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Libero Contributo – L’EMERGENZA ECONOMICA SPOSA L’INEFFICIENZA POLITICO-AMMINISTRATIVA

12 ottobre 2014
In attesa del responso europeo sulla Capitale i nostri gruppi politici consentano un modesto suggerimento che spero altri concittadini possano rafforzare, migliorare, sostenere, indipendente dall’esito. Perché non proporre un ordine del giorno unanime del Consiglio comunale sui problemi seguenti?
Premessa: siamo tra due emergenze nazionali che si fatica a comporre anche se tutti sanno che esistono. Disoccupazione prevalentemente qualificata (grosso modo) e dissesto del territorio qualitativamente eccellente e ricchissimo di beni culturali.

Si parla della risorsa beni culturali e turismo, ma come migliorare effettivamente? Siena è straripante di turisti che fanno stop and go, ma abbiamo importanti offerte che non vengono…offerte! Le chiese chiuse (S. Agostino chiuderà di nuovo a fine ottobre) e il SMS in stato di quiescenza che tutti conoscono con minaccia di chiusura proprio in quei mesi invernali che più hanno bisogno!
La vicenda Genova fa emergere che i ritardi dell’Amministrazione sono drammatici, ma chi ne è responsabile?

Santa Maria della Scala

Santa Maria della Scala

Il Ministero per i BB. CC. ha un miliardo non speso. Chi è responsabile per non aver fatto arrivare un progetto esecutivo di trasferimento della Pinacoteca al SMS con il quale mettersi in coda per utilizzarli?
Problema assetto territorio, analogo. Miliardi non spesi. Ma quanti progetti esecutivi sono pronti? Il Governatore Rossi è commissario governativo per gli interventi? Bene, cosa sappiamo dei progetti pronti? Gli imprenditori credo sarebbero molto interessati e i disoccupati lo stesso. Non è da escludere peraltro che Rossi abbia avuto proposte dalle Provincie, in prima linea in questi casi per lo stato di strade e ponti. Ma le città? A Siena non c’è niente da fare?
Un piano straordinario che induca i proprietari a curare le facciate, ad esempio, fatiscenti in varie strade anche importanti non gioverebbe?
Un piano straordinario per la manutenzione del verde entro le mura, deturpato da alberi secchi, sentieri impraticabili ecc.?
Un piano straordinario di inventariazione del sottosuolo come hanno molte città rupestri come Siena?
Quante aree ai margini della città più antica, da Fontebranda all’area d’Ovile e dell’Onda, hanno avuto e hanno frane in corso non risolte? Quante strade cittadine ogni tanto aprono delle belle voragini? Da via del Capitano alle Logge è successo recentemente.
Le regole comunali sono adatte a prevenire gli effetti devastanti di possibili ormai bombe d’acqua? Se pioveva come a Siena che succedeva a Fontebranda (non oso pensare alla fabbrica di S. Domenico…). Mi sono sempre meravigliato che il Comune non incoraggi la copertura di giardinetti insignificanti che fanno filtrare, in pieno centro, acque piovane che vanno poi a fare pressioni sulle mura periferiche rendendo anche più florida la vegetazione che sta distruggendo le mura antiche..
Facciamo un esempio concreto. Gli antichi ne sapevano più dei nostri tecnici, pur avendo studiato di meno. Non avevamo Ingegneria o Architettura a Siena ma se guardate il Vanni l’area di S. Agostino era scoscesa e a ‘prato’. Insomma non era la sistemazione migliore. A un certo punto il papa Chigi senese a metà Seicento promuove la sistemazione attuale, che ha reso facilmente accessibile l’ingresso di Santa Croce in basso e della grande chiesa di S. Agostino sopra recuperando anche begli spazi coperti per depositi sotto il ‘prato’ di S. Agostino.
Ebbene, l’area ha continuato a chiamarsi ‘prato’ ma è tutt’altro che un prato, e giustamente. Per evitare che le acque filtrino a insidiare gli spazi sottostanti e ad andare a minacciare la stessa S. Giuseppe. Quel brecciolino ha sotto una bella sistemazione che evita la crescita dell’erba e evita la permeabilità!
Pare invece che la regola comunale sia che solo il 30% di un resede a verde possa essere coperto. Quindi non solo NO N si incoraggia, ma si VIETA la copertura in aree delicatissime. Gli orti/giardini interni in Vallepiatta, Castelvecchio, Prefettura, Casato quanta acqua sotterranea riversano verso le mura antiche e le abitazioni poste in zone ufficialmente poste in aree pericolose dal punto di vista idro-geologico? E a San Prospero anche non sono necessarie regole speciali?
Se succede qualche frana grave di chi è la responsabilità?
Quindi lavoro per conoscere il sottosuolo e lavoro per studiare regole nuove: negli orti delle valli il verde va preservato, ma non nelle zone monumentali o di edificazione ‘allegra’ (ai margini di San Prospero), in cui le acque vanno tutte rigorosamente e severamente regimate!
Uffici Tecnici comunali, forze politiche, Genio Civile, Soprintendenza, avete niente da dire?

Montepaschino Tranquillo

 

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Categorie:libero contributo
  1. Bea
    12 ottobre 2014 alle 11:13 am

    ok, caro amico, ma la bomba di cui parli è quella di Genova, no? non siena, non parlarne neppure per scaramanzia! Però, quanto a pensarci, come dici tu sarebbe molto meglio. Forza, forze politiche, interrogate i tecnici, che si può dire sui problemi sollevati?
    Il Prato che non è un prato in modo ragionato (in altri tempi) è un bell’esempio, grazie, non ci avevo mai pensato.

  2. Gianni
    12 ottobre 2014 alle 11:20 am

    Direi che le sistemazioni proposte sono quelle che creano i danni a Genova ed altri posti d’Italia. Non sono le infiltrazioni i problemi, ma forse lo scrivente ha la muffa in cantina.

  3. Marco Falorni
    12 ottobre 2014 alle 1:04 pm

    Non sono un esperto di idrogeologia ma, in base a quanto appreso dai nonni ed ai convegni di Italia Nostra, sono portato a credere che sia vero l’esatto contrario di quanto sostiene Montepaschino Tranquillo. Che è liberissimo di pensarlo, per carità. Ma io penso invece che i disastri avvengano non per la troppa terra scoperta, ma per il troppo cemento che la copre.
    Mi spiego meglio. La cementificazione impedisce all’acqua di filtrare nel terreno in maniera omogenea, ma convoglia i flussi in poche precise direzioni. Le fogne, che già per questo sarebbero sottoposte a forte pressione, sono per di più regolarnmente intasate, e non recepiscono l’acqua. L’acqua stessa, dunque, prosegue “per i suoi fossi”, e quando trova un torrente quest’ultimo ha gli argini regolarmente sporchi e non manutenuti. Ed ecco le esondazioni violente.
    Quanto alle frane, esse sono più difficili da contenere, perché dipendono spesso dalle caratteristiche geologiche e morfologiche dei terreni a monte. In questo caso l’uomo dovrebbe evitare di costruire a valle nei punti a rischio. A tal proposito, i nostri nonni solevano piantare molti alberi nelle zone scoscese, per “reggere i greppi”. Oggi questi alberi sono spessissimo tagliati, perché “sono pericolosi”, o perché “creano ingombro”, e così fra l’altro si alimenta la raccolta differenziata. Cioè si fa il contrario di quello che facevano prima. Ecco perché “disastri così prima non succedevano”.
    Infine una considerazione generale. In uno dei citati convegni di Italia Nostra, un tecnico del ministero dell’Ambiente disse che, con il ritmo attuale di costruzione, in Italia si può costruire per altri 30 anni, poi basta. A meno di non voler costruire sul cratere del Vesuvio, come magari qualcuno farà e nessuno glielo impedirà. Il problema è che in Italia non si distrugge abbastanza del costruito, per poi ricostruire, come invece avviene in altri Paesi. Da noi non ci sono leggi in questo senso, che prevedano criteri di selezione, indennizzi adeguati eccetera. Ma il discorso ci porterebbe lontano.
    Marco Falorni

  4. Francesco
    12 ottobre 2014 alle 2:45 pm

    Sono vere entrambe le cose. Quello che fa la differenza e la manutenzione e la presenza di alberi che con le radici trattengano il terreno. Ma si sa, in italiota si deve costruire non preservare quello che c’è ….

  5. Silvia (quell'altra)
    12 ottobre 2014 alle 5:46 pm

    Scusate, ma le buche in via del Capitano e alle Logge del Papa si sono aperte perché ci sono le lastre o perché c’è acqua che scorre sotto, non regimata?
    So che da anni è in corso una causa, credo sempre in corso in primo grado, per un crollo nella fonte antica di porta Giustizia sotto la terra dell’Onda che è tra l’altro fonte di infinite zanzare verso Torre e Onda. C’erano regolamenti, vero, a proposito? E rispettati come in un caso del genere?
    E’ avvenuta perché? Se le mura antiche avessero una zona di rispetto intorno, dentro e fuori, con una canalina debitamente impermeabilizzata, piastrellata o che altro e tenuta pulita credete voi che sarebbero così coperte di edere e pronte a crollare come sono in certi punti?
    Mi sembra che si sia innestata un’astratta battaglia ideologica pro o contro il cemento, qui non si parla se ho ben capito della cementificazione classica, contro cui sono tutte le persone di buon senso.
    Appena posso passo al prato di Sant’Agostino. Io non ci passo mai.
    Grazie comunque, questo è un problema concreto. Un po’ meglio del colore magenta o bischerate del genere di cui siamo costretti a discettare.

  6. Marco Falorni
    12 ottobre 2014 alle 6:21 pm

    Per la verità non mi risulta che la ghiaia impedisca all’acqua di filtrare nel terreno, e non credo che sia stata stesa per rendere l’area “impermeabile”. Di regola la ghiaia viene stesa per impedire che il terreno, quando piove, si trasformi in un pantano, dove è impossibile camminare. Ma sulla ghiaia non si formano pozze. E questo dimostra che l’acqua filtra. m.f.

  7. Montepaschino Tranquillo
    12 ottobre 2014 alle 7:56 pm

    Caro Falorni,
    credo che per il “prato” di S. Agostino ci sia qualcosa di più anche perché lì c’è sotto un grande cisternone di circa 10 metri di diametro (ma non mi chieda dove l’ho letto: Balestracci? o il “suo” Bargagli Petrucci?) fatto fare dal Comune a fine Ottocento per combattere la cronica carenza d’acqua e le enormi cantine a volta ora usate dalla mensa: ci passi a dare un’occhata quando può. Dev’esser stato fatto un ottimo drenaggio con inclinazione corretta per far defluire le acque piovane ma non è possibile che ci sia solo terra sotto la ghiaia. In tal caso dovreste chiedere che venga evidenziato dov’è il cisternone per motivi di sicurezza!
    Il “prato” sembra piuttosto come un grande giardino pensile con sotto un’abitazione, come si può non impermeabilizzare?
    Il centro storico deve essere considerato a sé, caso per caso senza ideologia. Qui non è questione di cementificazione come viale Sardegna ecc. insomma, le meraviglie del Cenni per intenderci contro cui ha giustamente sempre combattuto lei e i suoi benemeriti compagni delle liste civiche.
    Io volevo solo indicare un settore in cui il Comune dovrebbe impegnarsi e che potrebbe dare lavoro anche qualificato. Lei stesso avrà visto quanti muri ammattonati ogni tanto crollano sulle strade non certo per il troppo cemento ma per mancata regimazione delle acque o gli alberi piantati troppo vicino a muri di sostegno; in via Mattioli ce ne è uno enorme, bellissimo, ma fino a quando non farà crollare il grande muraglione del Convitto?

  8. Mario Ascheri
    13 ottobre 2014 alle 9:49 am

    Cari Amici,
    Montepaschino Tranquillo è brava persona che ha riferito ed elaborato i contenuti, a metà suoi e a metà miei, di un recentissimo colloquio da strada! Grazie per l’attenzione. Poteva avvertirmi o citarmi, ma capisco il suo silenzio: gli avevo anche detto che io mi ritengo fuori dal confronto politico avendo già dato (oltre vent’anni!): ora devono svegliarsi i giovani e quella parte della società civile che finora ha delegato e assistito senza dare espressione alle sue preoccupazioni. Quanto può durare?
    Montepaschino ha fatto bene a sollevare i problemi generali: facciate, manutenzione del verde ma anche di strade e mura: quel tratto crollato da anni ormai che tutti i turisti che vengono dal parcheggio il Campo possono ammirare è ad es. vergognoso.
    Su questa questione specifica della copertura dei piccoli resedi nel centro storico, quel 30/70, credo che sia da prendere come regola, cioè salvo eccezioni di necessità; vorrei capire, e tenterò di farlo, ad esempio, le cause di un crollo di due grandi terrazze vicino alla “terra” dell’Onda, dove non c’è certamente problema di cementificazione nuova!
    Quanto al muraglione del papa a S. Agostino, si sa che questa era la loro chiesa e il suo interrvento halasciato unabella targa con l’arme di famiglia: si vede bene in alto dal piazzale della mensa universitaira (già Santa Croce).
    Un sito Unesco quale siamo pone obblighi particolari, ma mi sembra che il Comune debba ancora metabolizzare per bene questo punto segnalandone le dovute conseguenze. Non mi pare che il Consiglio comunale si sia mai occupato di discutere che cosa comporti mentre qualche direttiva agli uffici potrebbe darla.o tenerne conto in sede di revisione del reg. urbanistico in corso (o sbaglio?).
    Dellanecessità di conoscere il sottosuolo avevo parlato esplicitamente anch’io in Consiglio comunale. So che la Diana sta procedendo ai rilievi dei bottini. Il problema è che il centro più antico, Castelvecchio e dintorni è privo di bottini e si provvedeva in altro modo alla sopravvivenza idrica, ma si sa pochissimo anche per la ritrosia dei privati a far ispezionare cantine, resedi ecc. per paura di tasse e disturbi! Molto non è accatastato: come convincere i cittadini a favorire gli accertamenti? Anche qui duttilità e regole speciali mi sembrano necessarie.
    Ben vengano comunque i dibattiti di questo tipo. Grazie, m.

  9. Massaia indaffarata
    13 ottobre 2014 alle 1:43 pm

    io faccio solo una preghiera al cons. Falorni, visto che nessun’altro dei chiamati in causa interveniene. Il Santo è…appestato dall’Eretico?
    Lei potrebbe chiedere al Sindaco se si sente sicuro nel caso Siena fosse sottoposta a un attacco tipo Genova, una bomba d’acqua come anche a Firenze recentemente?
    Abbiamo idea dei possibili danni?
    un sistema di sicurezza per gli interventi?
    Grazie

  10. Dantès
    13 ottobre 2014 alle 9:40 pm

    ahimè, Santo, hai visto che interventi istituzionali abbiamo visto?
    Non c’è speranza, spero solo che il Falorni abbia ricordato di rileggere i commenti. Grazie.

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