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Libero Contributo – Le (comprensibili) agitazioni di un ex Sindaco…che non contribuiscono a fare chiarezza con obiettività né ad offrire una visione utile per il futuro”.

15 ottobre 2015

Ricevo e pubblico questo articolo del VICE DON BRUNETTO FULVIO MANCUSO (anche il titolo è suo). Lo pubblico perché come sanno i miei lettori, pubblico sempre tutti quelli che mi chiedono di farlo, chiaramente seguendo le regole delle buone maniere. Il Professor Mancuso sa benissimo che le mie posizioni riguardo al presente, al passato e al futuro di questa città sono lontanissime dalle sue teorie e dalla sua visone storica. Avrei apprezzato questa apertura negli anni bui senesi, in cui noi bloggers eravamo invisi alla casta e al potere senese, ma me ne farò una ragione, d’altra parte i tempi cambiano e sono convinto (almeno lo spero) che anche le persone possono cambiare, a me però pare che il Sistema non sia cambiato, forse è meno arrogante, ma non è cambiato… Buona lettura

Forse nessuno si aspettava che a rispondere all’ennesima istanza di chiarezza sulle vicende Banca e Fondazione ci si mettesse anche il vicesindaco di Siena, uno della maggioranza, uno del centrosinistra. Parole che risultano immediatamente scomode, per il modo diretto di tentare di spiegare le cose che appare, dunque, ancor più irritante e provoca reazioni rabbiose e stizzite che capovolgono, strumentalizzano, giocano al gioco perverso dell’abilità dialettica indifferente verso sostanza e realtà.

Andiamo per gradi. INNANZITUTTO SONO TRA QUELLI CHE LA CHIAREZZA LA VOGLIONO E L’HANNO CHIESTA E PRETESA GIA’ DA QUALCHE ANNO. Dunque, a maggior ragione oggi.

Nei miei sparsi interventi di questi ultimi giorni ho evidenziato subito, per una questione di metodo, quali sono i perimetri entro i quali si ricostruisce la verità in democrazia. E in primo luogo ho parlato della GIUSTIZIA (quella della Magistratura). Sotto questo profilo, ho sottolineato che il problema del nostro Paese e non solo è che se la tempestività della pena (Beccaria docet) non funziona (anzi troppo spesso ci pensa la prescrizione) si produce una contraddizione forte che non rende se non parzialmente sufficiente la risposta politica (il voto dei cittadini) cui si accompagnano di pari passo la cronaca e i dibattiti pubblici e, a distanza di tempo, la ricostruzione storica. Ergo, la chiarezza e la verità non si possono rifuggire e anzi vanno perseguiti in ogni contesto ma resta il problema iniziale (i tempi della giustizia). In ogni caso la ricostruzione della verità richiede sforzo di oggettività – documentata – e non banale strumentalizzazione o banalizzazione politica da qualsiasi parte essa provenga. E’ davvero preoccupante constatare come il tentativo di ragionare con mente aperta ed equilibrio di giudizio si scontri con l’ossessione di chi vuol buttarla sempre nella contrapposizione politica, non volendo considerare l’importanza di uno sguardo su quanto avvenuto sul passato il più obbiettivo possibile, staccato da condizionamenti e pregiudizi di vario genere.

L’intervento di Piccini appare in questo senso strumentale, pervicacemente aggrappato alle logiche di mera lotta politica (una volta si sarebbe detto di potere), non interessato a contribuire ad un clima di confronto serio su come riportare nel selciato dei fatti le complesse vicende che hanno coinvolto (e stravolto) la Città.

Nel gioco delle contrapposizioni dell’ex Sindaco sarebbe facile andare a rimestare sulle scelte di privatizzare la Banca, oppure ricordare operazioni come Banca 121: iniziative non certo prive di conseguenze nel quadro generale della storia di MPS, in cui di certo non sono mancati errori e scelte strategiche dimostratesi fallimentari.

Voler portare un argomento così serio dentro l’ennesimo ring delle polemiche, pur risultando funzionale a un certo riassetto degli schieramenti, non contribuisce alla ricostruzione oggettiva dei fatti che hanno determinato la complessa vicenda di MPS. Le vicende giudiziarie è giusto che facciano il loro corso, con un’attenzione alta dell’opinione pubblica e nessuna strumentalizzazione della politica. Tuttavia è pur vero e di vitale importanza che la Città, in tutte le sue componenti, sappia guardarsi indietro e capire quel che è successo, soprattutto per non ricadere nei soliti errori. Una visione storica, cioè oggettiva (in questo senso l’avevo intesa e comunicata), è necessaria per non costruire il futuro su un malinteso, senza avere il coraggio di guardare in faccia la realtà dei fatti, con la consapevolezza di adesso, ma avendo chiaramente in mente la percezione dell’atmosfera di allora, che poteva trarre in inganno anche chi era animato da autentica buona fede (e come si vedrà erano davvero in tanti…).

Questo non assolve dagli errori commessi nel non comprendere le ragioni di chi, seppur pochi e con poco spazio nei media, tentava di porre l’accento sulle criticità di certe scelte. Tuttavia la responsabilità di decidere doveva appoggiarsi su documenti di bilancio e giudizi di prestigiosi advisor internazionali che non potevano certo esser ignorati e difficile era non considerarli, allora, affidabili e veritieri.

Se una lezione può essere tratta da quanto avvenuto nel passato è proprio una maggiore attenzione alle voci della Città, anche a quelle critiche, senza lasciarsi irretire troppo da sirene esterne, che poco hanno a cuore le sorti della Città. Oggi più che mai serve abnegazione e spirito di servizio per ricostruire quei livelli di sano confronto dialettico e partecipata attenzione per la Città, che non a tutti paiono stare a cuore, essendo invece preferite le solite logiche dello scontro e del ‘divide et impera’ che garantisce privilegi e rendite, spesso ottenuti proprio grazie a quei sistemi che si dice di voler combattere….

Nel merito specifico, ecco, oltre le considerazioni di carattere generale, anche la mia (parziale) posizione, documentata almeno laddove quei documenti sono già pubblici: già, perchè mentre si chiede – a ragione – di leggere documenti ancora non letti, si dimentica di leggere quelli noti che di verità ce ne consegnano diverse. Mi limito alle seguenti.

Acquisizione di Antonveneta e conseguenze.

Innazitutto distinguiamo tra 2007 (acquisizione di Antonveneta con conseguente aumento di capitale) e 2011 (secondo aumento di capitale). In entrambi i casi nessuno dei c.d. stakeholders (comune, provincia, università, curia etc etc) si pronunciò contro le due operazioni. Al contrario, le mozioni di indirizzo deliberate in consiglio comunale alla quasi unanimità da sinistra a destra, sostennero e apprezzarono anche ex post sia l’acquisizione di Antonveneta (mozione giugno 2009 per gli anni 2009-2013) che il secondo aumento di capitale (mozione settembre 2011 per gli anni 2012-2014), ribadendo peraltro che l’indipendenza strategica della banca, perseguita attraverso la NON DILUIZIONE DELLA PARTECIPAZIONE (ergo sopra il famoso 51%), dovesse essere valore da preservare anche per il futuro a tutela della non scalabilità della banca. Mi piace sottolineare che, nel 2009 in particolare, anche quei 4 consiglieri – e sottolineo 4 rispetto all’unanimità da sinistra a destra – che si distinguevano con un proprio ordine del giorno (e tra questi ANCHE L’EX SINDACO PIERLUIGI PICCINI), pur essendo critici riguardo al prezzo pagato per Antonveneta riconoscevano che il suo acquisto fosse stato occasione di crescita patrimoniale e di espansione territoriale per MPS e che, inoltre, l’indipendenza strategica (ancora quel 51%) era valore da tutelare anche per il futuro (così come poi la Fondazione ha fatto).

Se ci spostiamo sul versante Fondazione (ricordo che lo Statuto del Comune – a torto o a ragione – ancora oggi prevede che i deputati di nomina comunale si conformino agli indirizzi del Consiglio Comunale), basti rammentare che l’organo di indirizzo (Deputazione Generale), pur prendendo atto delle linee programmatiche indicate dal Comune (indipendenza strategica e non diluizione della quota) e dagli altri stakeholders, prima di assumere qualsiasi decisione avviò un procedimento di verifica delle condizioni che, come tutti sanno, vennero confermate positivamente da Advisor internazionali sulla base, ATTENZIONE, dei bilanci e dei piani industriali presentati dalla Banca (bilanci che, come sanno tutti, sono sub iudice per la loro veridicità o meno…). Peraltro, la DG, quando avviò il percorso di verifica delle condizioni, anche dopo il parere positivo degli Advisor, non mancò di “scrivere” alla Deputazione Amministratrice (organo gestionale che doveva concretamente decidere) che la stessa si sarebbe dovuta muovere nei limiti di legge e di Statuto. La DA adottò le delibere gestionali e venne autorizzata all’uopo dal Ministero anche in merito al contestato superamento (rispetto alla valutazione degli asset patrimoniali) della quota di debito assumibile (20% rispetto al valore del patrimonio). Giova, infine, ricordare che, fino a dicembre 2010 i vertici della banca (di fronte a rumors circolanti sul mercato) si premurarono addirittura di diffidare chi asseriva che MPS avesse bisogno di aumento di capitale, salvo poi, improvvisamente dopo pochissimi mesi, affermare il contrario e sostenere la necessità dell’aumento di capitale suddetto. Non dimentichiamo dunque di porre attenzione su: 1) bilanci e piani industriali della banca sulla base dei quali advisor e soci fecero le loro scelte assumendo che fossero veritieri; 2) controlli operati da Bankitalia e da Ministero del Tesoro, rispettivamente, nella prima operazione di acquisizione e nel secondo aumento di capitale; 3) mancata due diligence all’atto della medesima acquisizione, e altro ancora ovviamente. 
Infine, non è fuor di luogo evidenziare che anche dopo il secondo aumento di capitale per 1,09mld di euro effettuato senza alcuna diluizione della partecipazione, l’atto di indirizzo programmatico del consiglio comunale (votato anch’esso alla quasi unanimità sempre da sinistra a destra) confermò l’apprezzamento per tale operazione. Insomma, quel famoso 51%, numero magico e tragico, ancora nell’autunno del 2011 era voluto e sostenuto da (quasi) tutti. Il famoso atto di “GRANDE PRESUNZIONE”. Che, ovviamente, aveva alla base una serie di dati (i bilanci e piani industriali di MPS ante 2012) e di azioni di controllo (Bankit, Ministero etc) che evidentemente erano stati il veicolo attraverso il quale “i pochi” avevano convinto “i molti” che quella strada era giusta, corretta e perseguibile.

Questo è ovviamente un pezzo, un angolo di visuale, una prospettiva. Molte altre ce ne possono essere. Ma per fare chiarezza occorre lucidità, capacità di analisi e un grande sforzo di obiettività. Ecco, questo e ciò che penso e che, ovviamente, si presta ad essere corretto, integrato, contestato.

Fulvio Mancuso

 

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Categorie:libero contributo
  1. PIERLUIGI PICCINI
    15 ottobre 2015 alle 10:13 am

    Caro Fulvio, sono in viaggio ti risponderò con calma. Ti consiglio invece di scrivere di governare. Perché la città non va!

  2. Fulvio Mancuso
    15 ottobre 2015 alle 10:19 am

    Grazie. dopo questo intenso dibattito durato comunque due o tre giorni, mi immergo totalmente nel lavoro amministrativo.

    • 15 ottobre 2015 alle 10:22 am

      Alla fine vi mando il conto😁

  3. Fulvio Mancuso
    15 ottobre 2015 alle 10:32 am

    Ahahah 😂😂😂

  4. Mario Ascheri
    15 ottobre 2015 alle 11:39 am

    Che bella robina, signori! Scrivete, scrivete, la ‘memoria’ si affievolisce…anche a Voi giovani!
    Purtroppo ho un lavoretto urgente sui Malavolti prima di correre a Roma…a suo tempo quindi vi leggo con la calma che meritate, ma vi trasmetto almeno un commentino rapido alla Martinella sull’arte:
    Non sono riuscito a caricare il mio commento, ma solo a condividere. Molto rapidamente (bisognerebbe leggere tante pagine interessanti del Santo: Piccini, Mancuso, mio dio….) ripeto il mio rapido commento: sono contro l’effimero non in generale (in parte, in certe condizioni ecc. è possibile: il Palio non è effimero in un certo senso?) ma nelle condizioni specifiche di Siena, hic et nunc, dobbiamo curare ORA LA MANUTENZIONE STRAORDINARIA ANCHE DELL’ARTE SENESE, PERCHE’ RISANARE S. GIORGIO (PRIMA IDEA CHE MI VIENE TRA LE MILLE POSSIBILI) LA CHIESA DI MONTAPERTI NON ERA INTERVENTO CULTURALE? O FARE UNA MOSTRA DEL CONTEMPORANEO SENESE, POCO COSTOSA, A LATO DEI RESTAURI? QUINDI 800MILA DI INVESTIMENTO E 200 DI SPESE. i soldi erano destinati, ok, e così si superava il vincolo. Ma c’è un altro punto che mi preoccupa sempre: dite milione, e vedremo rendiconti e ci complimenteremo se ci siete stati, mai l problema è che ci sono i costi accessori che si scaricano su vigili che devono far quello e non altro, i bus che vengono ‘divertiti’ dall’ordinaria amministrazione, luci ecc. non sono costi aggiuntivi? altro punto in cui non convince il dott. Valentini. TUTTO PARTECIPATO? Embè? La direzione politica, le scelte non esistono più? Allora eiminate l’assessorato! Fate fare alle categorie interessate, gli date il portafoglio evvia. Non siamo ridicoli. Se il Rettore dice: ho un milione, professori e ricercatori miei, avete progetti da ‘partecipare’? In mezz’ora arrivano progetti per 2 milioni…non siamo ingenui, Dottore, con tutto il rispetto per la carica pro tempore…

    • FIgli di Cantimori
      15 ottobre 2015 alle 12:26 pm

      Il lavoretto sui Malavolti è incentrato su un periodo in particolare?

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