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La Rubrica dei Misteri – Interpellanza urgente del MOVIMENTO 5 STELLE sulla morte di David Rossi…

10 settembre 2015
Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01068

presentato da

PESCO Daniele

testo di

Martedì 8 settembre 2015, seduta n. 477

  I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della giustizia, il Ministro dell’interno, per sapere – premesso che:
il 6 marzo del 2013, David Rossi, capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena da più di un decennio, descritto come il braccio destro dell’ex presidente Mussari, riconfermato dal CDA presieduto da Viola, muore sul selciato del vicolo di monte Pio, sotto la finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni, sede della famosa banca senese. Come ricorda Il Fatto Quotidiano con un articolo del 5 luglio 2013, dal titolo «Mps, le ultime mail di Rossi: ”Stasera mi suicido, sul serio, Aiutatemi!!!”», venne aperta un’inchiesta. «L’inchiesta, aperta contro ignoti per istigazione al suicidio, era inizialmente stata affidata al pm Nicola Marini, magistrato di turno la sera di mercoledì sei marzo. Ma gli sviluppi l’hanno intrecciata all’indagine ”madre” sul Monte dei Paschi di Siena e a quella per insider trading, ed è divenuta di competenza anche degli inquirenti titolari degli altri fascicoli: Aldo Natalini, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso», venne archiviata dal giudice per le indagini preliminari Monica Gaggelli come suicidio, il 5 marzo 2014. Lo stesso giudice Gaggelli che nel maggio 2014 trasferì l’inchiesta sull’acquisizione di Antonveneta, a Milano, «per competenza territoriale accogliendo un’istanza presentata in sede di udienza preliminare da alcuni avvocati dei 9 imputati, 8 persone fisiche e la banca Jp Morgan» (La Nazione, «Mps, i pm lavorano per unificare le inchieste», del 14 gennaio 2015);
il 20 febbraio 2013, la Gazzetta Mantovana pubblica on-line l’articolo «Inchiesta Mps, a Siena perquisiti uffici e case di Mussari e Rossi», I sottotitoli «La Guardia di Finanza ha perquisito gli uffici e le abitazioni di Siena di Mussari, ex presidente del Monte, e del capo della comunicazione della banca, David Rossi, attuale vicepresidente del Centro Internazionale di Palazzo Te di Mantova. Rossi non risulta indagato, ma persona informata dei fatti», nel quale viene riportato «Sorprende il coinvolgimento, non si sa ancora a che titolo, di Rossi, alla vice presidenza del Centro di palazzo Te dal maggio 2011, dopo la modifica dello statuto che ha affidato la carica ad un rappresentante dei soci privati del Centro. Il sindaco Sodano scelse; come voleva lo statuto, lo stesso Rossi in rappresentanza dell’Mps, socio fondatore dell’istituzione culturale mantovana subentrato alla Bam. A fargli posto fu Graziano Mangoni, nominato dalla vecchia Banca agricola mantovana e dalla Fondazione Bam, che si dimise prima della sostituzione (…) David Rossi, nato a Siena nel giugno 1961, laureato in storia dell’arte, era il braccio destro di Giuseppe Mussari quando lui era alla presidenza della banca senese. Descritto come un ottimo professionista della comunicazione, esperto nei rapporti con i media, Rossi ha sempre avuto uno stretto legame di amicizia con Mussari. Insieme, infatti, lavorano, negli anni `90, per il sindaco di Siena Piccinini: Mussari aveva il compito di tenere i rapporti tra l’amministrazione comunale e l’allora partito dominante, il Pds, mentre Rossi si occupava dei contatti con i giornali e le tv locali e nazionali. Quando Mussari entra in Fondazione Mps porta con sé anche Rossi che, nel 2006, passa a Mps quando l’amico ne diviene presidente. Avere accanto un ”contradaiolo” diventa importante per un calabrese come Mussari che si ritrova ad avere le chiavi del ”forziere” della città. Rossi ricopre il ruolo di capo area comunicazione, assunto in pianta stabile dalla banca, e gli viene affidato un mega ufficio a Rocca Salimbeni. Una curiosità: fino al 2006 l’istituto di credito, per la comunicazione, si era affidato ad esterni con contratto a tempo determinato»;
dal Corriere Fiorentino (Corriere.it, 5 marzo 2014 «Mps, archiviata l’inchiesta sulla morte di David Rossi») si apprende che: «L’archiviazione era stata chiesta dai pm mentre la famiglia di Rossi si era opposta, presentando anche una serie di perizie, LA MOTIVAZIONE DEL GIP – ”Nessun punto oscuro può ritenersi sussistere e nessun dubbio” sulla morte di David Rossi. Lo scrive il gip Monica Gaggelli che oggi ha deciso l’archiviazione dell’inchiesta con l’ipotesi di istigazione al suicidio, aperta dopo la morte. Per il giudice, Rossi si gettò “volotariamente”, non è stato buttato né «spinto di sotto con violenza da terze persone dalla finestra». Il suicidio di David Rossi «è sicuramente maturato nelle ultime settimane nella psiche del defunto». Per il Gip la decisione venne presa dal Rossi «nel contesto della tempesta, anche mediatica oltre che giudiziaria, che ha subito l’istituto senese» e per la vicinanza di lui «al vecchio management» del Monte. «SOVRACCARICO EMOTIVO». – Per il Gip Gaggelli, il «sovraccarico emotivo» era aumentato nella psiche di Rossi soprattutto dopo la perquisizione da lui subita il 19 febbraio 2013, che era diventata «una sorta di ossessione» come percepito «dai suoi più stretti collaboratori e dai suoi familiari» scrive ancora il giudice. In questo senso sarebbero emblematici «i gesti di autolesionismo di cui si avvedono la stessa moglie e la figlia di lei». In particolare, l’ex capo Comunicazione di Mps nelle due settimane che precedettero il tragico gesto del 6 marzo 2013 avrebbe maturato due ossessioni: una quella di non essere in grado «di gestire il ruolo che pure anche il nuovo management lo aveva confermato e anzi potenziato». L’altra ossessione sarebbe stata la paura di essere coinvolto direttamente nelle vicende legate all’inchiesta su Mps «di essere intercettato e financo di essere arrestato». Alla prima paura era correlata anche quella «di essere licenziato» in particolare dopo essersi convinto che i nuovi manager della banca lo avevano «estromesso dalle informazioni sensibili», timore che per il Gip, dopo l’inchiesta portata avanti dai magistrati era «assolutamente immotivato». Tutta questa situazione emotiva secondo il Gip emerge in particolare nel «drammatico ondivago scambio di e-mail intrapreso la mattina del 4 marzo con l’Amministratore delegato Fabrizio Viola: evidenti sono gli sbalzi di umore rispetto alla prima richiesta di aiuto rivolta allo stesso alle 10,30 («stasera mi suicidio sul serio. Aiutatemi!»)». Una mail che non sarebbe pervenuta «all’unico destinataria, ma alla quale sono poi seguite altre mail, sempre dirette all’Ad, con toni meno allarmanti e più distesi». ROSSI ESTRANEO ALLA FUGA DI NOTIZIE – Il Gip, poi, conferma che dalle indagini è emersa anche l’estraneità totale di Rossi dalla fuga di notizie dopo il Cda del 28 febbraio 2013, quando venne decisa l’azione risarcitoria nei confronti delle banche Nomura e Deutsch. Ai colleghi di lavoro, ai suoi superiori e ai suoi famigliari, scrive ancora il giudice Gaggelli, Rossi lasciava capire che la «forte demoralizzazione e la perdita di autostima» derivavano «da problematiche estranee all’attività lavorativa o perlomeno a quella attuale»;
il Corriere di Siena, in un articolo del 10 novembre 2014 dal titolo «Morte di David Rossi: il caso non verrà riaperto», dichiara che «La procura generale di Firenze ha rinviato a quella di Siena gli atti dell’esposto presentato dalla vedova di David Rossi, l’ex capo area comunicazione di Mps gettatosi dalla finestra del suo ufficio la sera del 6 marzo 2013. Ma i pm Aldo Natalini e Nicola Marini, titolari dell’inchiesta, preso atto delle carte tornate da Firenze, avrebbero confermato che andranno a far parte del fascicolo archiviato il 5 marzo scorso. Non ci sarà quindi nessuna nuova indagine. Per la procura di Siena il caso è chiuso: David Rossi si è suicidato gettandosi dalla finestra del suo ufficio la sera del 6 marzo del 2013». A detta degli interpellanti trattasi di una vera e propria strabiliante coincidenza la maturazione di questa decisione: giunta proprio tra quando solo pochi giorni prima Report intervista la moglie di Rossi, Antonella Tognazzi, e la messa in onda della puntata (programmata per il 23 novembre 2014), mentre giornali come il Corriere Fiorentino, solo il giorno prima, 9 novembre, intitolava e scriveva «La fine di David Rossi – caso da riaprire? ”Non crede al suicidio di David Rossi, la vedova Antonella Tognazzi, che è stata intervistata pochi giorni fa da Report. La trasmissione di Rai 3 ha mandato in onda l’anteprima di una puntata, quella del prossimo 16 novembre, che Milena Gabanelli annuncia così: «Ci occuperemo del misterioso omicidio di David Rossi», la tragedia dell’ex capo della comunicazione del Monte di Paschi di Siena. Una tragedia che il Tribunale di Siena il 5 marzo scorso archivia come suicidio. Per conto della moglie di Rossi, l’avvocato Luca Goracci, nel maggio scorso, ha presentato alla Procura Generale di Firenze, un’istanza di riapertura delle indagini. Un pool di periti – Luca Scarselli, Gian Aristide Norelli, e altri – ognuno per le proprie competenze, ha messo in fila una serie di elementi che puntano diritti verso una sola direzione: David Rossi il 6 marzo 2013 non si è suicidato. E quindi, secondo la loro tesi, è stato ucciso, o volontariamente o colposamente. Partendo da una discrasia che divide la realtà dei fatti dall’ora di registrazione delle telecamere: 16 minuti avanti, secondo il verbale tecnico del gestore. E poi, fotogramma per fotogramma, appare la dinamica della caduta, David Rossi piomba sul selciato del vicolo toccando terra con le natiche dopo un volo «a candela», da un’altezza di 14,36 metri. La finestra dell’ufficio, al secondo piano di Rocca Salimbeni, ha una sbarra di protezione, un davanzale largo quanto una penna, sotto cui è appeso un fancoiler su cui è posta una risma di carta. Tutto appare intatto dalle foto successive alla tragedia. E per ovviare alla sbarra di protezione, l’ex capo della Comunicazione di Banca Mps o si sarebbe dovuto mettere in piedi su di essa per gettarsi nel vuoto, oppure seduto, Ma in questo caso il suo corpo avrebbe subito una inevitabile rotazione, che invece non c’è stata. Negli atti dell’archiviazione, che adesso, con l’istanza alla Procura Generale di Firenze, l’avvocato Luca Goracci chiede di riesaminare, c’è la documentazione fotografica sulle condizioni del cadavere. I reperti fotografici rilevati in sede di autopsia documentano ecchimosi e ferite in varie parti del corpo: c’è una ferita al capo (o da corpo contundente o da sbattimento su una parete o su un tavolo) di circa 3 centimetri sulla regione occipitale non riferibile alla caduta a terra. Ancora, c’è una ferita al labbro inferiore, una alla narice. Sulle braccia si rilevano ecchimosi, come da afferramento; all’altezza dell’addome c’è una vasta zona nera, un livido largo all’incirca come un pugno chiuso. Per i periti del Tribunale, provocato dalla pressione della cintola dei pantaloni nel momento dell’impatto a terra. Sul polso ci sono tre ferite, ma sul dorso, non sotto. Potrebbero essere quelle autoprocuratesi da David Rossi nei giorni precedenti, come raccontano i familiari. Nell’atto di archiviazione, i cerotti rinvenuti nel bagno dell’ufficio di Rossi, vengono riferiti a questo. Oppure, secondo la tesi ipotizzata dal pool dell’avvocato Goracci, sono l’effetto di una forte pressione operata sul polso, tanto da imprimere sulla pelle i segni dell’orologio. Tutte cose che non hanno convinto la magistratura senese a discostarsi dalla tesi del suicidio; neppure i segni rinvenuti sulle punte delle scarpe di marca che David aveva ai piedi. Come di uno strusciamento sul terreno. Nel vicolo di Monte Pio, chiuso e incastrato tra Rocca Salimbeni e i palazzi del centro storico, David Rossi resta solo, steso sul selciato, ad agonizzare per venti minuti. Lo rivelano i filmati della telecamera 6 di Banca Mps, Il vicolo sbocca su via dei Rossi. Animata a quell’ora, verso le 20 della sera. E il cadavere di David non è certo impossibile da vedersi. Eppure, per venti interminabili minuti David comincia a morire da solo. Muove la testa, le braccia, è vivo insomma. Ma nessuno segue in quei momenti, dalla banca, il video che riporta le immagini della tragedia. All’inizio del vicolo, sul muro, c’è una luce quasi costante per tutto il filmato ripreso dalla telecamere: sono le luci rosse di posizione di un’auto che se ne sta ferma in retromarcia all’ingresso del vicolo. Decisiva per impedire la vista di David che moriva. A un tratto, nel raggio di luce dei fari, si staglia netta la figura di un uomo, che guarda da lontano dentro il vicolo. Senza entrarvi. Più tardi, quando è finita l’agonia e David non si muove più, entra un altro uomo dentro il vicolo, si avvicina al cadavere e poi fa una telefonata con un cellulare. Ma non è quella per chiamare il 118, che arriverà più tardi, fatta da Bernardo Mingrone, dirigente della banca. Nei giorni precedenti, Rossi pensava di essere sul punto di essere travolto da eventi da cui si sentiva estraneo, impaurito dalle indagini sullo scandalo Mps, soprattutto dopo la perquisizione subita il 16 febbraio, seppure non fosse indagato. Profondamente preoccupato anche in virtù della sua amicizia personale con l’ex presidente Giuseppe Mussati. E rincorso da voci insidiose sul suo possibile accantonamento professionale, smentito dai vertici della banca;
c’era stato, due giorni prima, uno scambio di mail con l’ad di Mps, Fabrizio Viola. Alle 10,13 del 4 marzo, David Rossi lancia un “help” a Viola: “Stasera mi suicidio, sul serio. Aiutatemi!!!!”, Eppure la conversazione, mentre Viola era a Dubai, era iniziata con una mail in cui l’amministratore delegato, scrive: “Parliamo della vicenda mutui di Prato”, in riferimento a una indagine alla Guardia di Finanza su mutui per 80 milioni concessi dalla filiale di Prato. Più tardi Rossi aggiunge: “Ti posso mandare una mail su quel tema di stamani? È urgente. Domani potrebbe già essere troppo tardi”. Rossi scrive, in riferimento ai magistrati che indagano sullo scandalo Mps: “Ho bisogno di un contatto con questi signori, perché temo che mi abbiano inquadrato male, come elemento di un sistema e di un giro sbagliati. Capisco che il mio rapporto con certe persone possa averglielo fatto pensare, ma non è così. Se mi avessero chiamato a testimoniare glielo avrei spiegato, invece mi hanno messo nel mirino come se fissi chissà cosa. Almeno è l’impressione che ne ho ricavato. Avendo lavorato con tutti, sono perfettamente in grado di ricostruire gli scenari, se è quello che cercano, Però vorrei delle garanzie di non essere travolto da questa cosa, per questo lo devo fare subito, prima di domani. Non ho contatti con loro. Mi può aiutare?”. Viola risponde: “Essendo la cosa molto delicata, credo che la cosa migliore sia che tu alzi il telefono e chiami uno dei pm per chiedere appuntamento urgente. Qualsiasi altra cosa potrebbe essere male interpretata. Oltretutto mi sembrano delle persone molto equilibrate”. Rossi sembra convenire: “Hai ragione, sono io che mi agito e mi sono spaventato dopo l’altro giorno”. E poi, ancora: “In effetti, ripensandoci, sembro pazzo a farmi tutti questi problemi. Scusa la rottura”. Due giorni dopo, l’epilogo, drammatico. E quei tre fogliettini lasciati alla moglie, in cui si legge: “Ciao Toni amore, ho fatto una cavolata troppo grossa per poterla sopportare”. Frasi su cui pesa il dubbio di Antonella Spiazzi: “Perché – ha detto a Report – mi ha scritto parole che tra di noi non ci siamo mai dette?”. La procura Generale di Firenze ha già trasmesso tutto a Siena. Sarà adesso quella Procura a valutare se riaprire le indagini o meno». Il giorno dopo, la notizia: tutto è stato archiviato;
il 23 novembre 2014, va in onda la menzionata puntata di Report, intitolata «Il monte del Misteri». Milena Gabanelli, con l’ausilio di Paolo Mondani, ricostruiscono alcuni aspetti della morte di Rossi, intrecciandone la vicenda con quelle relative agli scandali, giudiziari o meno, dell’istituto di credito senese degli ultimi anni. Sul sito http://www.report-rai.it è possibile rivedere la puntata ed è messo a disposizione un file in versione pdf con la trascrizione a loro cura di quanto narrato, del quale si riportano le parti salienti utili, a detta degli interroganti, al presente atto;
Paolo Mondani, voce fuori campo, introduce così la puntata «Che cosa c’entra Rocca Salimbeni, la sede senese del Monte dei Paschi, con Piazza San Pietro in Vaticano, lo scopriremo solo alla fine del nostro racconto. Partiamo da vicolo di Monte Pio, una viuzza cieca che costeggia il muro del Monte dei Paschi. È la sera del di marzo 2013. La telecamera riprende un uomo che precipita a terra e muore. (…) David Rossi, 51 anni, era a capo della comunicazione del Monte dei Peschi e per un decennio braccio destro di Giuseppe Mussare, il dominus della banca travolto da varie inchieste giudiziarie. La procura di Siena apre immediatamente un’indagine per istigazione al suicidio, ipotizzando che qualcuno lo abbia indotto a darsi la morte. Un anno dopo, l’inchiesta viene archiviata come semplice suicidio. La moglie di David non crede a questa versione dei fatti. (…) Sono circa le 20, la videocamera registra gli ultimi tre metri della caduta di David Rossi. Il corpo finisce al centro del vicolo. Per il giudice che ha archiviato l’indagine come suicidio, David Rossi, seduto sulla barra di sicurezza della finestra e con la schiena verso l’esterno si è dato una lieve spinta e si è lanciato nel vuoto. (…) L’autopsia rileva abrasioni sul viso e sugli arti, ematomi sulle braccia, sulle gambe e sul corpo. Nella parte posteriore del cranio c’è una ferita di forma triangolare. Un triangolo perfetto. Il corpo di David parla, ma l’autopsia non spiega tutto. E i periti sono in disaccordo fra loro. (…) L’autopsia non dice che potrebbe essere una pietra del vicolo e l’oggetto a punta triangolare non è mai stato neppure cercato. Alle 20 e 27, ora del video, nel vicolo entra un uomo. Secondo la Procura, la telecamera segna sedici minuti in meno rispetto all’ora reale e indica in questa persona quella che alle 20 e 40 circa chiama la Volante della Polizia. Ma il tecnico che estrae le immagini e le consegna alla Procura ha messo a verbale l’esatto contrario. (…) Quindi l’uomo sconosciuto entra in scena alle 20 e 11, non alle 20 e 40, vede il corpo di David Rossi e se ne va. Da lì al primo intervento dei soccorsi passerà più di mezz’ora. Qualche minuto dopo dall’alto cade un oggetto e rimbalza alle spalle di David Rossi. (…) se fosse l’orologio – e noi vediamo un grave che cade, un oggetto che cade – se fosse un orologio, vuol dire che qualcuno lo ha buttato di sotto. (…) Ecco il quadrante dell’orologio finito alle spalle del cadavere. Confrontando gli orari, si scopre che contemporaneamente alla caduta dell’oggetto dall’alto, sul cellulare di David Rossi – ritrovato sulla sua scrivania in ufficio – viene digitato il 4099009. Forse è il telefono di qualcuno, più probabilmente il numero di un conto in banca. Una persona l’ha digitato, ma la sua identità rimane un mistero. (…) Un oggetto che cade vicino al suo corpo, un numero digitato al telefono, gli accessi tramite password al suo computer. Quante persone erano presenti in banca in quelle ore? Secondo l’usciere presente quella sera, in banca c’erano 10-15 persone. Gli inquirenti ne hanno identificate e interrogate solo tre». Oltre agli accessi notturni sul computer di David Rossi, usando le sue credenziali, Luca Goracci, legale della moglie di David Rossi, afferma che era abitudine dell’ex capo della comunicazione MPS, prendere appunti su diversi taccuini che afferma «Era quasi… forse maniacale è una parola eccessiva, ma nel prendere appunti di tutto quello che sentiva o di tutte le comunicazioni», ma dei quali nel fascicolo relativo a David non risulta nulla, e la famiglia è in possesso solo di due piccoli taccuini: del resto non vi è traccia.
La ricostruzione di Paolo Mondani prosegue «Il 19 febbraio 2013 la Guardia di Finanza perquisisce la sua casa e l’ufficio al Monte dei Paschi. Sospetta che faccia da postino tra Giuseppe Mussari e l’ex direttore generale Antonio Vigni, indagati per l’acquisto di Antonveneta e sui derivati finanziari che hanno distrutto i bilanci della banca. (…) Il primo marzo 2013, il Sole 24 Ore dà notizia dell’azione di responsabilità del Monte dei Paschi contro Mussari, Vigni e le banche Nomura e Deutsche. La decisione doveva rimanere riservata. Scatta un’indagine per insider trading. David Rossi è subito sospettato di aver passato l’informazione ai giornalisti. (…) David sa che un esponente della banca lo accusa. Purtroppo la verità emergerà solo dopo la sua morte: per la soffiata fatta al Sole 24 Ore viene indagato Michele Briamonte. Legale dello Ior e membro del cda di Montepaschi, Briamonte verrà immediatamente sospeso dall’incarico. In quelle ore David si sente incastrato e via mail comunica all’amministratore delegato Fabrizio Viola di voler andare a parlare con i magistrati (…) Inventori di inni e inventori di bilanci: dopo sette scudetti di fila la società Mens Sana Basket quest’anno è fallita ed è finita in serie B. L’ex Presidente Ferdinando Minucci ha trascorso qualche settimana agli arresti domiciliari. Nell’inchiesta è rimasto impigliato anche il Gran Maestro della massoneria Stefano Bisi, indagato per ricettazione. Insieme ad altri, Minucci avrebbe creato in 7 anni un sistema di fatturazioni false per circa 35 milioni di euro pagando in nero all’estero i giocatori. (…) Era David Rossi ad erogare gli ingenti fondi della banca per sponsorizzare il calcio, la pallacanestro e molto altro. Circa 50 milioni di euro l’anno. Ai magistrati avrebbe potuto chiarire i fatti così come avrebbe potuto raccontare della gestione degli immobili del Montepaschi che sta togliendo il sonno a molti senesi. Tanto che un piccolo giornale on-line ne ha parlato e la grande banca ha subito sporto querela. La storia comincia nel 2011. (…) Montepaschi svende alla Mittel Real Estate il complesso immobiliare di Via dei Normanni, a due passi dal Colosseo. Mittel vuol dire Giovanni Bazoli, il dominus di banca Intesa, e Romain Zalenski, ricco finanziere polacco molto indebitato con le banche. Quando la magistratura senese è andata a vedere il contratto di vendita è nato il sospetto che l’immobiliare del gruppo Mps avesse persino evaso il fisco. I migliori immobili della banca sono però nella società Sansedoni Spa controllata al 67 per cento dalla Fondazione Montepaschi. Sergio Betti è entrato da poco nella Fondazione…» il quale intervistato afferma «Sansedoni sta facendo ormai bilanci in passivo, gli ultimi 3 sono tutti in passivo, quello che si preannuncia ha un passivo di oltre 70 milioni, ha un indebitamento per mutui con le banche per circa 250 milioni». E aggiunge Mondani: «Investe nel Fondo Beta, nello sviluppo dell’ex area Fiat di Firenze, in un centro turistico in Sardegna a Capo Malfatano, in uno Sviluppo Immobiliare a Fiumicino vicino Roma, mette soldi in una società in Olanda, acquista la società Valorizzazione Immobiliare nel 2008 addirittura con Lehman Brothers pochi mesi prima del suo default». Nel corso della puntata Mondani intervista quello che viene definito «un suo intimo amico che non vuole essere riconosciuto» che confermerebbe che «per la banca, David Rossi manteneva rapporti con alcuni imprenditori e politici di peso». Nell’intervista, l’amico di David Rossi afferma «David mi racconta di una cena ad Arcore, cioè di essere stato invitato e quindi di essersi recato ad Arcore da Berlusconi a una cena alla quale era presente anche Confalonieri, la Santanchè e Alessandro Sallusti più altre persone delle quali mi ha sicuramente parlato, ma che non ricordo (…) Oggetto della cena: rapporti di lavoro che David aveva con la Daniela Santanchè, questo almeno è quello che ho percepito io anche se non mi ha detto i dettagli ovviamente. Paolo Mondani lo incalza: «Cioè il Monte dei Peschi era noto che dava, affidava alla Santanchè che ha una società di raccolta pubblicitaria, la pubblicità per alcuni giornali del gruppo Angelucci»! Risposta: «Esatto, David curava la parte della pubblicità e per la quale la Daniela Santanchè si occupava della raccolta per il giornale tramite la propria agenzia pubblicitaria». La voce fuori campo di Paolo Mondani conclude così la vicenda «Giuseppe Mussari viene intercettato al telefono per tutto il 2010. Il 25 marzo, Daniela Santanchè gli chiede un appuntamento per il suo socio Giampaolo Angelucci del gruppo Tosinvest; alla fine Angelucci comprerà il Corriere Senese il cui vicedirettore, Stefano Bisi, è il gran maestro del Grande Oriente d’Italia e grande amico di Mussari e David Rossi». Le dichiarazioni dell’amico di David Rossi proseguono «Il secondo fatto di cui mi ha parlato ricorrentemente erano questi viaggi frequenti che faceva a Roma e che riguardavano il suo lavoro al Ministero degli Interni. (…) David mi raccontava che si recava al Ministero degli Interni e che svolgeva li l’attività lavorativa della giornata e che quindi aveva una sorta di ufficio, di struttura nella quale lavorava (…) andava con cadenza lo credo almeno ogni 15 giorni, comunque con cadenza abbastanza frequente (…) la frequentazione è cominciata con il secondo governo Prodi quindi con il ministro Amato. Amato ministro degli Interni». Tra maggio 2006 e maggio 2008. Prosegue Mondani «Proprio nel 2008, il ministero degli Interni prende in affitto una immensa struttura sulla via Tuscolana a Roma, di proprietà del Montepaschi, Canone annuo: 11 milioni di euro. Al Viminale sarebbe più convenuto comprare, ma qui il Monte aveva un amico.
Il 14 febbraio 2010 l’ex ministro Giuliano Amato chiama al telefono Giuseppe Mussari per assicurargli il sostegno alla candidatura come Presidente dell’Abi, l’Associazione Bancaria Italiana. Due mesi dopo, Amato richiama Mussari per garantirsi la sponsorizzazione al torneo presso il Circolo del tennis di Orbetello di cui è presidente onorario».
Sempre Paolo Mondani «Estate 2007, David Rossi e Giuseppe Mussari assistono alle fasi finali del palio. Il presidente di Montepaschi sta decidendo l’acquisto di Antonveneta che manderà a picco la banca senese. Banco Santander l’aveva acquistata 2 mesi prima a 6,6 miliardi; con i debiti che aveva sul groppone, Montepaschi la pagherà 16,8 miliardi. Per acquistare Antonveneta anche la Fondazione si è rovinata (…) Tutti sapevano che Antonveneta era un bidone, eppure Giuseppe Mussari la compra dal Banco Santander di Emilio Botin e ci fa carriera sopra. Pochi anni dopo, anche grazie a Tremonti, viene candidato alla presidenza dello Ior, la banca del Papa. Un monsignore che lavora nelle finanze vaticane racconta la sua versione dei fatti. «Mussari sapeva che era un rischio, ma voleva accrescere il suo potere. E per farlo, doveva fare un favore alla curia e a Emilio Botin, il banchiere dell’Opus Dei, che doveva a tutti i costi liberarsi da Antonveneta perché troppo costosa. Lo Ior venne coinvolto direttamente nell’affare (…) I Dirigenti dello Ior organizzarono incontri qui in Vaticano, i convenuti decisero di aprire 4 conti presso lo Ior, intestati ad altrettanti enti religiosi (…) Sono serviti a far transitare una parte del denaro dell’operazione, rendendola non tracciabile». L’anonimo Monsignore infine afferma che Giuseppe Mussari a quegli incontri veniva accompagnato da David Rossi «il povero ragazzo, scomparso tragicamente», che allo Ior conosceva il direttore Cipriani, col quale parlava spesso. Milena Gabanelli, a quanto fin qui descritto, aggiunge dallo studio «Non c’è dubbio che l’ex capo della comunicazione di Montepaschi, non era solo un capoufficio stampa: era stato incaricato di dare soldi alle squadre, intratteneva rapporti con i vertici della politica, sembra avesse anche un appoggio dentro al ministero degli Interni. E la banca, mentre tappava i buchi degli imprenditori e immobiliaristi amici, apriva i suoi di buchi. Come? (…) Montepaschi ha in pancia Alexandria e Santorini, che sono 2 derivati molto tossici. Per evitare di scrivere le perdite in bilancio, nel 2009, vanno da due banche: Nomura e Deutsche Bank e rifanno il contratto. Cosa c’è scritto in questo nuovo contratto? In estrema sintesi, ovviamente: che per tappare un buco di 500 milioni, mi espongo per 5 miliardi, però nel bilancio posso scrivere che il buco non c’è. (…) Mentre le autorità di vigilanza, tutte insieme, decidono che per Montepaschi si può fare una contabilità dove non si capisce bene quanti soldi servono alla banca per stare in piedi. Come è andata a finire? Che un mese fa arriva la BCE e dice «vi mancano 2 miliardi e avete 9 mesi di tempo per trovarli»: in merito al contratto derivato sottoscritto con Nomura i suoi successivi sviluppi, comprese le diverse dichiarazioni della BCE, si richiamano le premesse dell’interrogazione a risposta scritta n. 4/10147 del 5 agosto 2015, dove si evidenziano gli aspetti salienti che potrebbero comportare la nullità del contratto Nomura stesso;
in data 25 agosto 2015, Alessandro Rossi scrive un articolo sul sito «Lettera 43» «David Rossi, la verità e nelle lettere di addio – ESCLUSIVO. Per i periti il manager Mps scrisse alla moglie dietro coercizione. Non solo. Ferite sospette e video manomesso: ora i pm possono riaprire il caso» nel quale si legge «Starebbero insomma trovando consistenza, e che consistenza, i dubbi che fin qui hanno riempito pagine di giornali e schermi di tivù e computer grazie a siti e trasmissioni come Report e hanno tormentato le notti di Goracci e di Luca Scarselli, l’altro amico di David Rossi che da due anni e mezzo si batte come un leone per dimostrare che la morte del capo della comunicazione del Mps non è stata, non può essere stata, un suicidio. Dunque alla fine di settembre Goracci dovrebbe presentare ai magistrati tre perizie: una medico legale nuova di zecca che dovrebbe dare corpo agli interrogativi che si è posto inevitabilmente chiunque abbia avuto il coraggio e la pietà di guardare le foto di Rossi sul tavolo dell’autopsia… Una seconda perizia, compiuta proprio dall’ingegner Scarselli, dimostrerà che il filmato del volo di David giù da una finestra del Monte, ripreso da una telecamera di sicurezza della banca, è stato manomesso, o quantomeno tagliato. Si sa sin dall’inizio che mancano sette minuti, ma nella nuova perizia ci sarebbero altri elementi che confermano questa tesi andando oltre, come si è fatto finora, al confronto tra gli orologi digitali. Inoltre, da un esame dei frame, con strumenti ad altissima definizione, verrebbero confermate le presenze nel vicolo di personaggi sospetti durante gli oltre 20 minuti di agonia di David sul selciato del vicolo del Monte Pio. Ma è la terza che dovrebbe essere la vera bomba. La perizia calligrafica chiesta da tempo e finalmente pronta, effettuata sui tre biglietti che David ha scritto alla moglie Antonella prima di morire. I tre fogli sono stati rintracciati nel cestino: due erano accartocciati e uno strappato. Quello strappato è stato rimesso insieme maldestramente da chi ha fatto le indagini appiccicando i bordi con lo scotch e lasciando un buco grosso come una moneta da 2 euro in basso a destra. Un vero disastro. La moglie in quei biglietti non ci ha mai visto chiaro. Tutti e tre iniziavano con «Toni, amore…». Toni era il diminutivo con cui i parenti chiamavano Antonella da ragazzina ma che David non usava mai. Forse utilizzando proprio una parola inconsueta aveva voluto lasciarle un messaggio? Le impronte sulla pelle. Antonella ha sempre avuto il dubbio e Goracci si è affidato a un esperto calligrafo di primissimo ordine: il professor Giuseppe Sofia, di Milazzo, già collaboratore di tantissime procure d’Italia soprattutto con quelle antimafia e per questo molto legato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con cui ha lavorato in più di un’occasione. La perizia di Sofia lascia poco spazio ai dubbi. Anzi nessuno spazio. Ha toni perentori: David Rossi avrebbe scritto quei biglietti sotto coercizione. Sostanzialmente qualcuno lo teneva per le braccia, appena sotto le ascelle, mentre lui scriveva, probabilmente sotto dettatura. Lo dimostrerebbero proprio le impronte di mani, visibilissime nelle foto dell’autopsia, rimaste impresse nella pelle delle braccia, proprio sotto le ascelle (queste foto sarebbero allegate alla perizia calligrafica). … Non solo: l’esame della calligrafia mostra tratti della scrittura, confrontati con altri testi vergati da David in diverse situazioni, visibilmente diversi non dovuti a un momento emozionale (come potrebbe essere legittimamente il momento prima di suicidarsi) ma appunto a una coercizione fisica. Se queste indiscrezioni verranno confermate sarà davvero dura per i magistrati non ascoltare la richiesta di Goracci e non riaprire il caso…»;
da quanto premesso, sembra agli interroganti che esistano parecchie e consistenti dubbi in merito alla strana morte di David Rossi, al contrario di quanto affermato dal gip che ne ha disposto l’archiviazione affermando che «Nessun punto oscuro può ritenersi sussistere e nessun dubbio»:
a) il corpo di Rossi è rimasto un’ora davanti alla videocamera di sorveglianza n. 6 senza ricevere alcun soccorso, nonostante ben due persone siano entrate nel raggio d’azione della stessa vedendo la vittima (e il secondo abbia persino effettuato una telefonata con un cellulare, avvicinandosi al corpo), nonostante qualcuno dalla finestra del suo ufficio abbia lanciato un oggetto (che potrebbe essere il suo orologio ritrovato nel vicolo, non essendo lo stesso visibile nei frame riguardanti la caduta di Rossi), e nonostante le almeno 6 telecamere di sorveglianza di Montepaschi (quante quelle comunali e delle private della zona?); ciononostante si è risaliti a soli 3 nomi dei dipendenti presenti in banca su un numero variabile tra 10 e 15 persone, quando almeno 2 persone secondo gli interpellanti hanno contravvenuto alle disposizioni di legge contenute nell’articolo 593 del codice penale, relative all’omissione di soccorso;
b) Rossi come capo della comunicazione MPS e braccio destro di Mussari, conosceva ogni vicenda che vedeva implicata la banca, godendo di piena fiducia e gestendo personalmente diversi ambiti, tanto da partecipare personalmente alle attività capitoline per l’acquisizione di Antonveneta. In piena bufera giudiziaria, agli interpellanti pare assurdo che David Rossi possa esser rimasto sconvolto al punto di suicidarsi da una perquisizione dovuta, o dall’accusa di essere responsabile della fuga di notizie sull’azione di responsabilità decisa dal CdA di MPS contro gli ex vertici di MPS, Nomura e Deutsche Bank (in relazione a tale fuga di notizie la procura ha aperto un’indagine per insider trading che vede tra gli indagati Michele Briamonte, legale Ior e membro CdA MPS) –:
se al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia risultino aperte altre indagini inerenti la sospetta vicenda della morte di David Rossi avvenuta il 6 marzo 2013;
se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dell’interno fossero a conoscenza dei rapporti di David Rossi con il Ministero dell’interno;
essendo gli accessi ai ministeri monitorati, a nome di chi, in che date e presso quali uffici David Rossi aveva accesso, nei suoi viaggi nella capitale, al Ministero dell’interno presso qualsiasi altra sede o distaccamenti governativi;
se il Governo non intenda assumere iniziative normative al fine di perseguire gli stessi scopi del disegno di legge n. 624 (presentato al Senato il 30 aprile 2013) al fine di avere finalmente una commissione di inchiesta su Monte dei Paschi di Siena, visti i molteplici interessi diretti dallo Stato italiano;
se il Ministro della giustizia non ritenga che sussistano i presupposti per l’invio di ispettori ministeriali presso la Procura di Siena, e in caso affermativo, se non intenda procedere rapidamente in tal senso.
(2-01068) «Pesco, D’Incà, Alberti, Fico, Ruocco, Villarosa, Baroni, Battelli, Benedetti, Massimiliano Bernini, Nicola Bianchi, Brescia, Brugnerotto, Busto, Cancelleri, Cariello, Carinelli, Caso, Castelli, Chimienti, Ciprini, Colonnese, Cominardi, Crippa, Da Villa, Daga, Dall’Osso, De Lorenzis, De Rosa, Dell’Orco, Di Benedetto».

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