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La Rubrica di Mara Morini – IL CROLLO DEI CASTELLI DI CARTE

29 maggio 2016

 

È il crollo dei castelli di carte quello a cui assistiamo in settimana.

L’intervista di Daniele Magrini durante la trasmissione “Di Sabato” in onda su Radio Siena TV a Daniele Pitteri, da poco direttore del Santa Maria alla Scala, e a Stefano Casciu, direttore del Polo Museale Regionale, riportano finalmente alla realtà.

Alla realtà di quanto, al di là dei proclami dell’amministrazione comunale sul Vecchio Spedale, la cui gestione per delega è nelle mani del Sindaco, sia stato effettivamente fatto.

Mara e i panni sporchi dell'amministrazione

Mara casalinga

Parrebbe nulla.

E’ necessario secondo Casciu ricominciare da capo partendo addirittura dalla Convenzione del Duemila sul riuso del Santa Maria alla Scala.

E sull’argomento, e non solo, non a caso è prossima la visita del Direttore Generale del Ministero dei Beni Culturali a Siena, che incontrerà il Sindaco.

Segno che il progetto per il completamento del Vecchio Spedale non c’è e Siena quale Capitale Italiana della Cultura non appare pronta ad accogliere gli investimenti che da questa nomina ne verrebbero.

Il lavoro è lungo.

Pitteri si ferma a riflettere anche sulla valutazione economica della spesa.

Parla di 60 milioni di euro per il restauro completo degli spazi museali senza considerare quelli che saranno necessari alla manutenzione annuale programmata, per la quale gli introiti dei biglietti al costo odierno basterebbero solo se ogni anno si raggiungesse la massima capienza.

Parla della necessità di attrarre investimenti non solo pubblici, ma anche privati e di provenienza internazionale.

La trasparenza è spiazzante.

E dovrebbe condurre ad una riflessione sulla gestione passata e ancor di più attuale dei risicati spazi a disposizione del pubblico.

A cinquant’anni da quando Cesare Brandi scrisse sul Corriere della Sera sulla mancata concretezza delle sorti del Santa Maria alla Scala, il dibattito è ancora acceso.

“Non più chiuso”, dice Pitteri, volendo allontanare il vacuo chiacchiericcio sul da farsi a cui sinora si è assistito, ma in funzione a pieno regime per la gioia degli occhi e dell’anima di quanti verranno a visitarlo per la sua straordinaria unicità.

Intervento del Sindaco non pervenuto.

Altro castello di carta crollato in settimana è quello sinora costruito dall’Assessore al Turismo, Sonia Pallai, attaccata su due fronti, quello dei commercianti, con l’intervista del 13 maggio ad Anita Francesconi sul Corriere di Siena, commerciante storica della città, e quello degli albergatori, che per voce di Marco Bianciardi, presidente di Federalberghi Confcommercio, criticano le politiche attuate sinora in ambito di attrattività e ne chiedono di diverse.

Proclamata la lotta al turismo “mordi e fuggi”, i dati forniti dall’Osservatorio turistico della Provincia dimostrano che la permanenza è scesa se si considerano in toto esercizi alberghieri ed extralberghieri del -7,4% rispetto al 2014, anno in cui si registravano ancora gli strascichi della crisi, e di un più grave – 10% circa per le sole strutture alberghiere.

La replica dell’Assessore a Bianciardi non è mancata, è mancata certamente alla Sig.ra Francesconi.

Forte della convinzione, espressa in memore tempo, nel gennaio scorso, che le presenze e la permanenza in città non siano importanti quanto gli arrivi, per i quali si registra a Siena una crescita, definisce quelli di Bianciardi come “Attacchi strumentali su dati incompleti e non corretti” rapportando come un teorema matematico la diminuzione delle presenze rispetto alla crescita degli arrivi. Il cui dato appare essere invece certo e inconfutabile.

Luoghi non appropriati i giornali in cui chiedere cambiamenti di marcia. Fa scudo.

Da più tempo gli operatori di settore e i commercianti che tengono il polso della situazione chiedono politiche diverse dagli eventi ciclistici e podistici e dai mercatini in cui i turisti possono trovarsi per caso, con programmazioni di carattere internazionale e con più largo anticipo e una valutazione di come attrarre target medio-alti.

Risposta dell’Assessore poco attinente.

MARA MORINI

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Categorie:libero contributo
  1. marco falorni
    29 maggio 2016 alle 10:47 am

    Un articolo molto realistico.

  2. Massimo Grisanti
    29 maggio 2016 alle 7:42 pm

    Vorrei tornare sulla polemica del Masterchief e dell’utilizzo di Piazza del Campo.
    Una polemica creata da una congrega di Ignoranti, perché l’intervento del Soprintendente di Siena non solo è stato legittimo, ma, a ben vedere, è stato compiuto dall’unico soggetto competente nella materia dell’uso dei beni culturali.
    Tutti i soloni da tre soldi e una lira, con a capo le associazioni commercianti, non sanno che essendo Siena una città patrimonio dell’Unesco (patrimonio dell’Umanità) è soggetta alla speciale regolamentazione prescritta dall’art. 52, comma 1-ter, del Codice dei beni culturali e del paesaggio approvato con D.Lgs. 42/2004 e s.m.i.
    Il Regolamento comunale sull’uso di Piazza del Campo è forse buono per andare al licite (al cesso).
    Senza contare che già gli articoli 77 e 80 del RD 30 gennaio 1913, n. 363 impongono ai Comuni, in sede di formazione degli strumenti urbanistici e del regolamento edilizio, di formare normative di tutela d’INTESA con la Soprintendenza e seguendo una speciale procedura.
    Per non dire che essendo un bene culturale d’interesse nazionale e sovranazionale, l’ingerenza comunale sul potere della Soprintendenza di prescrivere modalità di tutela dell’uso di Piazza del Campo è pressoché inesistente.
    INFORMATEVI, prima di parlare senza aver collegato il cervello e se le cose non le conoscete, imparatele. Asini!

  3. Domanda
    30 maggio 2016 alle 10:05 am

    E come è possibile in una città patrimonio dell’Unesco costruire certi obbrobri a ridosso delle mura o certe costruzioni che sembrano le casine dei mattoncini Lego? La legge è uguale per tutti ma per alcuni è un pò più uguale…

    • Massimo Grisanti
      30 maggio 2016 alle 7:32 pm

      Chiedere al Comune di Siena, ufficio autorizzazioni paesaggistiche, ed a quel rintronato schieramento della Soprintendente trasferita che al fine di fare poco o niente – o, peggio ancora, per leccare i gangli dei poteri locali – faceva finta che in materia di tutela del paesaggio esistesse il silenzio assenso.
      E tutti ad applaudire perché le cose andavano …. andavano … tanto erano unte e rese scivolose.

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