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Libero Contributo – “Rituale Contradaiolo: chi controlla su norme ignorate o disattese?”

27 novembre 2014

RICEVO E PUBBLICO QUESTA LETTERA DEL SIGNOR PAOLO PIOCHI

 

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. I vecchi adagi raramente sbagliano. Quella che stiamo vivendo è senza alcun dubbio una fase politica, congiunturale, sociale ed ambientale, che (se non ci fosse veramente da piangere e da preoccuparsi) assomiglia molto alla tipica situazione in cui lo struzzo infila la testa sotto la sabbia, fingendo di ignorare una realtà sgradevole invece di affrontarla.

 

Spesso la critica ed il sarcasmo sono atti d’amore che – gonfiandosi come mongolfiere – a volte rasentano la rabbia e la indignazione, perché si vorrebbe che la cultura, la storia, le tanto invocate tradizioni ed i personaggi di questo nostro meraviglioso mondo fatto di emozioni e di sensazioni infinite fosse perfetto, armonioso ed immune da difetti e polemiche. (PROSEGUE SOTTO LE FOTO)

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Non posso però pretendere troppo e mi limito a richiamare l’attenzione su una questione che lascia esterrefatti, perché ritenevo che almeno gli aspetti che investono il mondo delle Contrade, quell’universo che qui a Siena attira innegabilmente riguardi così significativi ed ha ancora oggi la forza e l’intensità di suscitare trepidazioni e di appassionare la nostra vita, fossero affrontati con una maggiore incisività e fermezza e risolti poi con più sollecitudine.

 

Giunti ormai all’inizio di un nuovo anno contradaiolo sono spinto, mio malgrado, a formalizzare un appunto alle più alte Istituzioni cittadine che hanno maggiore attinenza con la nostra Festa (Amministrazione Comunale, Magistrato delle Contrade, Consorzio Tutela del Palio, Comitato Amici del Palio) che dal decorso mese di gennaio non si sono ancora degnate di assumere, per quanto di rispettiva competenza, una posizione ufficiale sulla opportunità di rivisitare il Rituale Contradaiolo senza che in merito le stesse Istituzioni abbiamo voluto o saputo fornire fino ad oggi alcuna motivata risposta.

 

Mi riferisco, in particolare, non solo a quanto stabilito in tale Regolamento (cfr. Parte III, secondo capoverso punto a) circa l’osservanza – attualmente violata – delle vigenti norme tese a salvaguardare Piazza del Campo dalla esposizione e/o dalla apposizione di ogni e qualsiasi simbolo da parte delle singole Contrade (bandiere, bacheche, braccialetti, ecc.), ma soprattutto sulla opportunità di dover disciplinare la esposizione degli storici gonfaloni dei Terzi di Città e, di conseguenza, di rendere uniforme le modalità di utilizzo delle tre diverse colonne lapidee ubicate in Piazza Postierla, Piazza Tolomei ed al Ponte di Romana.

 

Su quest’ultimo punto ai nominati Enti mi ero permesso di argomentare ampiamente, attraverso l’invio in tempi diversi di una documentazione scritta e fotografica (qui allegata solo per le redazioni in indirizzo), sostenendo – a mio modesto avviso – che tali colonne avrebbero dovuto essere riservate, diversamente da quanto accade oggi per due particolari casi, ad esclusivo uso dei soli gonfaloni considerato che, per la loro consolidata natura di porta-insegne civico, riterrei le stesse stele correlabili – a tutti gli effetti – a dei presidi decentrati dell’Amministrazione Comunale e, di conseguenza, a delle vere e proprie “zone franche”, ancorché ubicate nel territorio di tre diverse Contrade.

 

Sono ben consapevole che la questione sollevata rappresenta indubbiamente una pagina marginale rispetto ai tanti e gravi problemi che in questi ultimi tempi hanno sconvolto e stanno purtroppo ancora assillando l’intera comunità senese con scandali a non finire.

 

Tuttavia come figlio di questa Città mi auguravo che così evidenti ed incongruenti anomalie venissero prontamente rimosse, poiché credevo che i richiamati Organismi, per il fondamentale ruolo istituzionale e non solo cerimoniale che dovrebbero svolgere, ritenessero anch’essi sbagliato il sottacere certi principi ed il non vedere come attraverso una secolare ritualità sia celebrato anche il valore che possiede la memoria nello sviluppo della società, come il rispetto stesso delle invocate tradizioni, ben esplicitate peraltro nel Rituale Contradaiolo, sia il filo che ci lega al senso della nostra storia, dandoci identità, coscienza del passato e speranza nel futuro.

 

Ciò dovrebbe ovviamente riguardare anche coloro (non pochi) che in nome della propria Contrada si permettono spesso di assumere condotte non consentite ai comuni mortali. Ma questo è un altro discorso che porterebbe molto lontano, anche se appare surreale il solo pensare di poter risolvere problemi ambiziosi e ben più complessi se situazioni così semplici e banali non riescono a trovare una loro logica sistemazione.

 

Sarebbe quindi auspicabile che la “pratica” in questione venisse affrontata e decisa con la dovuta premura, perché mai come oggi si avverte sempre più il bisogno di non doversi fermare solo alle buone intenzioni e si pretenda giustamente da parte di tutti di non giocare allo scarica barile; di conseguenza meno chiacchiere e più fatti, meno pigrizia amministrativa e meno pastoie burocratiche, ma soprattutto meno struzzi con la testa infilata sotto la sabbia se vogliamo continuare ad assicurare una omogeneità di comportamenti ed un austero rispetto delle regole che non può e non deve subire alcuna eccezione, evitando così il rischio di non poter tramandare alle future generazioni quelle tradizioni, così gelosamente custodite e peculiari della nostra Festa, anche al di fuori da ogni agone sul Campo.

 

A meno che non sia già stato individuato qualcuno che, brandendo la scusa di una ormai inflazionata passionalità ed infischiandosi di regole e di tradizioni, per una smisurata ambizione ed un evidente tornaconto personale, si presti ad architettare interventi di alta ingegneria a tal punto da distruggere anche questa storica e plurisecolare realtà sociale che, nonostante l’evoluzione del tempo, rimane ancora oggi così unica ed inimitabile. Se qualcuno manifesta quindi legittime preoccupazioni, significa che si sta già facendo strada qualche pericolosa avvisaglia.

 

 

Paolo Piochi

Qui di seguito lettere inviate dal Signor Piochi rimaste senza risposta:

lettera 21.01.2014

lettera_07.05.2014

lettera_04.09.2014

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  1. Silvia (quell'altra)
    27 novembre 2014 alle 11:27 am

    Caro concittadino,
    non mi meraviglia che non le abbiano risposto! si vada a vedere il video del sindaco su In Contrada caricato ieri dal Santo. Tutto è motivato perché “culturale”. Bene, peccato che l’assessore della cultura non abbia detto parola! Per lui è più importante Luzi, che non è neppure senese. Del resto lui è romano, che altro si può dire? Alla Cultura non c’è più stato un senese dai tempi del Bianchini e del Fini! Che anni? ’80 forse? Ne sento parlare come di cose del passato.
    MA SI VADA A VEDERE IL MIO POST SUL DISCHETTO DI FOTO CHE HANNO DATO AI GIORNALISTI PER PUBBLICIZZARE IN CONTRADA, VEDRA’ CHE BELLA TOPICA HANNO PRESO! Il Magistrato e il Comune ormai non ne indovinano una e vuole che le rispondano su un problema così sottile come il suo?

  2. francesco
    27 novembre 2014 alle 12:15 pm

    Quello che ancor più mi indigna è che i manovratori continuino a rivolgersi ai contestatori tacciandoli oltre che di megalomania e livorosità, anche di incapacità oltre che di mancanza di senso propositivo.
    La comunicazione del sig. Piochi contiene tutto ciò che loro negano in modo evidente. Ma lor signori sono sempre troppo presi a conservare lo status quo anzichè levarsi bellamente 3 passi dagli zebedei. E devono giustificare la loro permanenza, come oramai costume, dicendo che chi non accetta certe cose non vuole bene alla città, alla contrada e via discorrendo. Avete mai solo lontanamente ventilato l’ipotesi che potreste essere voi a sbagliare?

  3. Bea
    27 novembre 2014 alle 1:19 pm

    Silvia, come si fa ad avere il dischetto scellerato di cui parli? Mi sembra importante poter constatare de visu

  4. #thinkdifferent
    27 novembre 2014 alle 2:59 pm

    Detto che chi scrive è contradaiolo e direttamente “interessato” alla questione per la mia appartenenza, ma io mi chiedo in un momento dove la città:
    – ha perso la Banca;
    – sta perdendo Novartis;
    – sta perdendo turismo in un’emorragia continua;
    – non ha mezza industria che ha l’intenzione di investire;
    – ha perso ogni possibilità di interfacciarsi con la Regione per i Fondi POR 2014-2021 (perchè tutti a star dietro a Siena Città Capitale della Cultura…)
    si deve parlare della problematica inerente colonne e bandiere!?!?!? Tutto giustissimo, e sentitissimo ma Sig. Piochi suvvia in tempo di pace e non di “guerra”.
    Qui i problemi da affrontare sono altri e si dovrebbe prendere penna e calamaio per ben altre argomentazioni.Se ancora non l’ha capito qui c’è almeno 10000 cittadini che rischiano il posto di lavoro dall’oggi al domani e la città che rischia di trasformarsi come una novella Tricarico, bella ma semi abbandonata e “sola tra i lupi”.
    Le problematiche che sottopone sono a pagina 187, di un tomo in cui la città non è arrivata nemmeno a leggere la pagina 2…

  5. Dantès
    27 novembre 2014 alle 4:11 pm

    Veda, caro ‘differente’, tutto quello che dice è giusto ma lei forse non ha ancora capito che la banca è perduta e che se i senesi non sono scesi in campo finora ormai hanno perso da tempo la spina dorsale per farlo.
    L’Aurigi aveva ragione glielo riconosco volentieri, negli anni ’90, ma ora?
    Casca come un pollo (mi vorrà perdonare) nell’appello frazionistico che il gruppo che ha favorito il Valentini ha lanciato per CAMBIARE a Siena! Come, con chi ha favorito il Valentini? Se non fate una seria autocritica non andate da nessuna parte. Ammetto che anche il Neri è stato un pollo (mi scusi, dottore) a valorizzare il Cenni, ma a questo punto che si fa?
    Lei Aurigi continua a favorire il PD facendo appelli frazionistici. Mi spieghi come, in epoca di crisi delle 5 stelle, pensa di vincere con una forza inserita tra PD-SEL e centro-destra. Persino il bell’imbusto di Casini è scomparso con il suo centro. Non c’è terza via. Mi creda, caro Aurigi.
    Grazie.

  6. Massaia incavolata
    27 novembre 2014 alle 5:37 pm

    io non lo so se Casini e il centro o la terza via di Grillo sia impossibile (ho appena finito di sistemare la casa) è impossibile, so solo che di “bischeri” a Siena, e tra i senesi sia chiaro, ce ne sono troppi, altroché Medioevo quando avevamo le palle. Siena Abbandonata ha caricato un you tube dell’Ascheri, io vi ho trovato quest’altro del 2008: guardatelo e riflettete e non venite a dirmi che non ci era sttaa detto dove andavamo

    Ma a proposito, quel che ha detto Silvia delle foto del dischetto di In Contrada non interessa a nessuno? Bei contradaioli abbiamo, Piochi, dove vuole andare anche lei? Non perda tempo, andiamo a vedere il mare a Follonica, anche se allagata è meglio di Siena.

  7. Massaia incavolata
    27 novembre 2014 alle 10:37 pm

    interessante che nessuno voglia sapere del dischetto, la gente è stufa di sputtanate! forse la stessa storia di David rossi non fa più credere a niente?

    • 27 novembre 2014 alle 10:51 pm

      Farecelo avere

  8. Paolo Neri
    28 novembre 2014 alle 9:47 am

    Per il sig. Piochi, a proposito della colonna del Ponte.
    1. La colonna è specificamente inclusa dal Bando di Violante di Baviera nel territorio della Nobile Contrada del Nicchio, che ha recentemente ripreso l’antica usanza (interrotta solo da non molti anni) di apporvi le proprie bandiere, volte (correttamente) verso l’interno del territorio.
    2. Detta colonna è stata usata come pattumiera dai contradaioli del Valdimontone, dopo la vittoria della loro Contrada: evidentemente per dileggio dell’avversaria, disconoscendone così, implicitamente, l’extraterritorialità.
    Paolo Neri

  9. Paolo Piochi
    28 novembre 2014 alle 10:56 am

    Alcune opportune e necessarie precisazioni sulla interpretazione del documento.

    1) Sono ben consapevole e con grande preoccupazione concordo con quanti sostengono che i problemi di questa Città e quelli a tendere sono così gravi e ben diversi dalle motivazioni che hanno spinto a scrivere questo intervento. Peraltro, tali considerazioni credo di averle ben sottolineate nel testo a tal punto da dichiarare – se si legge bene – che se non riusciamo a risolvere questioni di così marginale importanza e che assumono una così diffusa sensibilità tra i senesi, temo sia molto difficile per l’intera comunità tentare di risollevarsi da uno stato di cose così angosciante, soprattutto se si pensa al futuro delle nostre giovani generazioni.
    2) Nello stesso documento sono state richiamate norme, riportate e sottoscritte da tutte le Contrade, che non vengono rispettate a tal punto da domandarsi se la vigente normativa abbia in qualche misura una logica se non prevede – come sembra – un Organismo deputato a svolgere i controlli ed a fare rispettare le regole.
    3) Circa l’utilizzo delle tre colonne lapidee ho sottolineato che le stesse, fungendo da porta-insegne pubblico per l’esposizione dei Gonfaloni dei Terzi, dovrebbero essere tutelate ai fini di una uniformità di utilizzo, atteso – tengo di nuovo a precisare – che il sottoscritto abbia ben evidente una appartenenza territoriale ben precisa di tali elementi architettonici che nessuno intende sconfessare.
    4) Il fatto poi che ci siano delle Contrade che si prendono “dileggio” dell’avversaria (non nemica) in occasione di vittorie e/o di clamorose sconfitte (non era certo questo il motivo ispiratore dell’articolo), credo sia il sale della nostra Festa che sta ancora resistendo agli odierni disastri e nessuno, tanto meno coloro che appartengono ad un’età più matura, può esimersi dal dichiarare che la propria Contrada si è sempre comportata in modo impeccabile. Un altro aspetto – questo – che ritengo di averlo richiamato nel documento, anche se forse avrebbe bisogno di essere approfondito da tutti, perché al mondo d’oggi l’educazione ed il rispetto sono norme di cui in pochi possono vantarsi.

  10. Paolo Neri
    29 novembre 2014 alle 10:35 am

    Allora, invece di ‘dileggio’, diciamo: mancato rispetto per la sacralità della colonna, considerata come neutra.
    In ogni caso, l’incontestabile valore del Bando di Violante di Baviera (che non specifica l’attribuzione delle altre colonne al territorio di altre contrade) mi pare che chiuda la questione.
    Aggiungo: cosa c’entrano, le fumose allusioni a comportamenti impeccabili della propria Contrada (secondo il giudizio di chi? quello del sig. Piochi, giudice supremo del bon ton contradaiolo?).
    Paolo Neri

  11. Paolo Piochi
    30 novembre 2014 alle 11:31 am

    Siccome sull’intera questione rappresentata mi sembra ci si appassioni ad analizzare solo il caso relativo alla colonna del Ponte di Romana, credo di non errare nel ritenere il Signor Paolo Neri – salvo che non si tratti di omonimia – una persona non sprovveduta ma, al contrario, molto arguta e comunque degna della massima considerazione. Se quindi questa mia ipotesi dovesse trovare conferma, non nego di rimanere più di tanto sorpreso perché non riscontrerei in questa circostanza – cosa del tutto naturale – quella obiettività con la quale lo stesso Signor Paolo Neri avrebbe invece commentato di recente, in una emittente televisiva locale, il progetto “In Contrada”.
    Confesso, quindi, di sentirmi in qualche modo dispiaciuto nel pensare di essere stato additato da una persona così illustre non tanto come un “giudice supremo”, ma soprattutto perché sarei privo di quel “bon ton contradaiolo” (cosa questa che non era affatto nelle mie intenzioni). Anzi, debbo addirittura manifestare il più profondo tormento per il pensiero di non aver forse argomentato a sufficienza la questione se personaggi di così alto spessore non sono riusciti a comprendere la ratio di una presa di posizione volta a sottolineare come certe norme del Rituale Contradaiolo risultino ignorate e/o disattese: norme peraltro già in vigore che, con maggiore evidenza, coinvolgono situazioni ben diverse rispetto a quella cui fa esplicito riferimento il Signor Paolo Neri per la quale, tuttavia, mi sono permesso di richiamare l’attenzione affinché i vari Organismi che sovrintendono alla nostra Festa esprimessero un giudizio super partes.
    Non vorrei, allora, che attraverso fuorvianti giustificazioni si cerchi di portare con molta abilità la questione sul piano di una polemica personale nella quale il sottoscritto non vuole assolutamente scivolare, soprattutto se teniamo conto dei reali e più preoccupanti problemi – questi sì che sono amare constatazioni – che stanno davvero affliggendo la nostra Città, di cui le Contrade tutte sono una parte essenziale ed imprescindibile.
    Fatte queste doverose premesse sono costretto, mio malgrado e sperando di riuscire questa volta nel mio intento di non pretendere di convincere, ma solo precisare e riassumere – in particolare a beneficio del Signor Paolo Neri – quanto di seguito in dettaglio indicato.
    a) Se esistono, come esistono, norme regolamentari riportate nel vigente Rituale, sottoscritte peraltro da tutte le Contrade e richiamate nel mio intervento del 26 novembre u.s. ma anche in quelli precedenti, non vedo perché le stesse disposizioni debbano essere ignorate e non debba intervenire un Organismo – ammesso che al momento esista – preposto al controllo ed alla puntuale osservanza applicativa delle stesse disposizioni, senza che da parte di quanti incorrono in “involontarie disattenzioni” siano ricercate a discolpa – come è diventata ormai una generalizzata abitudine – discutibili motivazioni.
    b) Se qualcuno ha poi rilevato queste incongruenze e si permette di sottoporle con il dovuto rispetto e per l’amore che si ha per questa Città e per le sue tradizioni all’attenzione delle competenti Autorità (seppure distratte) deputate alla nostra Festa, credo che trascorso un ingiustificato lasso di tempo sarebbe quanto meno opportuno e doveroso che a colui che ha notificato il problema giungesse almeno una replica motivata circa la correttezza o meno dei rilievi sollevati. Ritengo sia solo una questione di “bon ton” o, forse, mi sto sbagliando e non essendo ovviamente un “giudice supremo” pretendo troppo?
    c) Significo che era mio intendimento che nel Rituale Contradaiolo venisse fatto un cenno ai Gonfaloni dei Terzi di Città che appartengono notoriamente alla nostra storia e che fossero regolamentate le date in cui l’Amministrazione Comunale dovrebbe procedere alla esposizione delle stesse insegne nelle tre diverse colonne lapidee (Piazza Postierla, Piazza Tolomei, Ponte di Romana).
    d) E’ bene altresì precisare che nessuno sta tentando di mettere in dubbio “l’incontestabile valore del Bando di Violante di Baviera”, come nessuno vuole mettere in discussione l’attribuzione territoriale dei tre elementi architettonici di cui trattasi a precise Contrade (in rigoroso ordine alfabetico: Nobile Contrada dell’Aquila, Contrada Priora della Civetta, Nobile Contrada del Nicchio). Sul punto credo sia estremamente importante far rilevare come gli stessi tre rioni non possano però rivendicare in alcun modo il pieno diritto di una proprietà delle colonne che, almeno per quanto mi riguarda, hanno tutte la stessa “sacralità” che possiede ogni più recondito angolo di questa magica Città.
    e) Tale aspetto, rafforzato dal principio che le tre colonne – compresa anche quella che si trova in Piazza del Campo – sono sormontate da una lupa capitolina (simbolo della nostra Città), mi porta a considerare le stesse, indipendentemente dalla loro attuale ubicazione territoriale, delle vere e proprie postazioni decentrate dell’Amministrazione Comunale e, di conseguenza, di sua esclusiva proprietà.
    f) Ne consegue, al di là di una ripristinata antica usanza che – a mio modo di vedere – avrebbe dovuto comunque ottenere una opportuna e preventiva autorizzazione da parte delle Autorità competenti, senza alcuna ambizione di arrogarmi il diritto di “supremo giudice” (ci mancherebbe, sono ben altri coloro che possono gloriarsi di un simile titolo!!!), ritenevo e riconfermo tuttora valido il principio secondo il quale l’utilizzo delle tre colonne andrebbe limitato alla esposizione dei Gonfaloni dei Terzi di Città al fine di raggiungere così una uniformità comportamentale ed una maggiore esaltazione estetica di queste storiche insegne e, implicitamente, dei tre siti.
    g) In merito, infine, al richiamato “dileggio” od a certi deprecabili comportamenti o/e fatti extraterritoriali sempre più diffusi che avvengono, purtroppo, in occasione del Palio e finanche durante i mesi/anni successivi ad una vittoria riportata sul Campo che, a mio modesto parere, non hanno alcuna attinenza con la ratio del mio intervento, non si può non sottolineare come questi casi siano di solito assunti prevalentemente da contradaioli che, appartenenti soprattutto a quei rioni con consorelle rivali, possono cadere – diciamo più facilmente – in un eccessivo e sconsiderato ”entusiasmo”. Anche qui vorrei richiamare l’attenzione del Signor Paolo Neri su quanto riportato nel mio intervengo quando ho sostenuto l’opportunità di dover prendere una netta posizione nei riguardi di “……… coloro (non pochi) che in nome della propria Contrada si permettono spesso di assumere condotte non consentite ai comuni mortali. …………”, al fine di evitare di costringere poi tutte le Dirigenze, sottolineo tutte, a dover gestire con estremo impegno burocratico difficili situazioni che possono sfuggire di mano e che non hanno nulla a che vedere con le nostre nobili tradizioni. Allora quella mancanza di “bon ton contradaiolo” di cui vengo accusato, sarebbe forse un tema che andrebbe ricondotto ad ogni livello entro i cosiddetti limiti di tollerabilità, perché oggi più che mai l’educazione ed il rispetto sono valori sempre più rari e di cui nessuno può vantarsi, men che meno quando qualcuno deve poi rispondere non del proprio comportamento, ma per coprire le magagne altrui.
    Con questa articolata risposta dichiaro la mia intenzione di non voler ritornare a trattare ancora l’argomento non solo perché di così scarso valore rispetto ai numerosi ed angoscianti problemi che preoccupano giustamente l’intera comunità senese, ma perché spero di essere stato sufficientemente esplicativo anche nei riguardi di quanti potrebbero trovarsi ancora assillati da eventuali ulteriori dubbi interpretativi. E’ ovvio che ora rimango in attesa – come era del resto nelle mie intenzioni – di una risposta ufficiale da parte dei vari Organismi competenti e da me più volte interessati in materia per poter conoscere le loro determinazioni. Concludo osservando che, alla luce delle mie scarse doti di obiettività peraltro non rilevanti ai fini di un significativo valore di giudizio, ritengo più che mai opportuno rimettere alla valutazione di tutte le persone di buon senso e che hanno a cuore anche quelle questioni che fanno da corredo alle nostre secolari manifestazioni di voler trarre le dovute conclusioni. Una buona e serena domenica.

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