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La Rubrica di Daniele Magrini – Stop a questa (Af)Fondazione. Siena ha bisogno di un’altra Fondazione

22 febbraio 2016

Daniele Magrini

fondazione mps.jpgQualche tempo fa il sindaco Bruno Valentini vagheggiò di una diversa tipologia della Fondazione Mps. Parlò di una “Fondazione Siena”. Poi, tutto passò in cavalleria. Mercoledì il Movimento Cinque Stelle presenta una proposta di liquidazione dell’attuale Fondazione e la cosituzione di una nuova Fondazione civica. Potrebbero dialogare le due ipotesi: quella appena abbozzata da Valentini e quella che i Cinque Stelle andranno a circostanziare in una mozione in Consiglio Comunale. E potrebbe essere raggiunta anche una sintonia con le sottolineature fatte da Sinistra per Siena. Lo stesso Pierluigi Piccini, evidenzia il rischio di una “bruciatura” politica dell’ipotesi di un’altra Fondazione, a causa dell’iniziativa dei Cinque Stelle, ma sul bisogno di un’altra Fondazione ha da tempo idee precise.
La speranza della ricerca di una visione comune appare però forse vellitaria. Maggioranza e opposizioni se le daranno di santa ragione: anzi, dentro l’opposizione ci si scaglierà ancora di più gli uni contro gli altri, pensando così di mettere insieme un seggiolino in più per continuare a fare in eterno l’opposizione al Pd. Un speranza vana quella di cercare di ridurre le differenze e mettere insieme un progetto condiviso di una nuova Fondazione che sia davvero motore per una Siena nuova.
Intanto, mentre la città – presumibilmente- continuerà ad essere distratta da altro e le sue forze politiche faranno solo ammuina, ondazione,l’attuale (Af)Fondazione si dispone ad un altro atto fondamentale che passerà sopra le teste dei senesi e della città. Lo statuto della banca inviato al Ministero dell’Economia è tornato con qualche sottolineatura in rosso e qualcuna in blu. Lo statuto a Roma è stato riletto sulla base del Protocollo siglato da Acrri e Mef il 22 aprile 2015 proprio su governance e regole delle 88 Fondazioni bancarie italiane. E non ci potevano che essere richieste di modifiche. Adesso, venerdì 26 febbraio, la Deputazione Generale non potrà che prenderne atto o poco più. Rispetto al mantenimento della sede della banca a Siena, non pare vada bene al Ministero, neppure la generica e tutto sommato non stringente forma in cui, all’articolo 3 già nello Statuto della Fondazione Mps partorito il 12 giugno 2013 dalla precedente Deputazione, si leggeva: «Nel perseguire l’obiettivo dell’utilità sociale per mantenere e incrementare lo sviluppo economico, la Fondazione, fedele ai legami ricordati, garantisce il proprio impegno, affincè siano manttenute nella città di Siena la sede e la Direzione Generale della Banca Monte dei Paschi». Si parlava quindi già di un generico impegno, non di un obbligo. E si sa, uno l’impegno lo intende in tanti modi.
Ecco, senza neppure mettere in moto percorsi di trasparenza e coinvolgimento dei senesi, senza sentire il bisogno nemmeno di rendere pubblica la lettera del Ministero, la Deputazione Generale – che non più alcun vincolo di mandato neppure rispetto al legame dei membri con gli enti nominanti – questa parte dello Statuto sulla sede di Mps potrebbe andare verso una burocratica cancellazione sotto traccia, in adesione al diktat del Ministero.
D’altronde, il Protocollo del 22 aprile 2015 (chi vuole può leggerselo qui) non consente grandi margini di convivenza rispetto alla stessa ragione di essere della Fondazione Mps, riassunta nell’articolo 3 dello statuto, ed indissolubilmente legata a quello “sviluppo del territorio senese”, che non può più coincidere con la nuova fase della Fondazioni bancarie. A meno di forzature interpretative che, al di là delle chiacchiere e delle finte ricuciture con il sindaco Valentini, non sono certo nelle corde del presidente Marcello Clarich. Che interpreta il suo ruolo più come un commissario liquidatore, nominato da Roma, tra la Fondazione e i legami reali con il territorio senese, che non come il presidente di una Fondazione legata al suo territorio tradizionale. Mai va dimenticato che sono state le istituzioni locali a nominare Clarich, Comune in testa. E che il processo innescato con quella nomina – di “desenizzazione” della Fondazione – sta giungendo a compimento, senza alcun reale ostacolo che le istituzioni stesse abbiano saputo frapporre all’operato di Clarich, peraltro in linea con quanto contenuto nel Procotocollo Mef-Accri.
Siena sembra ormai un poco avveduto avventore di una tradizionale osteria di campagna di buona cucina, che non si accorge che ormai quell’osteria ha cambiato non solo gestione ma è diventata un Mc Donalds. E se vai al Mc Donalds a pretendere i pici cacio e pepe, ti ridono in faccia. Fuor di metafora, Siena continua a chiedere alla Fondazione un ruolo che non è più il suo, anche perchè non ci sono più i soldi. Nè la Fondazione Mps può recitare ormai alcun ruolo effettivo come fondazione bancaria, avendo in mano solo l’1,4% di azioni del Mps. La Fondazione non ha neanche pensato di comprare a saldo le azioni della banca senese, in queste settimane di svendita in Borsa: bastava poco per contare molto di più. Niente. Ma la Fondazione non ha neppure favorito l’ingresso di operatori economici legati o interessati al territorio senese. Calma piatta anche su quest9o fronte. E’ chiaro da tempo che come fondazione bancaria a presidio della ormai inesistente senesità della banca, la Fondazione Mps non ha più alcun senso; non può neppure “impegnarsi” per mantenere la sede di Mps a Siena. Ma allora a che serve? A pagare 25.000 euro per le “call of proposal”, che per non rimanere “call” e cioè chiacchiere e basta, avranno poi bisogno di ben altri investimenti che nè Fondazione nè banca potranno mai assicurare?
L’idea di un’altra Fondazione di scopo appare l’unica strada da percorrere. Che magari si occupi soltanto della cultura a Siena, dal Santa Maria della Scala al nuovo polo musicale tra Chigiana, Siena Jazz e Rinaldo Franci, a utto ciò che si muove tra i giovani artisti senesi, che riescono a far breccia a New York, solo mandando per mail una sintesi del proprio book – come ha fatto Marco Caratelli, che ad aprile esporrà a Soho le sue Madonne dorate – ma a Siena poco spazio riescono ad avere. Una Fondazione che operi in modo diverso, non solo scrivendo progetti – come fatto per il Santa Maria della Scala e si vedrà di che si tratta – ma assicurandone la fattibilità, trovando risorse in tutto il mondo, attivando relazioni a livello planetario, attraverso metodi e competenze nuove, e non solo degli organismi di gestione.
Una Fondazione così potrebbe essere il motore della ripartenza vera della città. Quella attuale metterà solo i timbri burocratici alla fine di ogni legame della banca con la città. Con tutte le conseguenze anche sul piano occupazionale, che ne deriveranno. E sia chiaro a tutti, al Pd in primo luogo: i comunicatini di venti righe non servono a niente, di fronte ai processi in corso, avviati da tempo, che passano tutti sopra la testa della città. A cominciare dai numeri stessi della banca, la cui situazione è al centro di quei processi di rimozione di cui proprio il Pd è il maggiore protagonista – non il solo – per evidenti interessi di bottega, che nulla hanno a che fare con gli interessi della città. Per informarsi meglio sulla situazione della banca, forse, gioverà seguire quanto illustrato dall’avvocato Paolo Emilio Falaschi nella mia trasmissione “Di sabato” su Siena Tv ( link), semplicemente leggendo i numeri dai prospetti resi pubblici dal Monte dei Paschi. Altrimenti si può pure mettere al centro della vita della città, tanta altra fuffa, lustrini e cotillons. E forse si campa anche meglio.
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  1. Giorgio Finucci
    24 febbraio 2016 alle 10:28 pm

    In tanti ritengono che la fondazione abbia esaurito il suo compito istituzionale e vorrebbero azzerarla proprio perché non potrà erogare per diversi anni o perché non eroga più le cifre che erogava nel passato o più semplicemente perché così com’è non serve più a nulla. Il problema però non si può risolvere così, per molti e validi motivi. Primo fra tutti il fatto che l’unica modalità contemplata dalla legge (statuto e dlgs 153 del 1999) per un suo scioglimento, sarebbe costituita dall’impossibilità di perseguire l’obiettivo sociale. Ma allora la prima osservazione logica che potrebbe essere formulata è la seguente: si vorrebbe sostenere che questa fondazione va chiusa perché non può più perseguire gli scopi sociali e col ricavato dalla sua liquidazione si dovrebbero comunque effettuare investimenti del tutto simili a quelli per la cui conclamata impossibilità abbiamo fatto sciogliere la prima? In più anche ammesso di poter liquidare la fondazione, saremmo comunque obbligati a farne un’altra in cui comunque si dividerebbero i poteri il comune e la provincia. Allora, sinceramente non vedo un gran cambiamento. Ma forse il dato vero sono gli appetiti mal sopiti. Allora si spiegherebbe la voglia di chiudere una fondazione che ormai non eroga più nulla, ecc.ecc. per destinare il tesoretto alle iniziative di bande trasversali. Se così fosse, preferisco tenermi la fondazione attuale che se gestita correttamente, potrebbe generare un flusso di frutti, vita natural durante, utilizzabile perlomeno per garantire alcune piccole esigenze del nostro territorio. Sicuramente andranno rivisti i settori rilevanti, così come andranno risolte alcune situazioni afferenti le principali partecipazioni e alcune poste dell’attivo, ma definite queste situazioni, e rivista la struttura interna, avremmo finalmente una fondazione più piccola, ma solida ed efficace. Soprattutto avremmo dei fondi da gestire, ogni anno, per le esigenze del sociale e di poche altre occorrenze, ma li avremo in perpetuo, non tutte le città possono permettersi una cosa del genere e, prima di prendere decisioni diverse, andrebbe almeno valutata a fondo questa opportunità.

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