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Editoriale de Il Santo – Quel Democratico di Simone Vigni!!!

12 aprile 2017

C’è da sobbalzare sulla sedia nel sentire le parole del DEMOCRATICO Simone Vigni in Consiglio Comunale a Siena.

Il nuovo regolamento praticamente tende a sminuire il lavoro dell’opposizione, che hanno come strumenti le interrogazioni e le mozioni. Strumenti che sono riconosciuti utili in tutte le Democrazie e che consentono alla minoranza di conoscere o proporre azioni utili alla comunità. Evidentemente il Consigliere Vigni e la maggioranza del PD si ispirano a regimi e sistemi che di democratico non hanno niente.

Anche le parole rivolte ad Aurigi (M5S) riguardo alla Costituzione, mi sembrano alquanto forzate! In quanto leggi e i regolamenti non possono prescindere da essa! 

Di seguito metto un video estratto dall’intervento di Vigni e il commento sull’accaduto di Marco Falorni.

Cari senesi, invece di incazzarvi per le bischerate scendete in Piazza per manifestare contro quella che vi spacciano per Democrazia!!! PORA SIENA…

 

IL CONSIGLIO COMUNALE HA TOCCATO IL LIVELLO PIU’ BASSO DI DEMOCRAZIA.

Il consiglio comunale di Siena ha un nuovo regolamento, punitivo per la minoranza, imposto ovviamente a colpi di maggioranza. Qui di seguito presento quelli che sono stati i miei interventi in aula su questo argomento. Posso aver fatto bene o sbagliato, non lo so, giudicatelo voi, ma questo è ciò che ho detto.
In primo luogo ho tentato, con una mozione d’ordine, di far rinviare l’atto: “Presento una mozione d’ordine: chiedo il rinvio di questa delibera. Magari sarà la dodicesima volta che si rinvia, si vede che ce ne vuole una in più. Perché è antiestetico che ci siano così tanti emendamenti, forse in contrasto fra loro. Non si può, in una delibera di questa delicatezza, in cui si parla del regolamento sul funzionamento del consiglio comunale, non sapere che cosa si vota. Perché di fatto non si sa che cosa si vota. Quindi chiedo il rinvio per l’ennesima volta in commissione. Poi, se l’accordo ci sarà bene, altrimenti non si possono e non si devono fare forzature su questo tema. Comunque in passato, su questo, l’accordo l’hanno sempre trovato, riguardate gli atti”. Messa in votazione, la mozione è stata respinta, con 11 voti favorevoli (tutta la minoranza presente), 16 voti contrari (tutta la maggioranza presente) e un astenuto (il presidente).
In secondo luogo, sul testo della delibera, ho pronunciato in aula il seguente intervento: “A differenza della capogruppo del PD, io ritengo che questa delibera, almeno sul piano strettamente politico, sia la più importante e la più delicata che possiamo discutere durante il mandato consiliare. E’ stato rilevato che è dal 26 ottobre che ne viene discusso in sede di commissione, e dopo tutti questi mesi, quando si arriva in aula ci sono ore di interruzione per limare gli accordi in maggioranza, e ci sono otto emendamenti, di cui cinque di maggioranza. Qui non si sa nemmeno che cosa si va a votare. Quando ci sarà il testo definitivo, probabilmente ci sarà qualche contraddizione. Tutto ciò è antiestetico, ma per la maggioranza è tutto regolare. Simone Vigni addirittura ha paventato, fra virgolette ha ‘minacciato’ di abolire interrogazioni e mozioni. Io non lo so dove avviene questo, può darsi che a Raqqa funzioni così, ma a Siena siamo abituati a un altro tipo di democrazia, anche fra avversari politici, anche tosti, ma siamo abituati a ben altro tipo di democrazia. Ed oggi si stanno raggiungendo i livelli più bassi di democrazia, almeno da quando seguo il consiglio comunale, cioè come consigliere dal 2001, ma prima come giornalista, e in maniera più assidua di come fanno oggi i colleghi, lo seguivo dal 1983. Quindi ho un po’ di esperienza su come funziona e su come funzionava questo consiglio comunale. Oggi si è raggiunto il punto più basso.
Una delibera di questa delicatezza non spetta portarla in aula al presidente. Mi dispiace che ora Mario Ronchi non sia presente in aula, perché le cose mi piace dirle vis à vis. Non spetta portarle al presidente neanche come consigliere comunale, perché se uno è presidente non se lo può scordare di essere presidente. Il presidente deve applicare al meglio possibile le regole che ci sono. Poi, se l’esperienza lo porta a intravedere qualche possibilità di miglioramento, magari lo può suggerire alla conferenza dei capigruppo, lo può suggerire a una parte del consiglio, ma una delibera così deve scaturire dal consiglio, non dal presidente. E non è una questione di poco conto. Non mi interessa se il Tuel glielo consente. Certamente non glielo consente il bon ton istituzionale, e sono sicuro che lui lo sa, il che è un’aggravante.
Come nacque questo regolamento? Salvo piccoli aggiustamenti, l’impianto di questo regolamento risale a circa trenta anni fa, e fu sostanzialmente scritto da un assessore, o assessora, non lo so, scusate ma non ho studiato il manuale, comunque era una donna di formazione culturale comunista, che aveva profondo il senso del rispetto della minoranza. Perché qui era in maggioranza, ma era un’eccezione, perché il partito comunista da sempre in Italia, almeno finché c’è stata la cortina di ferro, stava in minoranza. Quindi era sentito il senso del rispetto per la minoranza, ed il regolamento che all’epoca è venuto fuori, e che è sostanzialmente arrivato fino ad oggi, è un regolamento molto garantista nei confronti delle minoranze. Ora il regolamento viene stravolto e peggiorato. Ma finora come funzionava? Funzionava bene, perché quelli della prima repubblica, rispetto al dopo, andrebbero fatti santi subito. Allora il consiglio lo vedevo dal banco della stampa: gli interventi erano pochi e sintetici e il consiglio era molto più corto. Quindi il regolamento, che è sempre lo stesso, non è peggiorato, siamo noi che siamo peggiorati, e che dovremmo tornare ad avere il senso istituzionale che c’era nella prima repubblica.
Come è stato eletto presidente Mario Ronchi? Credo di avere una buona parte di responsabilità, perché dopo le elezioni del 2013, da me e da Eugenio Neri vennero Carolina Persi e Gianni Guazzi, e ci dissero: noi abbiamo un nome per la presidenza. Ci vuole l’accordo su queste cose, ci vuole sul presidente come sul regolamento consiliare. Ci proposero Mario Ronchi. Eugenio Neri era nuovo, non lo conosceva, e quindi parlai io, dicendo: è una brava persona, competente e ha condotto molto bene la commissione affari generali, è una proposta veramente apprezzabile. E Mario Ronchi è diventato presidente. Mai avrei immaginato che lui arrivasse a questa forzatura, di imporre a colpi di maggioranza, e addirittura con la sua sola firma come proponente, un cambiamento così delicato e fondamentale, non l’avrei mai creduto.
E ricordatevi che ogni compressione dei diritti delle minoranze, è una compressione irreversibile. Perché quando si danno più diritti alle minoranze, si può sempre tornare indietro, perché se la cosa non funziona ci sarà sempre una maggioranza che potrà dire: abbiamo sbagliato, torniamo indietro. Ma quando si comprimono i diritti delle minoranze, non si torna indietro, perché la maggioranza ovviamente gode perché ha meno problemi, manterrà sempre il cambiamento avvenuto, e se cambierà maggioranza, questa lo manterrà a maggior ragione. Guardate che cosa è successo in una città a noi vicina. A fine mandato la maggioranza, che aveva il vostro stesso colore politico, impose con un blitz il cambiamento del regolamento del consiglio comunale in senso peggiorativo e meno garantista per le minoranze. Poi è cambiata maggioranza, e quelli di prima vorrebbero tornare indietro. Ma non si cambia. Quando peggiorano le cose per la minoranza, è un cambiamento irreversibile, purtroppo il gioco funziona così.
Specifico che sono contrario anche a modifiche migliorative che ci possono essere nei vari emendamenti. Mi scuseranno i colleghi della minoranza se dico che sono comunque contrario anche ai loro emendamenti, perché qui non si tratta di salvare il salvabile, qui c’è un principio da difendere. Qui parliamo di aspetti fondamentali del regolamento, non si discute di parlare un minuto più o meno, si parla di aspetti fondamentali. Bisogna fare quindici riunioni della commissione, fino a che non si trovi un accordo, perché in passato è sempre avvenuto così. Se poi l’accordo non c’è, l’atto non deve arrivare in aula. Con questo regolamento, fino ad oggi ci siamo arrivati, gli atti sono stati approvati, e non si può andare a colpi di maggioranza a spregio della minoranza. E vi chiamate partito democratico? Complimenti! E ai vostri alleati fedeli, complimenti anche a loro! Poi magari, voi alleati siete pronti a distinguervi in vista delle elezioni, dicendo: no, ma noi siamo diversi. Ma dove siete diversi? Questo è l’atto fondamentale ed oggi condividete tutti la stessa responsabilità.
Io sono sinceramente indignato. E quindi protesto come posso. Perciò non intendo avvalorare nemmeno con una ulteriore presenza questo atto, che ritengo indegno della tradizione democratica di questo consesso, per cui al termine di questo mio intervento, me ne andrò. Tanto abbiamo visto già in occasione del voto sulla mia mozione d’ordine per chiedere il rinvio, come andrà il voto su questo atto. Questa triste e agonizzante litania non intendo viverla, ed intendo invece fare un gesto di protesta, non avvalorando il dibattito neanche con un no. Però ricordatevelo, il fatto è grave, e sarà irreversibile”.
Marco Falorni
Impegno per Siena

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