esempio, almeno per me, significa anche metterci la faccia, e guarda caso mi viene a mente un consiglio comunale, guarda caso del 30 di aprile dove per l’appunto si faceva un gran parlare del rincaro del suolo pubblico, e nel quale un consigliere ebbe a disquisire animatamente e ferocemente per l’aumento e contro coloro che dal palio ci guadagnavano un sacco, ma poi ebbe anche a scordarsi di dare voto favorevole a tale mozione e si astenne…
    Concordo con lei, sicuramente che la misura è colma, e siccome, mi passi il concetto da meccanico, in questi hanno ci hanno fatto l’alesaggio e la corsa, anche senza uso di olio, da qui in avanti, mi ripassi il volgare concetto…che non faranno i finocchi almeno col mio di culi.

  3. jonathan livingstone
    6 agosto 2014 alle 4:26 pm

    Buon pomeriggio

    Ringrazio tutti gli intervenuti per l’appassionante discussione che è sorta sul cambiamento, al riguardo, con l’intento di contribuire ad una sempre maggiore comprensione, riporto di seguito le tipologie di cambiamento secondo le attuali scienze sociali:
    cambiamento spontaneo: quello che si ottiene nelle vita quotidana senza il ricorso a particolari interventi
    fra i cambiamenti cosiddetti indotti:
    cambiamento graduale: avviene nel medio e lungo termine, step by step
    cambiamento catastrofico: immediato, rompe/distrugge lo statu quo
    cambamento effetto valanga: con un piccolo cambiamento che innesta una accelerazione geometrica esponenziale.

    Mi sembra di capire che tutti gli intervenuti siano concordi sull’esigenza del cambiamento, le differenze stanno, casomai, sulla tipologia e quindi sulle modalità e in tale ambito c’è la possibilità di lavorare alla grande per un allineamento.

    Un comune denominatore comunque esiste ed è da qui che secondo me si può partire, con l’ausilio di tutti coloro che concordano su tale esigenza, per raggiungere traguardi importanti.

    Mai come in questo caso posso scrivere: the best is yet to come

    jl

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