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La Rubrica di Daniele Magrini – Siena 2019, niente dispetti alla moglie

4 settembre 2014

 

siena2019Siena Capitale europea della cultura per il 2019? «Se andasse per merito toccherebbe a noi senz’altro», afferma il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che stamani a Firenze nella sede della Regione, ha presentato col direttore della candidatura Pier Luigi Sacco e col sindaco Bruno Valentinil’appuntamento in programma venerdì a Roma per la consegna del libro di candidatura. «Siamo schierati come un sol uomo per Siena – ha aggiunto Rossi – con tutta la Toscana, Firenze, e ci auguriamo che anche il Governo, a cui ci appelliamo, faccia sentire la sua voce verso Bruxelles». Mi è piaciuto, delle dichiarazioni di Rossi, sopratutto quel «toccherebbe a noi». Avrebbe potuto dire «toccherebbe a Siena». E invece ha detto «noi».

Io lo so che nella mia città non mancano diffuse inquietudini verso questa sfida. E non bastano le solite frasi di circostanza: «Se vince Siena siamo tutti contenti». Perchè è ancora fortissimo lo choc derivante dagli anni dello sfascio, con la distruzione di un patrimonio secolare della città dovuto solo agli eccessi di un potere che fa sentire ancora la sua presenza. Uno choc che rende scarsamente credibile ogni circostanza che veda le istituzioni in campo. E’ comprensibile. E sono state sacrosante le battaglie di trasparenza condotte dalle opposizioni consiliari. Così come le critiche su alcuni progetti hanno ragion d’essere. Ma questa è una sfida decisiva per la città. L’eventuale vittoria non sarebbe il successo del Valentini, o di Sacco o del Pd. Ma una reale opportunità di rinascita.

E non mi accodo, allora, al coro pupulista e qualunquista di chi dice che se con la vittoria arriveranno i finanziamenti per i progetti – e complessivamente si parla di 70 milioni – siccome saranno utilizzati al solito modo “senese”, per rafforzare un sistema di potere ancora ramificato, allora è meglio che quei soldi non arrivino. No, personalmente non ci sto. Voglio sfuggire il detto nostrano, che racconta di quel marito che per far dispetto alla moglie si tagliò una parte importante del suo corpo. Mi piacerebbe di più che le persone più critiche verso il progetto, siano fin d’ora pronte a svolgere quel ruolo di “cani da guardia” della democrazia e della trasparenza, che sia in caso di vittoria – per la migliore gestione dei fondi – sia in caso di sconfitta – per la più efficace gestione dei progetti e il loro miglioramento – sarà fondamentale. Non siamo città in grado di sciattare opportunità di finanziamento. E semmai la levata di scudi dovrebbe essere, questa sì popolare – e in questo caso non certo populista – contro la disinvolta e affretatissima ipotesi di redistribuzione degli utili della Fondazione Monte dei Paschi. Che non più più essere stampella per alleggerire i debiti dei Comuni. E soprattutto non può ancora – ce ne vorrà di tempo! – tornare a elargire alcunchè, prima di aver messo i suoi conti al sicuro, sia dalla bramosia dei soliti, che dagli effetti del “rosso” della Sansedoni e dalla probabilità di dover fronte ad un nuovo ulteriore aumento di capitale della banca.

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Categorie:libero contributo
  1. cantastorie
    4 settembre 2014 alle 1:12 pm

    Egregio signor Magrini leggo quanto lei scrive e all’improvviso mi sembra di tornare a 30 e passa anni fa quando al grido di si giustificarono poi i peggiori scempi. Il mondo, signor Magrini, è andato avanti, e purtroppo quello che prima era possibile, sia pure con un po’ di magia, far passare per realtà quello che è solo sovrastruttura del pensiero, non lo è più. Davvero crede che i 70 (presunti) milioni che pioverebbero su siena avrebbero una destinazione diversa da quelle centinaia, migliaia (di milioni di euro), che hanno irrorato la città prima del grande ladrocinio? No, mi creda: meglioazzerrare tutto e ricominciare da cao. Da quello che si può e si sà fare. Comicinado ad essere , per esempio, una città turistica dove il turista è davvero ospite gradito e non pollo da spennare tanto non ci torna più; dove gli studenti fuori sede possano contare su ‘affitti’ umani anzichè pizzi immobiliari; dove giornali e tv smettano di fare servizi per compiacere il potente di turno ma raccontino di una città dove , in tanti, cominciano ad avere il problema di mettere pranzo e cena insiene; dove c’è una chiesa (c minuscola) che tutto fa meno che seguire i dettami di Papa (p maiuscola) Francensco; dove la stragrande maggioranza dei prof. universitari , che altrove al più avrebbero insegnato in qualche istituto superiore, si rifiutano di andare in pensione a 70 anni lautamente retribuiti ; dove le contrade sono diventate serbatoi di voti con i dirigenti, poichè utilizzatori finali di tali voti, hanno carriere e prebende ; dove la Fondazione si è affidata a personaggi buoni solo per stare ad uno sportello dell’Urp, ecc ecc
    E lei vorrebbe che questa città diventasse capitale europea, ma dechè?
    Signor Magrini voler bene a siena, oggi, significa anche avere il coraggio di dire basta con i progetti mal costruiti e peggio gestiti. Il problema vero sono le persone. Ed oggi siena, di persone oneste e non ricattabili, non ne ha capaci di gestire la cosa pubblica. E questo non è populismo, accusa cui si ricorre quando non si hanno altri argomenti seri. Il bagno di sangue cui è stata condannata la città e che in decine di migliaia stanno vivendo già (forse lei no) è forse l’ultima speranza per sperare in una vera ricostruzione. che faccia a meno dei soliti (e improvvisamente nuovisti) noti e sprigioni nuove energie e proposte. Siena Capitale non sarebbe altro che un’aspirina offerta ad un moribondo. Meglio allora crepare per poi risorgere.

    • Enrico Tucci
      4 settembre 2014 alle 1:55 pm

      Appunto.

    • francesco
      4 settembre 2014 alle 2:52 pm

      Condivido ogni lettera del cantastorie. Quello che è successo a Robur e Mens Sana ne è la prova. La Robur probabilmente non avrebbe fatto tutti gli abbonamenti che ha fatto se fosse rimasta in B. Questo perchè quando si vive per troppo tempo al di sopra delle proprie possibilità si esaurisce la birra. Ed allora bisogna ricominciare dai princìpi sani, dalle cose semplici e soprattutto alla “portata”. La gente comincia a riapprezzare le cose per quello che sono e non per il cancan mediatico che gli si fa intorno e quindi la giusta misura viene riacquisita soltanto ripartendo dalle origini, ricordando chi siamo e da dove veniamo. I roboanti palcoscenici sono sempre e solo per pochi, generalmente per quelli che ci mangiano, mentre per la gente semplice rimangono le briciole, a volte le macerie ed in genere il conto da pagare…

  2. Bea
    4 settembre 2014 alle 10:57 pm

    aumenterà ancora il servilismo che stava per incrinarsi, tutto qua!
    Auguri concittadini miei, il Corsiena sarà un amplificatore di ogni evento come Canale 3 e dintorni.
    Avete notato che persino il cittadinoonline ieri aveva in homepage 3 o 4 comunicati di Siena CEC? I fondi dela Capitale alimenteranno ancora una volta come prima il MPS, le agenzie stampa e le veline. Siena, ora in ritardo di 40 anni, alla fine sarà in ritafrdo di 50, che volete così gira la storia
    Andiamo bene, siamo proprio malridotti

  3. Silvia
    4 settembre 2014 alle 11:00 pm

    non perdetevi il pezzo di esaltazione di Siena Cambia e relativi commenti, molto acuti, sulla mostra di Bruxelles, che scandalo!

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